Charles Scicolone, guida americana alle pizzerie di Napoli e della Campania

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Una delle cose che più mi incuriosice e capire come ci leggono gli altri. In questa brillante guida del famoso wine writer americano di origini italiane (segnalata da Franco Ziliani) si parla di Napoli e della Campania attraverso la sua grande passione: la pizza. Infatti è molto facile trovare Charles al locale La Pizza Fresca di Manhattan. Quali pizzerie ha indicato? Lo scoprirete leggendo la traduzione del pezzo scritto sul suo blog.

di Charles Scicolone

Quando abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere la pizzeria Da Michele, una delle più famose di Napoli, alla concierge dell’albergo ci hanno risposto «io non ci andrei in quel posto» sottintendendo che non si tratta di un bel quartiere.

 

Naturalmente noi ci siamo andati comunque. In effetti il quartiere non è un granchè, ma fuori dal ristorante c’erano i più recenti modelli di Mercedes e BMW parcheggiati ovunque. E una fila di italiani vestiti con abiti delle migliori firme fuori la porta a premere per entrare. Era cosi’ pieno che non siamo riusciti a guadagnare un posto e abbiamo deciso di ritornare il giorno successivo ad ora di pranzo.

Il giorno dopo siamo usciti presto dall’hotel così che eravamo sicuri di occupare un tavolo. Lungo la strada siamo passati vicino ad un mercatino e abbiamo visto una folla intorno a due uomini. Uno di loro aveva davanti un grosso tegame di olio bollente e stava friggendo pizza. Noi eravamo ormai a soli due isolati da Michele, ma sentivamo che dovevamo provarne almeno una. E se poi non fossimo riusciti ad entrare da Michele? Così abbiamo ordinato una pizza fritta con pomodoro e mozzarella, guardando il pizzaiolo che distendeva il disco di pasta, mentre l’altro la riempiva con gli ingredienti. L’ha poi piegata a mezza luna e gettata nell’olio bollente. Un minuto dopo era pronta, croccante, dorata, e deliziosa. 

Sofia Loren pizzaiola

Quando abbiamo raggiunto Michele era ancora presto e non abbiamo avuto problemi ad entrare. Le pareti del locale sono bianche, decorate con qualche frammento di poesie e citazioni sulla pizza. I tavoli hanno una base di marmo. E’ proprio la semplicità a renderlo un posto speciale. Da Michele si servono solo due tipi di pizza: marinara e margherita. Niente altro da mangiare che questo. Birra, Coca Cola e acqua minerale le sole cose da bere. Una volta messo a fuoco questo, ci si trova bene: le pizze di Michele sono sicuramente tra le migliori che io abbia mai mangiato. Leggere e tenere, sembrano sciogliersi in bocca. Una costa solo 5 euro.

 

Attraversando in diagonale la strada di Michele, c’è la pizzeria Trianon. Un locale con tre o quattro sale, ma una sola con aria condizionata. Ci sono diverse pizze da poter scegliere, ma la mia favorita è la margherita DOC. E’ un tipo di pizza fatto con minuscoli e dolci pomodorini napoletani, conosciuti come “piennoli”. In un attimo puoi sentire la dolcezza e il gusto del pomodoro insieme alla tenerezza della mozzarella di bufala — un ottimo abbinamento.

 

Mia moglie Michele preferisce la pizzeria Da Ettore. Qui fanno un’ottima pizza, i fiori di zucchina fritti e un tipo di pizza ripiena chiamata “pagnottiello”. Questo ha l’aspetto di un panino imbottito, ma è fatto con la pasta della pizza. Il favorito di Michele è fatto con mozzarella, prosciutto e rucola.

 

Ciro a Santa Brigida è stato il primo posto dove ho mangiato la pizza quando mi sono innamorato di Napoli nel 1995. Fui preso da una frenesia per la pizza e mangiavo pizza più volte al giorno, al ristorante ma anche per strada, mentre camminavo. Questo è un bel posto dove mangiare la pizza e assaggiare la classica cucina napoletana, un buon ristorante con una buona lista dei vini. I camerieri tendono a far sedere i non napoletani nella sala al piano terra, quindi chiedete di sedere sopra per una esperienza più interessante.

