Coda di Volpe 2000 Taburno doc

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Uva: coda di volpe
Fascia di prezzo: da 1 a 5 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? Il ritornello di Lucio mi è tornato in mente (appunto) quando ho tirato il collo ad un Coda di Volpe del 2000. Un rapido sguardo in controluce, poi la decisione di vedere cosa era successo preparando il naso all’ossidato e al marsalato tipico dei vini bianchi che si sono spenti. E invece è avvenuto un miracolo, colore giallo oro a parte: il Coda di Volpe è ancora in buona forma, con sentori evoluti di frutta matura, abbastanza fresco, morbido, ben strutturato, capace di essere abbinato a gran parte dei piatti della cucina napoletana senza il pomodoro o su una provola affumicata. Ebbene sì, anche il bianco più bistrattato e disprezzato dai produttori se cresce nel terroir di Torrecuso tira fuori gli artigli in maniera inaspettata. I vini di Mimmo Ocone, storico produttore di Ponte, uno dei primi a fare qualità in Campania, hanno queste performance inaspettate, anche se le annate 2000, 2001 e persino 2002 di Vigna del Monaco sono state una delusione dal punto di vista della longevità. Non così il Coda di Volpe, che con una Falanghian base del 2001 si è rivelato capace di sfidare il tempo oltre ogni previsione e soprattutto a dispetto di quanto sostenuto finora. Visto che aziende come Fattoria La Rivolta e Cantina del Taburno ci stanno lavorando molto seriamente, possiamo aspettarci buono risultati anche da questo vitigno di cui vorrei organizzare una bella convention da qualche parte per il prossimo anno. L’ennesimo insegnamento in base al quale non si deve mai dare corpo ai pregiudizi. Ma cosa mi è rimasto del bicchiere di Ocone? La sensazione precisa e preziosa di aver bevuto qualcosa di unico, tipico, irripetibile, qualcosa di buono che ha arricchito la mia memoria olfattiva, un vino di territorio, trattato tra le altre cose biologicamente. Non sono necrofilo, ma i vini invecchiati riescono ad esprimersi meglio, proprio come gli uomini, perché non hanno più la preoccupazione di piacere e conquistare consenso, si svestono dei trucchi più grossolani e rivelano la loro identità. Fossi un enotecario farei bella incetta di bianchi 2004 del Sannio, tutti straordinari e di grande spessore, e proverei a venderli o a berli se il pubblico non li capisce da qui a tre, quattro anni. Vi immaginate una Falanghina di Libero, un Coda di Volpe di Paolo Cotroneo, un Sannio doc di Terra dei Briganti, una Falanghina di Nifo o de Lucia o di Torre Gaia da qui a qualche tempo? Coraggio, un po’ di coraggio, tanta voglia di girare e con quattro soldi si può bere davvero alla grande.

Sede a Ponte, Via Monte, località La Madonnella
Tel.0824 874040. fax 0824 874328
Sito: http://www.oconevini.it
Email: admocone@tin.it
Enologo: Carmelo Ferrara
Bottiglie prodotte: 240.000
Ettari: 11 di proprietà più 25 in conduzione
Vitigni: aglianico, piedirosso, coda di volpe, greco, falanghina