Champagne Foissy Joly brut Reserve | Vino Exoterico

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Champagne Foissy Joly brut

di Antonella Amodio

Buongiorno signori, cercate qualcuno? Volete visitare la cantina?“

La voce calda e il tono, reso ancora più gentile dalla lingua francese, di Federic Joly, interrompevano il silenzio di quel luogo, in verità già minacciato, pochi minuti prima, dal rumore dell’attempata Mercedes su cui viaggiavamo e dal volume dello stereo, rigorosamente sintonizzato sulla frequenza “radio Nostalgie” che trasmetteva vecchie canzoni francesi .

Vorremmo visionare il caveau e degustare dello champagne. In paese ci hanno consigliato di venire qui. Ci piacerebbe iniziare bene la giornata”.

Silvano, il mio caro vecchio amico, conosce bene i produttori francesi e sa quale chiave usare per far aprire le loro ostiche cantine; sono oltre venti anni, infatti, che bazzica tra i territori della Borgogna e dello Champagne. Lo chiamano “grand homme italien“per via dei suoi 192 centimetri di altezza; incute timore per la barba ed i baffi bianchi che lasciano scoperta solo una parte delle gote e degli occhi, e per il marcato timbro di voce da baritono. In Italia viene invece definito “il mito fatto uomo”per le spiccate e rare capacità degustative.
Si narra, ad esempio, di un pranzo in cui fu servito del vino rosso in caraffa: i nobili padroni di casa, certi della difficoltà di riconoscere “alla cieca” il vino, e forti della presenza di altri esperti degustatori, nel bel mezzo del simposio chiesero a Silvano di indovinarne la tipologia. Secca fu la sua risposta: «Chateaux Margaux 1982… anzi 1983, e sa di tappo». Sarebbe forse superfluo descrivere il palpabile stupore che accompagnò la forte ovazione dedicatagli…

Quel viaggio nella patria del più conosciuto “metodo champenois” del mondo lo avevo programmato evitando la visita a cantine blasonate – di cui certo ammiravo dal vetro dell’auto le cancellate e gli alberi genealogici rappresentati dagli stemmi sovrastanti le entrate – andando invece alla ricerca di realtà vinicole sconosciute anche allo stesso Silvano. Decidemmo a tal fine di allontanarci dall’aerea elite (Cote de Reims, Valleè della Marne e Cote des Bar), per sperimentare una nuova zona, relativamente emergente, in direzione Sud.

Avevo indossato le vesti dell’umile apprendista, in silenzio al cospetto del maestro Silvano, agognando di imprigionare nella mente sensazioni, assaggi, paesaggi, personaggi e racconti, certa che l’insegnamento orale da maestro a discepolo sia superiore a qualunque altro.

Le giornate trascorrono visitando almeno 5 cantine e degustando una ventina di vini (rigorosamente senza sputo per non generare offesa nei francesi). La sera, esausti, ci concediamo fois gras e ancora champagne.

In quei giorni mi sentivo come drogata di liqueur de tirage, col pensiero sommessamente rivolto al geniale inventore Dom Perignon, cui vanno i più legittimi e sentiti ringraziamenti; si andava inoltre concretizzando in me l’archetipo che lo Champagne, per essere sorseggiato, ingaggia tutti gli organi dei cinque sensi: la vista, l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto, creando alchimia, sintonia e magia .

 

È tra questi colori e questi sapori che non si può non menzionare la Maison Joly, nel fiorente villaggio Noel de Malles, abitato da appena 191 anime, situato nella Cote des Bar, e precisamente nella Champagne-Ardenne nel dipartimento dell’Aube, a due ore da Parigi.

Lo scenario è un mare verde, pregno di rigogliose e perfette vigne assolate che creano contrasto con il colore bianco della terra, dovuto alla presenza nel suolo di elementi calcarei, ideali per la coltivazione di pinot nero e chardonnay, due dei tre cepages (in aggiunta al pinot menier) che concorrono alla realizzazione dello champagne.

Il paesaggio è intervallato da boschi e foreste popolati da cervi e cinghiali. La struggente bellezza del luogo è magistralmente rappresentata e vissuta sulle tele del pittore Renoir – massimo esponente di quella corrente artistica che prende il nome di impressionismo –, che su queste colline era solito sostare intere ore per cogliere le sfumature della vibrante luce, per poi immortalarla su tela con veloci tocchi di colore. Le sue opere, proprio come lo champagne di queste terre, conservano qualcosa di magico e affascinante.

La cantina è gestita ormai da quattro generazioni dalla medesima famiglia, peraltro facente parte dell’associazione Vignerons Indèpendants, la cui peculiarità è data dal fatto che i membri, oltre a coltivare, vendemmiare, imbottigliare e invecchiare il vino nelle proprie cantine, si impegnano anche a diffondere i prodotti attraverso delle degustazioni e a difenderne la qualità, richiamando e ripetendo così le gesta degli antenati.