Europeo è un altro posto eccellente sia per la pizza che per la cucina. E’ solo un po’ più rustico di Ciro ma anche qui abbiamo sempre mangiato bene.

A Spaccanapoli, un vecchio quartiere nel cuore di Napoli, c’è Lombardi a Santa Chiara. Qui abbiamo preso un’ottima margherita con prosciutto e rughetta.

Antica Port’Alba ha un piccolo banco di fronte al ristorante. Quando la pizza è pronta suona una campanella e le persone sanno che possono comprare la pizza da asporto, piegata in quattro, cioè a portafoglio,  e mangiarla per strada mentre camminano. In questo caso la pizza è leggermente più piccola di una margherita normale. La leggenda racconta che quando gli Spagnoli governavano Napoli, i soldati mangiavano la loro pizza proprio in questo modo, così da poter tenere la mano libera sulle proprie armi.

Una pizza per Obama

Non lontano da Napoli, nella cittadina di Vico Equense c’è Da Gigino – Università della Pizza, meglio conosciuta come Pizza a metro. Qui servono infatti pizza a metro e i camerieri ti aiuteranno a decidere quanti metri ordinare.  

Mario Della Mura, Gigino Pizza a Metro

 La nostra prima volta abbiamo ordinato una margherita. La trovammo ottima, ma io dissi a Michele: «io sento il sapore del prosciutto ma non ne vedo sulla pizza». Lei era d’accordo con me e una volta fuori ci mettemmo ad osservare il pizzaiolo. Michele notò che proprio prima di mettere le pizze nel forno il pizzaiolo vi versava sopra un po’ di liquido simile al latte. Ci spegò che era strutto e Michele si ricordò del grasso di maiale che la madre usava una volta a settimana. E così fu risolto il mistero della pizza! Lo strutto è, o è stato, la quintessenza del grasso da cucina napoletano, sebbene tristemente la maggior parte dei cuochi abbia poi optato per l’olio di oliva. Un locale ampio, adatto ai gruppi, con dei prodotti molto buoni. L’ultima volta che ci siamo stati si poteva ordinare la pizza con o senza strutto.

 A Capri, Villa Verde non solo prepara pizze deliziose, ma anche ottimi antipasti. Uno dei migliori è la mozzarella di bufala con i pomodori.

 Se sei a Salerno un ottimo posto per la pizza è l’Antica Pizzeria Vicolo della Neve dove si serve anche un bell’assortimento di antipasti di stagione.

I napoletani amano bere la pizza con le bollicine, dalla birra alla soda, all’acqua minerale gassata al vino frizzantino come il Gragnano, prodotto localmente con uve piedirosso e sciascinoso.

 

Altri vini che preferisco sono la Falanghina (ora davvero popolare a Roma), l’Asprinio di Aversa, il Lacryma Christi del Vesuvio Bianco prodotti con uve coda di volpe. Per quanto riguarda i rossi preferisco il Lacryma Christi del Vesuvio fatto con piedirosso.  

Quando invece sono a New York, con la mia pizza margherita mi piace bere Barolo, Barbaresco, Taurasi, Chianti e Barbera.  Sono convinto infatti che la  pizza margherita è il cibo perfetto per quasi ogni tipo di vino purchè non sia di gusto internazionale o barricato.

I due posti a New York dove vado per la pizza sono Keste e La Pizza Fresca. Secondo me Keste fa la migliore pizza napoletana della città. La Pizza Fresca fa una buona pizza e serve anche altri piatti con un’ottima lista dei vini. 

