Champagne Charles Heidsieck lancia la campagna d’Italia con Cécile Bonnefond e Guido Folonari

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Charles Heidsieck

Difficile pensare che non conosciate la Charles Heidsieck, molto più probabile semplicemente che non ne abbiate più sentito tanto parlare in giro. Ma adesso la svolta è arrivata anche per questa storica maison fondata nel 1851 e di cui trovate tutte le notizie essenziali sul sito di Philarmonica, la società di distribuzione di Guido Folonari che ne ha preso l’esclusiva in Italia.

Charles è stata acquistata dal giovane imprenditore francese Christopher Descours, proprietario del Gruppo EPI, che controlla imarchi fashion J.M. Weston, Alain Figaret, Bonpoint, Michel Perry e François Pinet.
Cécile Bonnefond, donna di successo nello Champagne, è il nuovo presidente, mentre al grande Régis Camu succede, in qualità di Chef de Caves della Maison Charles Heidsieck, Thierry Roset,  25 anni di attività svolti per la Maison al fianco di Daniel Thibault e, ovviamente, di Régis.

Charles Heidsieck, Christopher Descours e Cécile Bonnefond

Sono stato a Reims per una breve visita insieme ad alcuni colleghi per studiare le novità e godere di alcune annate invecchiate.

Charles Heidsieck, da sinistra: “il cubo” e Mauro Remondino con lo chef de cave Thierry Roset

Era periodo della vendemmia, un salto alla “montagna” di Reims dove si coltiva il pinot noir, perfettamente maturato, era d’obbligo.

Champagne, vendemmia di Pinot Noir sulla “Montagna di Reims”

Sempre suggestiva poi la visita alle crayères della maison che ne possiede 47, collegate tra loro da gallerie, a venti metri di profondità e ad una temperatura costante di 9°C. Si tratta, come è noto, delle antiche cave di gesso gallo-romane, risalenti al II° secolo, il cuore del territorio di Reims e la cui sezione ricorda proprio la forma di una bottiglia.

Charles Heidsieck, da sinistra: discesa nella creyer, Thierry Roset e Christopher Descours, proprietario del Gruppo EPI, che controlla i marchi fashion J.M. Weston, Alain Figaret, Bonpoint, Michel Perry e François Pinet, il Caveau
Charles Heidsieck, da sinistra in senso orario: il Millesimato 2000, il rosè millesimato 1999, il Blanc de Millenaires 1995, Brut 1989, Champagne Charlie 1982, brut 1979, il Brut reserve

Fantastici gli assaggi.  Del Brut Riserve abbiamo parlato qui.
Per quanto riguarda gli ultimi vini in commercio siamo partiti dal Millesimato 2000,  60% di Pinot Noir, in prevalenza della Montagne de Reims, e 40% di Chardonnay proveniente dai migliori villaggi della Côte des Blancs. Ha affinamento in bottiglia “sur lies” che va da un minimo di 5 anni a un massimo di 7. Note balsamiche, agrumate e tostate al naso, pieno in bocca, ampio e lunghissimo. Il Pinot Noir conferisce grande carattere.

Quello che mi ha colpito di più è sicuramente il Rosé Vintage 1999 ottenuto da 60% di Pinot Noir in prevalenza della Montagne de Reims e 40% di Chardonnay proveniente dai migliori villaggi della Côte des Blancs. Il suo fine colore rosato deriva da un 8-9% di Pinot Noir vinificato in rosso. La cuvée ha per un affinamento in bottiglia “sur lies” che va da un minimo di 5 anni a un massimo di 7. Frutti di bosco, note fumé, assoluta giovinezza, bel corpo, lunghissimo: caratteristiche che ne fanno un grande champagne da bere praticamente ovunque.

Infine il Blanc de Millenaire 1995 , freschissimo e tagliente Chardonnay proveniente da Grand Cru e Premier Cru della Cote de Blanc, forse uno dei Blanc de Blancs più complessi ce ci siano in circolazione, con bellissime note di cedro candito e pasticceria, lungo, freschissimo.

Da sinistra: foie gras e salsa di mirtilli, vitello mignon con pure in salsa bruna e i dolci

Si è bevuto poi un po’ di antiche annate in jeroboam, due del mitico Champagne Charles che ha fatto la storia delle bollicine francesi negli Stati Uniti e di cui tutti hanno uno struggente rimpianto.
Il Brut reserve 1989 è utile per capire le enormi potenzialità di queste bottiglie. Impossibile dire che nel bicchiere c’era un vino di 24 anni, con un perlage perfetto e inesauribile.

Guido Folonari e Veronique, responsabile marketing

Champagne Charlie 1982 apre il dibattitto sulla necessità di aspettare lo champagne a lungo. Molti, si sa, sostengono che dopo un certo numero di anni in realtà lo Champagne diventa un vino bianco. Già, ma dopo quanti? Sicuramente l’annata piena di questa bottiglia ha ricchi rimandi di frutta sciroppata, note tostate, ma l’impressione è l’inesauribile gioventù regalata a questa bottiglia dall’acidità.

Champagne Charlie 1979 è stata poi la mia preferita per il tono sicuramente più giovane e minerale di tutte le altre. Capisci come davvero questo vino è quanto di meglio l’uomo abbia mai fatto con l’uva. L’ultimo sorso, per festeggiare i 25 anni di Thierry in azienda, l’ho fatto con questo. E il palato si è rimesso a nuovo, ma purtroppo era finito.

Thierry festeggia i 25 anni in azienda