Chiacchiere distintive| Angelo Di Costanzo intervista Fabio Gennarelli enologo a Villa Matilde

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Fabio Gennarelli

di Angelo Di Costanzo

Fabio ha frequentato l’istituto tecnico agrario di Avellino dove ho avuto la possibilità di collaborare con il centro di microvinificazione della regione Campania, e quindi una breve esperienza formativa in Feudi di S. Gregorio. Dopo il diploma ha svernato per qualche tempo in una cantina svizzera per poi approdare, una decina d’anni fa in Villa Matilde dove attualmente è responsabile della produzione con i consigli di Riccardo Cotarella.

Allora Fabio, un altro giovanotto alle prese con un’azienda di primo piano: come nasce la tua vocazione per il tuo mestiere e quando e come arrivi in Villa Matilde?
Sono nato in una delle terre dal patrimonio viticolo ed enologico di tutto rispetto oltre ad avere una generazione di distillatori alle spalle. La vendemmia era una festa per tutti, da piccolo aiutavo il mio papà a lavorare le uve ed il vino perché era diventata una competizione fra gli abitanti del quartiere tra “chi avrebbe fatto il vino più buono”, da qui nasce la mia passione che ho voluto fortemente seguire e farne il mio lavoro. Villa Matilde entra nella mia vita nell’anno 2001 è stata  la mia grande occasione, mi ha dato la possibilità di crescere e di maturare, ringrazierò sempre la famiglia Avallone per aver creduto in me quando avevo solo 20 anni.


Qual è il tuo approccio con l’enologia, il tuo ideale?
Modernità ed originalità, senza dimenticare la tradizione che dalle nostre parti si respira ad ogni boccata.

Chi sono stati i tuoi riferimenti in materia, chi ti ha ispirato di più?
Ho avuto la fortuna di conoscere e di apprezzare i vini di tanti professionisti, ma sicuramente i miei riferimenti restano Riccardo Cotarella, che considero a tutti gli effetti il mio maestro, e  Pierpaolo Sirch, che per me rappresenta un punto  cardine della viticultura di qualità.

Quali sono le principali rinunce a cui si va incontro facendo il tuo mestiere?
Innanzitutto  la mia è una “passione” più che un lavoro e quindi i tempi e i modi impiegati per raggiungere un obiettivo secondo me non si possono definire rinunce. Mi ritengo fortunato, non tutti hanno la possibilità di dedicarsi anima e corpo alla propria passione ed essere oltretutto anche retribuiti a fine mese.

Non fa una grinza; qual è stata la soddisfazione più grande?
Beh, quando a distanza di tempo assaggio un mio vino e ne riconosco il frutto anche del mio impegno, ritrovandoci quello che avevo immaginato già solo assaggiandone l’uva prima della raccolta. Non male no?

Negli ultimi anni si sono imposti tanti “modelli enologici”, prima la morbidezza assoluta, poi la barrique per tutto, adesso un ritorno alle acidità: come si fa a rimanere originali?
La cosa importante è ricordarsi sempre dove siamo, il territorio, le varietà, la cultura e, come detto, la tradizione; è bravo chi riesce ad interpretare tutti questi concetti senza farsi condizionare dal mercato.

Villa Matilde è da sempre un’azienda particolarmente attenta al tema della sostenibilità in vigna come in cantina; tu come intervieni in vigna?
Con il buon senso. Voglio dire, la mia intenzione è fare una viticoltura sana, consapevole però che devo portare a casa delle uve sane e dalle caratteristiche adatte ai miei obiettivi enologici, cerco quindi di avere un approccio estremamente rispettoso degli equilibri dell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo.

Si dice che il vino spesso somiglia a chi lo fa; fermo restando la competenza e la tradizionale cifra stilistica disegnata dalla proprietà, tra quelli prodotti in Villa Matilde, quale vino esprime meglio il tuo intendere?
In generale i vini bianchi, particolarmente il Caracci perché è un vino che coniuga eleganza, concentrazione e longevità; una Falanghina sopra le righe, di tutto rispetto.

Più in generale, Aglianico, Piedirosso, Primitivo, ma anche Falanghina, Fiano, Greco: qual è il vitigno che ti ispira di più, quello su cui pensi si debba puntare ciecamente?
Le due varietà che interpretano meglio il territorio in cui lavoro sono l’Aglianico per la complessità e la capacità di esprimere la forza di quest’antica zona viticola, e come appena detto, la Falanghina, per la sua incredibile versatilità; è una  varietà straordinaria, unisce capacità di esprimere freschezza, sapidità e quando ben gestita anche sorprendenti aromaticità.

Proprio sulla Falanghina, l’ultima volta che ci siamo incontrati mi hai raccontato di tanti progetti in corso, mi puoi anticiparci qualcosa?
Per questo aspettiamo prima i risultati definitivi. Villa Matilde, me lo consentirai, come tutte le aziende di rispetto, investe tantissimo in progetti e ricerca dove si stanno ottenendo risultati particolarmente interessanti; ma ci vuole ancora tempo e pazienza per poterne valutare i benefici, quindi ne riparleremo al momento opportuno.

Una domanda che non posso non farti. In giro, in Campania, ci sono tanti bravi giovani enologi come te; dovendo lasciare le tue redini, e dipendesse esclusivamente da te, a chi le affideresti e perchè?
Non so rispondere. Ci sono tantissimi bravi giovani enologi ma che lavorano in territori diversi, non saprei come potrebbero esprimersi lavorando nella mia zona cosi come non ho contezza di come potrei esprimermi io lavorando nella loro. Vinificare una Falanghina del Sannio è completamente diverso che lavorarne una della mia zona, non parliamo poi dell’ aglianico in cui la conoscenza del singolo vigneto è determinante. Per me proprio in virtù di queste considerazioni non riuscirei a farti un nome ma potrei consigliare a chi mi seguirà di approcciarsi con molta umiltà come farei io se dovessi lavorare uve o in territori che non conosco.

Chiudiamola così, un vino che hai bevuto e che ti è rimasto impresso?
Di vini che lasciano il segno ce ne sono tanti, ma molto dipende anche dal contesto in cui lo vai a bere. Il primo che mi viene in mente è il Sauvignon Sanct Valentin di S. Michele Appiano, bellissimo bianco, profondo, fresco e con una spiccata mineralità; però inutile dirti che bevuto da quelle parti, in quel meraviglioso contesto che è l’Alto Adige, fa il suo effetto anche la suggestione.

Stasera invece?
Voglia di leggerezza, le bollicine dell’Astro di Cantine Astroni  non mi dispiacerebbero, ma non diciamolo, se no… Invece a seguire il Fiano di Avellino di Casa dell’Orco, questo però possiamo anche scriverlo!

Un commento

  • gerardo vernazzaro

    (31 marzo 2011 - 23:23)

    se fossi venuto come mi avevi promesso all’ inaugurazione ci scolavamo un magnum intero e magari attaccavamo anche il secondo,terzo ,tanto lo sai quando siamo insieme ………..abbiamo sempre sete !!!!!! bella Fabio a presto
    gv

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