Due giovani chef del Regno delle Due Sicilie si sono ritrovati in cucina a Torre del Greco, grazie a Marina Alaimo che, durante una vacanza in Sicilia, incontra lo chef Marcello Valentino, giovane professionista palermitano che ha dato vita dopo anni d’esperienza, al modello della cucina itinerante, portando i sapori e i colori della propria terra in giro per il mondo.
A Marina, vesuviana doc, viene naturale pensare ad un gemellaggio di vini e prodotti tra Napoli, capitale del Regno delle due Sicilie e Palermo. Qualche chiacchiera, scambi di telefonate tra Marcello e Carmine Mazza, giovane chef e patron del Poeta Vesuviano e la progettazione si avvia. La formula del menù a quattro mani è quella giusta. A Marcello il compito di introdurre la serata con un richiamo alla più alta tradizione gastronomica siciliana: gli assaggi di cucina di strada, lo «street food» che oggi va tanto di moda e che accomuna per cultura e storia anche la città di Napoli con i maccheroni mangiati per strada, il fritto, «’o brodo e’ purp» ( brodo di polpo), “‘o pere e’ muss” (trippa e interiora cotte) e poi la mitica «pizza a libretto», piegata in quattro e mangiata calda per strada. L’antipasto arriva a tavola in un’elegante presentazione, appena rivisitata, del più tipico cibo da strada palermitano: «lo sfincione», a’ panella ceci e patate, le sarde a beccafico e il famoso pani ca’ meuza, in una versione alleggerita da aromi agrumati e una quenelle di ricotta.
Naturalmente il concerto a quattro mani non può riguardare solo il cibo, conseguenza naturale del buon cibo è l’abbinamento con il vino in un affascinante percorso di reciproca esaltazione. Ecco allora comparire in sala una siciliana doc, per tratti e temperamento: Angela Galìa di Verovini, giovane azienda del trapanese, moglie e marito da decenni appassionati di vino, decidono nel 2005 di dare vita all’azienda per produrre da vigne dislocate da Trapani a Marsala, vini sia da vitigno autoctono, sia interpretazioni territoriali di vitigni internazionali ben acclimatati in Sicilia, chardonnay e sirah. In degustazione un unico vino bianco, Lu Mari, blend di catarratto (80%) e inzolia (20%), un vino di moderata potenza alcolica, appena 12%, più leggero rispetto ai bianchi siciliani a cui ci siamo abituati negli ultimi anni. Bellissima la bottiglia, etichetta d’autore, come tutta la linea Verovini che dal 2008 ha avviato il progetto Vino – arte- cultura.
Sullo sformatino di alici cadute nell’orto e panzanella al rosmarino di Carmine Mazza, chef vesuviano venticinquenne autodidatta, fa ingresso un’altra giovane signora del vino, Miriam Siglioccolo di Terre di Sylva Mala, in abbinamento al piatto, riassaggiamo con piacere, Fruscio 2008, Lacryma Christi Bianco doc di Alessandro Mancini. Praticamente il Vesuvio nel bicchiere, dall’ultimo assaggio nel settembre 2009, in occasione della terza edizione di Vesuvinum i Giorni del Lacryma Christi, il vino si è ulteriormente affinato.
La performance va avanti, due primi piatti decisamente mediterranei: vermicelli con cavolfiore in tegame , pomodorino secco e fiori di finocchio con passi e pinoli, per Marcello Valentino, la Sicilia nel piatto, ritornano i ricordi estivi della mia permanenza nel trapanese. Il piatto è profumato e delicato, abbiniamo ancora con il Lu Mari di Angela Galìa. A seguire un’esplosione di profumi e sapori del Vesuvio; paccheri ripieni di baccalà mantecato, in salsa al basilico e pomodorini del piennolo, per Carmine Mazza. Un bel piatto equilibrato dal sapore ricco abbinato al Fruscio 2008. Arriva nel piatto una fantasiosa interpretazione di tagliata di pesce azzurro (sgombro) in crosta di pistacchi di Bronte e salsa di agrumi, sapori forti abbinati ad un bianco vesuviano più strutturato: Cinereo 2008 di Vigna Pironti, versione di Lacryma Christi bianco.

Il responsabile Ais Comuni Vesuviani Pasquale Brillante tra Carmine Mazza e Marcello Valentino. Vicino Marcello, le produttrici Miriam Siglioccolo e Angela Galìa.
La chiusura dolce mi aveva lasciata interdetta: cassata a modo mio di Marcello. Penso subito alle solite destrutturazioni e scomposizioni che non amo per i nostri dolci della tradizione. Devo ricredermi, la presentazione al bicchiere non ha alterato sapori, aspetto e consistenza del fantastico dolce siciliano. Chiusura in bellezza con due liquori della tradizione delle nostre nonne: due rosoli di Angela, rosa e gelsomino. Profumi comuni alla Campania ed alla Sicilia ci accompagnano alla chiusura di un’esibizione d’autore: chef e vignaiole, tutti innamorati della propria terra, hanno dato il meglio di sé per la regia di Marina Alaimo.
*La prima foto è di Eliana Famiglietti, la seconda di Luisa del Sorbo












Sono veramente contento per Carmine: l’ho scoperto e coccolato. Questi incontri lo fanno crescere Marcello è un esteta. Mi dispiace non esserci stato anch’io. Ala prossima
E’ stata una serata strepitosa, caratterizzata da due regioni, Sicilia e Campania, che nel mondo raccontano tanta buona cucina..
Tommaso, la prossima volta non puoi mancare… un abbraccio affettuoso ;)
Grazie Signor Esposito, io ricordo sempre con grande affetto i suoi primi consigli, e grazie a tutti della splendida serata, mi auguro davvero di ripeterla quanto prima…saluti a tutti.
[...] Per approfondimenti sulla serata vi consiglio di leggere l’articolo della giornalista Giulia Cannada Bartoli …. [...]