Le numerose ristrutturazioni dell’edificio, susseguitesi nel corso gli anni, hanno purtroppo fatto perdere il fascino antico e aristocratico tipico della campagna francese. La parte ospitante la cantina è attrezzata con moderni macchinari per la lavorazione: in bella vista le ordinate pupitres piene di bottiglie, da cui prende vita la remuage, operazione che solo Federic, enologo e Chef de cave, è autorizzato ad eseguire. La remuage, infatti, è un’operazione molto delicata, consistente nel portare, pacatamente nel tempo, i depositi che si formano nel vino verso il collo, girando lentamente le bottiglie. In seguito, con l’eliminazione dei sedimenti, verrà aggiunta la soluzione di lieviti (liqueur de tirage) per far partire la seconda e ultima fermentazione, quella che trasformerà il vino fermo nello splendido vino conosciuto con il nome di champagne.

Il giovane Federic ci racconta che le bottiglie prodotte sono circa diecimila. Dall’unione delle diverse annate di pinot nero e chardonnay si ottiene lo champagne Brut Reserve, il più semplice della gamma dei vini proposti. Mi piace il suo color madreperla limpido, trasparente e luccicante, che spicca dalla flute, indice di integrità dell’acino al momento del raccolto. La miriade di fini bollicine sale in superficie e disegna una spirale che è una vera gioia per gli occhi. Le note aromatiche ben nette ricordano profumi di boulangerie, mela grattugiata, fiori e un agrumeto maturo. E’ presente, comunque, un nitido odore etereo di miele, tipico profumo della completa leggerezza e dell’impalpabile. Si intuisce gioventù al palato, l’acidità è avvertita come freschezza e ricorda il sapore del pompelmo; in chiusura si percepisce una residua nota dolce di resina da pino e mandorla. E’ una fusione di odori e sapori semplici ma piacevoli, che racchiudono il silenzio del territorio, palesando timidezza – la stessa che connota Monsieur Federic – ma al contempo denotando forza, vigore e bellezza, esemplari richiami della potenza della natura che genera ogni cosa, come essenza vegetativa.

 

Al rientro in Italia, il baule della Mercedes aveva l’aspetto di un caveau. L’ultima bottiglia rimasta di quel memorabile viaggio era lo champagne Foissy Joly, che non più di una settimana fa ho desiderato bere in compagnia di Silvano, così facendo riaffiorare in me tanti ricordi .

 

Lo Champagne è un vino senza tempo. Da bere ben freddo in estate, stagione gioiosa con il trionfo della luce, e con animo terapeutico d’inverno, stagione triste e oscura, per vivificare lo spirito, il brut Reserve di Joly sa essere un perfetto aperitivo, anche col semplice accompagnamento di tempura di verdure ed intramontabili, classiche tartine .

 

quando un’uomo dice no allo champagne

dice no alla vita”

R. De Niro dal film Il Cacciatore

 

contact@chamapgne-foissy-joly.com
www.chamapgne-foissy-joly.com

6 commenti

  • Marco

    (26 luglio 2013 - 08:14)

    E’ un bellissimo racconto nel leggerlo ho avuto la sensazione di essere con l’autrice e Silvano tra la campagna francese .

  • Antonio

    (26 luglio 2013 - 09:24)

    Un inno allo Champagne . Che racconto !

  • Severino

    (26 luglio 2013 - 12:44)

    Antonella ha raccontato con sentita partecipazione la storia di un vero e proprio pellegrinaggio in terra vocata, alla ricerca di qualcosa che va oltre il vino, per quanto eccezionale e pregiato come lo champagne prodotto soprattutto dai piccoli produttori e vinificatori. Mi sembra che l’obiettivo vero sia scoprire il miglior possibile equilibrio tra l’azione della natura e il lavoro dell’uomo, che nella tradizione vinicola della Champagne trova sintesi che sfiorano la perfezione. Chi oggi non considera natura e lavoro, davanti alle emozioni descritte nell’articolo dovrebbe rinsavire, magari cominciando a bere il vino con rispetto e amore.
    Grazie dunque ad Antonella per la “lezioncina”.
    Ah, dimenticavo: l’abbinamento. Personalmente trovo che lo champagne si possa portare su quasi tutto. Anche sulla solitudine e sul silenzio, che spesso sono i migliori compagni coi quali brindare.

  • Cinzia

    (27 luglio 2013 - 09:09)

    Un ode allo Champagne Foissy Joly brut Reserve!
    Brava!!!

  • Rosita

    (27 luglio 2013 - 16:04)

    Racconto di un viaggio, quasi di altri tempi, tanto affascinante da far desiderare di ripercorrerne i sentieri. Brava!!! La descrizione dello champagne invoglia ad assaporarne ogni singola goccia e come scrive il saggio Severino anche in solitudine, magari in cerca di frescura nel silenzio di una notte di questa tardiva estate.

  • silvia

    (28 luglio 2013 - 12:26)

    uauuuuu !! questo articolo ci spinge tutti a dire si, si allo champagne e si alla vita! affinche’ sia vissuta e goduta, davanti ad un bicchiere di champagn, si magari in solitudine, ma ancor meglio se condividendolo insieme alle nostre persone speciali, quelli che ci siamo scelti e quelli che una sorte bonaria ci ha donato: gli amici! non solo un articolo, un viaggio dentro la magia della “creazione” dello champagne!

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