Cibo dell’emigrazione. Cosa mangiavamo noi prima e cosa mangiano loro adesso

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Una nave in una foto d'epoca

di Leo Ciomei

Un paio di settimane fa è comparsa sui quotidiani la notizia del magnate indiano del ferro che ha festeggiato il matrimonio della figlia a Venezia spendendo fra nicchere e nacchere (dialetto toscano o siciliano: boh ?), fra dirigibili e Shakire varie, la bella sommetta di venti milioni di euro.
Location stellare presso l’hotel San Clemente Palace Resort sull’isola omonima. Il catering, rigorosamente vegetariano, era organizzato dagli Alajmo (quelli delle Calandre) e da Cipriani dell’Harry’s Bar: come dire, *pecunia non olet*.

Gli orari
Un'altra tabella con gli orari

Mentre leggevo questa news mi è arrivato il ricordo dei primi indiani che ho visto in Inghilterra più di trent’anni fa: arrivati con le pezze al culo dall’India lavoravano alacremente nei numerosi ristoranti per riscattare la loro condizione miserevole.

Valigie di emigranti

Ad ogni modo circolavano già per Londra anche i lori ricchi connazionali (sempre con la Daimler lunga: chissà perchè ?) intabarrati nei loro sari e riconoscibili per il loro tilaka sulla fronte.

Rinaldi Oil
Un'altra immagine d'epoca della Rinaldi Oil

Tutto questa premessa per entrare nel mondo dell’emigrazione. Ma non l’attuale immigrazione dalla Tunisia/Libia verso l’Italia: intendo la “nostra” emigrazione, quella verso le Americhe durante la prima metà del secolo scorso. Di ritorno da Lucca, dopo aver visitato la (bella) mostra “Lungo la scia di un’elica” a Palazzo Ducale, dedicata alle navi che portarono i nostri emigranti aldilà dell’oceano, nelle foto fatte ho avuto il piacere di vedere che i nostri emigranti non hanno portato negli States solo mafia e camorra ma pure inventiva e commercio. Molti si sono dedicati all’importazione di prodotti alimentari ed hanno creato aziende e industrie; si sono distinti in queste attività i miei vicini lucchesi, come i liguri notoriamente inclini al richiamo del denaro.. Particolari curiosi sono i costi sostenuti per le traversate e quelli per i generi in vendita sui bastimenti. Non dimentichiamo che leggiamo tabelle del 1928 !   Interessante anche la tabella con gli epiteti rivolti ai nostri emigranti nei vari paesi del mondo: *Chianti * era sinonimo di ubriacone ! *Macaroni* di italiani nel loro complesso in Francia…  e pensare quanto vanno matti ora per i * macaroni* !

Gli eptiteti
Cavolfiori

Estrapolo qualche dato, i prezzi sono in lire e centesimi di lira:

*Cucinato*

Brodo (in tazza) 0,15

Minestra in brodo 0,70

Pasta asciutta 1,00 (dose da 150 gr.) qualcuno sarebbe felice per questa quantità..

Bistecca senz’osso 1,80 (da 100 gr.) praticamente una fettina

Uova al burro 1,10

Caffé con latte 0,80

*Generi di cambusa*

Cioccolata 2,25 (100 gr.)

Mele 0,60 “

Salame 2,50 “

Tonno all’olio 2,50 “

*Bevande*

Acqua minerale 3,50 la bottiglia

Birra 3,50 “

Vino Barbera 8,00 “

Vino Barolo 12,00 “ stravecchio

Nero 5,00 “

Bianco 5,00 “

Cognac 0,70 2 cl.

Saloon

Mi sembra francamente inutile fare confronti con i prezzi sfoggiati dai traghetti odierni (tipo Sardegna o Marocco). Diventa buffo invece vedere che una bottiglia d’acqua minerale costava come un pasto completo e che un etto di mele (una ?) quasi quanto un primo piatto. Immaginate poi perché il vino sfuso si divideva in bianco e nero ?

7 commenti

  • gaspare

    (24 maggio 2011 - 18:28)

    a new york c’è il museo dell’immigrazione (dedicato alla lega nord?) sull’isola di ellis island: da visitare.
    lì c’è di tutto, persino le stoviglie con le quali mangiavano i nostri nonni/bisnonni, costretti dalla fame a emigrare in america.
    maledetto dalla storia è quel popolo che dimentica il proprio passato.

  • consumazioneobbligatoria

    (24 maggio 2011 - 20:26)

    basta leggere prezzolini quando racconta che in america alcuni italiani scrivevano cuoco accanto al nome nell’elenco del telefono per far capire che in realtà a quel numero avrebbe risposto un ristorante clandestino, in genere di spaghetti

  • Giancarlo Maffi

    (24 maggio 2011 - 20:41)

    Gran bel pezzo, leo. Malheuresement la tua irrisolvibile stitichezza con la tastiera ti rende edibile a queste altezze solo una o due volte l’anno:-)

  • fabrizio scarpato

    (24 maggio 2011 - 21:14)

    Vedo che nella lista non c’è il latte: forse per problemi di conservazione. Probabile che il latte per tanti emigranti pastori e contadini fosse sinonimo di abbondanza: per questo credo che Crialese in Nuovomondo faceva nuotare gli emigranti in fiumi di latte. Segno di fiducia e ricchezza, ma solamente sogno, forse nostalgico sentimento della protezione di una terra madre abbandonata. Poi la cruda realtà di Ellis Island.

  • tumbiolo

    (25 maggio 2011 - 09:09)

    “Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma
    perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”
    “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

    (Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano
    sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912)

  • Enzo Vizzari

    (25 maggio 2011 - 14:03)

    Il nonno di Borghezio.

    • tumbiolo

      (26 maggio 2011 - 12:33)

      ……perfetto esempio di involuzione della specie!!!!!!!!

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