Champagne Perrier Jouet Belle Epoque Edition Première 2007

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Champagne Perrier Jouet Belle Epoque Edition Première 2007

Nell’immaginario collettivo lo Champagne è un vino prezioso, da aprire nelle grandi occasioni e soprattutto con cibi importanti, anche rari.
Niente di più sbagliato: non c’è più vino più democratico perché, a ben vedere, è quello che più di ogni altro attraversa piatti di mare e di terra, di carne e vegani, poveri come lupini di mare e lussuosi come il Sevruga. Così in una notta flegrea seguendo la Cometa siamo arrivati all’Abraxas di Nando Salemme che abbiamo riconosciuto per il forno acceso dove si cuocevano pizze, crostini di alici e mozzarella del giorno prima e soprattutto un pollo allevato in Abruzzo e macellato in zona, di quelli con la carne attaccata alle ossa così diversi da quelli agli estrogeni ormai diffusi ovunque.
Nel bagagliaio della nostra nostra slitta trainata da un Ippogrifo c’era una delle poche centinaia di bottiglie di Belle Epoque Edition Première 2007 di Perrier-Jouët assegnate all’Italia. Dopo aver goduto dello Spumante di Asprinio di Grotta del Sole, della Falanghina 2011 di Contrada Salandra, il tempo di freddare lo Champagne e far cuocere il pollo, ed è finita che si sono tenuti insieme per mano a tavola.
Hervé Deschamps, settimo chef de cave della maison fondata nel 1811 ha semplicemente pensato di fare una bottiglia fresca, fine ed elegante puntando quasi esclusivamente sullo Chardonnay colorato da un dieci per cento di Pinot nero che pone questo vino a cavallo tra il bianco carico e il rosé color cipolla tenue. Una doppia personalità che al naso rivela fragoline rosse di bosco e agrumato, note gessose e fiori di campo, al palato entra secco e sapido, fresco ovviamente, per poi arrotondarsi improvvisamente nel centro palato da dove trova una incredibile e inaspettata spinta verso il finale molto pulito e piacevole.
Un gran bel bere, speso anche sulle linguine di Gragnano con le cozze e le cicerchie e antipastini vari. Tanto più gradevole per questa sua capacità di essere snello e fine nonostante l’annata sia stata decisamente calda. Ma, come dire, due secoli e cinque anni di sosta prima di uscire in bottiglia non passano invano. Soprattutto sopra i cento i crateri fumanti illuminati da Orione.