Serena Rossi

*Ci sarebbero decine di osservazioni di fare sul pezzo di Charles, e scatenare un dibattito sui presenti e gli esclusi da questa lista. Poi saremmo interessati al suo punto di vista sulla nuova pizzeria di Donatella Arpaia in città. La frase più interesssante, però è quella finale sugli abbinamenti: la pizza vuole vino non omologato dal gusto internazionale.
Meditate gente, meditate:-)

17 commenti

  • Carla

    (23 agosto 2010 - 11:48)

    E ci credo che Charles abbia sottolineato che Da Michele la sua specialissima pizza costa SOLO 5 euro! A New York, da LA PIZZA FRESCA, la margherita (con mozzarella di bufala) costa 17 dollari!!! Napoli resta una delle poche metropoli occidentali dove puoi sederti in un ristorante e mangiare una cosa speciale con meno di 10 euro!

  • roberto

    (23 agosto 2010 - 12:44)

    “Quando invece sono a New York, con la mia pizza margherita mi piace bere Barolo, Barbaresco, Taurasi, Chianti e Barbera”

    Terrificante!

    • Lello Tornatore

      (23 agosto 2010 - 22:50)

      Sono d’accordo! Ma non dirmi che sulla pizza berresti Champagne… ;-)))

  • nico

    (23 agosto 2010 - 13:21)

    Interessante su Napoli, soprattutto il finale in cui noi sembriamo gli americani (per la mania delle bollicine sulla pizza) e anche la riflessione sul vino…non mi ha convinto il finale su New York…certo “Kest’è” (lo spelling per risalire alla radice napoletana è questo ;-) è la novità ny che piace sempre più ma terrei alto il classico Luzzo’s (anche per via del suo spessore “antropologico”) e Motorino!

  • roberto

    (23 agosto 2010 - 13:37)

    Beh! La bollicina sulla pizza viene quasi naturale cercarla, è la pizza che te la chiede. Chiaro che il richiamo dei lieviti dell’impasto s unaa birra artigianale di frumento sono disarmanti, ma pure una sensazione di crosta di pane e lieviti di un Franciacorta ci vanno sopra di misura. Franciacorta e Mozzarella… Il grasso untuoso dell’olio e quello della mozzarella unito al vegetale del pomodoro e basilico, se proprio non vanno giù le bolle (anche quelle dell’acqua gassata) , ti può portare a cercare freschezza e acidità su un bianco fermo campano, ma pure un sauvignon nordico ( se non sa di pipi di gatto però…) sarebbe una bella cosa.
    Ma come faccia questo a berci sopra un Barbaresco non mi capacito…avrà un palato di eternit :-)

  • michele

    (23 agosto 2010 - 14:45)

    @Roberto,scusa ma devo dissentire, Charles e’ uno di quelli che conosce la differenza tra tradizione/eleganza e infusi di legno moderni ed e’ uno dei pochi che ha una conoscenza approfondita del Taurasi.
    Un nebbiolo tradizionale fatto in botte grande e’ un vino molto elegante che ci sta molto bene con una pizza.
    Poi purtroppo dal vostro lato dell’oceano cercate di essere chic per forza con bolle,bollicine e derivati,noi da questa parte ci adattiamo con qualche Taurasi vero degli anni 60/70,qualche sangiovese da uva e non da rotomaceratore e qualche umile nebbiolo non barricato.
    @Nico,Luzzo’s fa sempre un’ottima pizza come pure Motorino,pero’ Kest’e’ e’ di un livello superiore poi devi anche pensare che e’ la pizzeria del momento per la sua location nel cuore del Village.

