Chianti Rufina 2006 docg I Veroni

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Chianti Rufina 2006 docg
Il Consorzio del Rùfina ha scelto uno slogan semplice ed efficace per presentarsi colpendo l’immaginazione: «Il Chianti più alto». Ben sapendo, difatti, la qualità espressa in questa condizione, sempre vera per la viticoltura, negli ultimi anni caldi ancora di più quando si amano prodotti equilibrati e ricchi di eleganza. In una parola: bevibili. La degustazione guidata da Massimo Castellani, responsabile dell’Ais Firenze, ha mostrato una buona longevità del sangiovese su queste colline a ridosso della città, anche quando, come nel caso del 1983, era in blend con il cannaiolo, il trebbiano e la malvasia secondo l’uso diffuso in tutta Italia di vinificare tutto quanto c’era in vigna. Allora l’obiettivo non era quello di fare un rosso di grande impatto, concentrato e immediatamente piacevole secondo il gusto imposto dal mercato anglosassone dove il vino non si accompagna ai pasti. Per ritrovare questo spirito del Chianti, così come possono ricordarlo tutti quelli entrati negli anta, l’indirizzo giusto è I Verroni a Pontassieve dove Lorenzo Mariani, viticoltore di quarta generazione, realizza un prodotto fresco e immediato, di buona piacevolezza, assolutamente tipico e, quel che pure conta, a buon prezzo, ché in uscita franco cantina è molto al di sotto dei dieci euro. L’anteprima organizzata dal Consorzio a Villa Poggio Reale ha presentato l’annata 2007 e la riserva 2006, ma noi vi consigliamo ancora il 2006 de i Verroni, fermentato in acciaio ed evoluto in grandi botti da 50 ettolitri, tagliato con una buona percentuale di cannaiolo. Se vi appassiona questo prodotto potete passare alla Riserva 2005, sangiovese in purezza stavolta evoluto in tonneaux (qui non ci sono barrique) e il vinsanto lavorato in azienda in una speciale stanza, che ricorda molto con i suoi caratelli le acetaie emiliane dove la perfezione è affidata al tempo e al respiro dei legni. Questo stile tradizionale, autenticamente chiantigiano, regala grandi possibilità di abbinamento al cibo, favorito tra l’altro da una buona sapidità e una discreta persistenza che ne fa un vino solo in apparenza sottile, in realtà dotato di buona struttura e di un soddisfacente ma non esagerato corredo alcolico. Sarà banale, ma il panino con il lampredotto del trippaio a piazza de Cimatori, non lontano dal Duomo, è sicuramente l’abbinamento perfetto. Stando a Napoli, ripiegheremo allora sulla trippa oppure, per i vegetariani, sulla pasta e fagioli con un pizzico di forte