Colfòndo, Asolo Prosecco Docg Superiore, Bele Casel: Luca Ferraro alla Spezia

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Luca Ferraro e i suoi vini alla Spezia (foto Luisella Vattuone)

di Fabrizio Scarpato

Luca Ferraro ha le mani grandi, nodose, attraversate da scariche di giovanile elettricità, come accade a coloro che hanno in animo il fare. Le mani in viticoltura parlano da sole, sono testimonianza di fatica, da guardare con soddisfazione: sono un richiamo alle cose fatte per bene, ché da queste parti frega nulla di coniugare il buono col vero, piuttosto interessa il bello, nella forma più ampia, un’estetica del lavoro portato a termine, dei passi compiuti, di quelli da fare, uno alla volta. Stati d’animo da portarsi dentro, spessi come la saturazione di un’ Instagram dei vigneti Cornuda, fertili quando innaffiati di curiosità, vitali nel lavoro quotidiano disseminato di punti interrogativi, di dubbi, che le certezze e i punti esclamativi li lasciamo volentieri ai guru e ai grilli parlanti appena usciti dall’ufficio.

Asolo Prosecco Docg Superiore Colfòndo

Bele Casel è l’azienda di Luca, a conduzione familiare, quasi interamente votata alla produzione di Prosecco, eppure attraversata dalla scintilla della conquista, dal sentimento della passione. Il desiderio di conoscenza lancia ponti tra memoria ed esperienza, tra passato e futuro, tra padre e figlio: ne nascono quattro Prosecco Asolo Docg di rara eleganza, nei profumi e nel perlage, e un Merlot inconsueto per scontrosità e sana, beverina mineralità. Ne nasce soprattutto il Colfòndo, che è prosecco, ma che porta con sé una sorta di cortocircuito temporale: vino antico ma dalle suggestioni contemporanee, il punto interrogativo, lo scarto barbarico che supera di fatto ogni cenno di tradizione, lasciando sul posto, trafelata, ogni altra espressione del vitigno.

Colfòndo nel bicchiere

Il Colfòndo è un prosecco che ha svolto la seconda fermentazione in bottiglia, chiuso sin da principio col sughero a fungo ingabbiato: non subisce perciò la sboccatura, i lieviti restano sul fondo e gli zuccheri tendono a valori molto prossimi allo zero. Il primo spiazzamento è quasi psichedelico quando traguardando controluce la bottiglia capovolta, si vedono i lieviti spargersi lenti, disegnando nuvole avvolgenti. Poi una schiuma birrosa, densa e compatta, vanitosa nel lasciare sul vetro pizzi non conclusi, lascia in evidenza un colore paglierino velato, forse torbido, lattescente, ma dell’eleganza preziosa della seta, delicatamente orlata da una leggera e persistente passamaneria schiumosa. Ed è a questo punto che irrompono le suggestioni dei bicchieri di spuma dell’infanzia, della pellicina sul latte caldo dell’asilo, l’evidenza di un brodo di coltura in cui possano moltiplicarsi le cellule, in cui si manifesta la vita: richiamo alla nascita, al nuovo, allargamento del punto di vista, per guardare lontano.

Una risorgiva fitta libera il vento sufficiente a scompigliarti le ciglia, abissi di mineralità, quella sottile confortante fragranza di un cornetto fresco leggermente salato, magari velato di crema al limone. Il sorso arriva pieno e impetuoso, come da implosione gassosa, flutti appaganti, freschi e lunghissimi, citrini e sassosi. Il finale è amaricante, la concentrazione strizzata dei lieviti ricorda la pasta di mandorla, forse leggermente imbevuta di aromi liquorosi, un pasticcino con un candito di cedro, i pinoli, un confetto, di quelli della prima comunione. Ti scaprioli nell’andirivieni delle onde, ma ne ribevi, senza fatica.

Tappo del Colfòndo

Sulla terrazza del Croce di Malta, di fronte a nuvole dubbiose e magnolie che nascondono il mare, il Colfòndo ha fatto conoscenza con le pizze al taglio e la farinata di ceci, trovando soddisfazione nella croccantezza amarognola delle torte di riso salate, a volte sovrastandole, a seconda del morso. E poi quell’azzardo di Luca, il Colfòndo che incontra una enigmatica mozzarella di bufala: si apre un mondo intero, una corrispondenza di amorosi sensi da esplorare, da provare, con la consueta inossidabile curiosità, l’unica che può garantire che bontà e bellezza alla fine si guardino negli occhi. Fosse anche solo per un attimo.

Associazione Italiana Sommelier, Delegazione della Spezia

I Prosecco di Bele Casel: Luca Ferraro alla Spezia

Sala Tuttifrutti, Palazzo Croce di Malta

 

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2 commenti

  • Beppi

    (21 giugno 2012 - 13:57)

    Ricordo che la dicitura PROSECCO SUPERIORE non è possibile nei frizzanti, è passibile di sanzioni ……. per il resto sono felice per Luca

    • Fabrizio Scarpato

      (22 giugno 2012 - 00:32)

      Vero, errore mio. Ho considerato il Colfondo un Asolo Prosecco come gli altri, cioè superiore, invece non è spumante ma frizzante (mezza atm in meno, anche se come gradi mi sembra ne faccia 11). Diciamo che il lapsus è freudiano, forse manca una virgola prima di superiore, inteso come giudizio. Se ci sono sanzioni informatemi per tempo ;-). Ah, anch’io sono contento per Luca.

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