Champagne, 600 vigneron per uno Jacquart

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1 settembre 2001

Cattive abitudini: bere champagne solo come aperitivo e non a tutto pasto. Cattive abitudini: mangiare capretto e agnello solo a Natale e a Pasqua. Perché in Italia resistono queste strane limitazioni alimentari? Davvero, anche nelle piccole abitudini quotidiane, abbiamo molto da imparare dai francesi. Lo dimostra l’ultimo nato della Jacquart, la maison di Reims fondata da trenta vigneron nel 1962 ed oggi ai vertici mondiali. Si chiama Brut de Nominée, una cuvée composta in parti uguali da Poinot Nero e Chardonnay. L’annata è il 1996, decisamente buona per lo Champagne, a cui sono state aggiunte uve da vini riserva della vendemmia 1995. La sensazione più forte al naso e in bocca è il profumo di agrume, soprattutto pompelmo e limone verde, sicché in riva al mare la morte del Brut de Nominèe sono i frutti di mare (soprattutto i tartufi) e i ricci crudi. La Jacquart, alla quale oggi sono associati 600 vigneron, con i suoi otto milioni di bottiglie è la quinta casa in Francia ed è tra le prime dieci in Italia dove l’export ha avuto un incremento dell’45 per cento in un solo anno. La sede è a Reims: sulla sua facciata gli artisti Blanc e Guillonnet hanno realizzato cinque famosi mosaici, considerati monumento nazionale, dedicati alla cultura della vigna e alla produzione delle bollicine. La gamma della maison comprende il Brut Mosaique, il Brut Rosé Mosaique, il Brut Blanc de Blancs e Mosaique Millésimé la Grande Cuvée Nominée Millésimée fatto con uve Chardonnay e Pinot Nero della stessa vendemmia provenienti da dodici grandi cru. Cattive abitudini, pessima abitudine: stappare con il botto la bottiglia. Strapperete un «Evviva» ammirato solo da Patrizia, la reginetta di Baia Domizia.