    Salutoni dalla Grande Mela

    • roberto

      (23 agosto 2010 - 15:10)

      Caro Michele grazie del riscontro pacato e informativo, faccio un passo indietro e cerco di seguirti su un sentiero impervio qual’è quello degli abbinamenti. Sinceramente, da ex sommelier in sala, anche in locali stellati dove immagineresti che la clientela abbia il gusto e il senso di un abbinamento definibile piacevole per molti, mi è successo spesso di dover servire nebbioli e barbareschi anche con gli scampi crudi, quindi mi sono proprio rilassato e non mi interessa più molto andare contro al gusto personale. Quello rimane indiscutibile.
      In questo caso ti vengo incontro, dialogando pacatamente e senza le facili ironie precedenti, frutto di slancio istintivo, ma ti vengo incontro fino ad un certo punto, perchè fin che si tratta di accostare un/una Barbera servita abbastanza fresca, in grado di pulire la bocca grazie alla freschezza acida sua propria posso venirti incontro. Ma con i tannini del nebbiolo la mozzarella fa abbastanza a cazzotti, così come la parte vegetale. C’è da dire che leggo che cercate vecchi millesimi da abbinare, e quindi quando un vino è molto maturo e terziarizzato perde molte delle sue caratteristiche primarie e quindi tutto si ammorbidisce. I I tannini spingono di meno e l’armonia è più probabile, però ti mancherà sempre un po’ di acidità.
      A me no, e quindi grazie a te per il confronto a distanza.
      Un saluto da Sanremo
      gdf

    • nico

      (23 agosto 2010 - 16:26)

      concordo…Kest’è è sulla cresta dell’onda ormai dall’anno scorso e la location sicuramente aiuta…io resto affezionato alla fauna di Luzzo’s lo confesso ;-) sulla pizza mi rifaro’ presto un’idea

  • FrancescoC

    (23 agosto 2010 - 15:50)

    No ragazzi, pizza e vino rosso no :)) Trovate un compromesso magari, magari un Lambrusco, rosso e con le bollicine.

  • giancarlo maffi

    (23 agosto 2010 - 16:41)

    de gustibus, naturalmente. ma quei rossi li’ proprio no. volete una cosa colorata di scuro: spuma. oppure perche’ no qualcosa di surreale: un bel gin tonic, pero’ con il ten tanqueray; acqua e limone : acido per acido…. visto gente berci sopra la cedrata tassoni, il latte, pero’ alta qualita’.
    io solo birra buona e prima di andare a dormire coca e rutto libero.

  • giulia

    (23 agosto 2010 - 16:49)

    anche un bel rosato non è male. Le principali fonti dicono Asprinio:)

    • Luigi

      (23 agosto 2010 - 17:15)

      Prendo atto delle principali fonti. Siccome sono di quelle parti, ho sempre sentito dire asprino da coloro che quel vino lo “coltivavano”:)

  • Tommaso Esposito

    (24 agosto 2010 - 06:36)

    Beh, ai Tigli di Simone Padoan in quel di San Bonifacio una pizza 27 euro. Ve ne parlerò a breve.

  • PDM

    (16 aprile 2013 - 14:57)

    Scicolone?Parentela con Sofia Loren?

  • Charles Scicolone

    (16 aprile 2013 - 15:04)

    Ciao Luciano- This is the first time I am seeing this article. Thank you
    My favorite pizza place in NYC is still Keste, but Roberto has now opened Don Antonio Starita and they have fried Pizza
    There are so many more pizza places in Naples that I like, these were the ones I went to on this trip. I see the picture of
    Sofia Loren, her real name as you must know is Scicolone, but it is a Sicilian name and all my grandparents were born in Sicily. My wife’s family comes from the Naples area. We met a few years ago in Puglia. Thanks again
    Charles

  • […] Charles Scicolone, guida americana alle pizzerie di Napoli e della Campania sembra essere il primo su Luciano Pignataro […]

  • luca clemente

    (27 aprile 2013 - 16:49)

    Una sola cosa vorrei far notare su questo articolo: la pessima, e ribadisco pessima, presa di posizione della portineria dell’albergo che sconsigliava al nostro di andare a mangiare da Michele in quanto ubicato in un quartiere non buono, pericoloso, da evitare. E invece è proprio quella la Napoli ancora genuina da vedere e raccontare a chi viene dall’altra parte del mondo. E la cosa che davvero mi fa incazzare è che a farlo sia stata – presumo – una figlia di quella stessa città che lei sconsiglia di visitare.

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