Comunicazione, estate disastrosa in Campania. 2 Il caso Vinalia

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Punti di vista
di Gaetano Pascale *

Egregio dottor Pignataro,
ho letto sul suo sito nella sezione “Polemiche e punti di vista”, l’articolo “Comunicazione, estate disastrosa in Campania” e le dirò subito che condivido ben poco il contenuto, ma si tratta chiaramente di punti di vista. Però trovo alcune affermazioni riportate superficiali e ingenerose nei confronti di chi si adopera per la promozione territoriale.
Nelle vesti di presidente del Comitato organizzatore di Vinalia (rassegna enogastronomica in quel di Guardia Sanframondi e non solo …) mi corre l’obbligo di precisare alcuni punti riguardanti la nostra manifestazione.

  1. Dedichiamo alla comunicazione e alla pubblicità circa ¼ delle risorse economiche disponibili.
  2. Il nostro addetto stampa Sandro Tacinelli, ha inviato (anche a lei) nei mesi scorsi 10 comunicati stampa.
  3. Viaggi di Repubblica, Specchio de “La Stampa, Tg2 Heat parade, Gambero Rosso Channel sono alcuni dei mezzi di comunicazione di portata nazionale che hanno parlato di Vinalia.
  4. Nel Percorso del Gusto della rassegna hanno esposto circa 30 aziende di prodotti enogastronomici e circa altrettante erano in lista di attesa per mancanza di spazi, numero che è cresciuto ogni anno, segnale evidente che i produttori trovano soddisfacenti le opportunità offerte dalla manifestazione.
  5. Sono stati venduti circa 6.000 bicchieri, 3.500 sacche portabicchiere, 10.000 tagliandi per il Percorso del gusto e sono stati somministrati non meno di 8.000 pasti.
  6. Circa 40.000 visitatori (desunti dai numeri sopra indicati) che, secondo il suo punto di vista, non saranno “persone di un certo livello professionale e culturale” ma hanno preferito dal 4 al 10 agosto Vinalia al mare.
  7. Un enoteca dei vini regionali ed un osteria con cucina di prodotti del territorio sono state allestite durante Vinalia allo scopo di dare spazi tecnicamente adeguati per degustazioni e cene a tema.
  8. Sono stati realizzati 4 Laboratori del Gusto da parte di Slow Food in 3 comuni diversi del comprensorio, tutti i laboratori hanno fatto registrare il pienone.
  9. Sono stati realizzati due convegni strettamente tecnici in cui sono intervenuti, tra gli altri, docenti di 3 diverse università italiane (Molise, Palermo e del Sannio) e il Segretario nazionale di Slow Food Italia Silvio Barbero.
  10. Sono circa 150 le persone che, senza ricevere alcun compenso, hanno prestato attività all’interno di Vinalia rinunciando alle vacanze estive (volontariato non è sinonimo di dilettantismo!).
  11. Vinalia viene finanziata nella seguenti proporzioni: 45% aziende partecipanti e sponsor, 40% incassi della manifestazione, 15% contributi da enti pubblici, perciò non mi sembra così indispensabile “dimostrare di aver fatto qualcosa” con l’articolo sui giornali, i nostri principali interlocutori resteranno sempre i produttori.

Questi in sintesi i risultati di Vinalia 2004, e se la sagra della salsiccia riesce a fare altrettanto ritengo non ci si debba rammaricare poi tanto. Lungi da me dal pensare che la nostra rassegna sia esente da pecche organizzative. Ma il punto è proprio questo: in quell’articolo non si legge nessuna critica particolare o suggerimenti nel merito. Sarei stato ben lieto se qualcuno avesse scritto che a Vinalia gli organizzatori avevano trascurato la segnaletica delle varie iniziative, che l’ufficio informazione non aveva dato gli orari di chiusura dei stand oppure che non erano stati previsti spazi adeguati per i disabili.Ma per muovere rilievi del genere occorre aver visitato la rassegna, cosa che lei non ha fatto, nonostante l’invito del nostro addetto stampa da me personalmente sollecitato. E scrivere di eventi senza avervi partecipato è un po’ come recensire un vino senza averlo degustato.
Il comparto vitivinicolo Campano sta vivendo un momento di grande difficoltà, perciò a mio parere gli addetti ai lavori non vanno demoralizzati, c’è invece bisogno di incoraggiamento e sostegno (anche comunicazionale), e se ci sono critiche da muovere meglio farle seguire immediatamente dalle proposte, questo si chiede a lei e a tanti altri suoi colleghi.
Nell’augurarle buon lavoro le porgo distinti saluti.
* Governatore internazionale Slow Food

Mi dispiace non essermi spiegato bene. Vista dall’esterno la situazione degli eventi legati al mondo del vino in Campania è come l’ho descritta: che a Guardia ci sia un impegno organizzativo e contenutistico qualitativamente diverso, come del resto per Falanghina Felix, non cambia il quadro complessivo disastroso nel settore della comunicazione. Mi spiace allora entrare nei dettagli, ma lei mi ci tira: il primo dei dieci (fossero stati 20 non cambiava) comunicati di Tacinelli è del 6 luglio, meno di un mese prima dell’inizio della manifestazione, il 4 agosto. Può essere forse a suo giudizio un largo anticipo, viste soprattutto le abitudini campane, ma chiunque segua avvenimenti di questo genere sa bene che è un tempo assolutamente risibile rispetto a quel che accade con tutti gli altri avvenimenti in Italia. Non ti consente di programmare con anticipo anche la visita, soprattutto se nello stesso periodo (4-10 agosto) ci sono circa 100 manifestazioni analoghe in cui sei invitato solo in Campania e se non si ha molto tempo perché magari si resta in servizio al proprio giornale. Basta un poco di mestiere per capire che subìre questi tempi risibili è già vedere qualcosa di fondo che non va in un evento perché, e lei ribadisce il suo essere dentro questo humus con questa osservazione, la comunicazione non è l’ultimo anello della filiera, ma il primo. La telefonata a danze iniziate (“allora ci vediamo stasera?”) può essere simpatica sul piano personale, ma conferma il disastro informativo: non penso che avete chiamato gli elettricisti il giorno dell’inaugurazione! Naturalmente il problema non è di Tacinelli, uno dei rarissimi esempi di specializzati in regione, ma dell’organizzazione che non lo mette in condizione di giocare di anticipo sugli altri. Io vi conosco, batto il vostro territorio palmo a palmo da dieci anni, ma pensate cosa succede alle centinaia di giornalisti italiani e stranieri che si vedono arrivare il 6 luglio un primo comunicato per una manifestazione che inizia il 4 agosto e di cui faticano ad individuare la collocazione geografica! Non c’è bisogno di essere comunicatori specializzati, quale appunto lei non è come si evince chiaramente dall’impostazione avvocatizia e sopra misura della sua replica, per capire questo. Le regalo questo amichevole consiglio: non servono toni piccati da lesa maestà per dimostrare di essere bravi a chi già conosce. I 40.000 visitatori, i bicchieri venduti e i laboratori sono cose molto comuni ovunque, non bastano per bucare nel settore dell’informazione se non c’è programmazione coordinata ad una idea forte e chiara.
E allora un invito: visto che lei è Governatore Internazionale di Slow oltre che titolare di una realtà produttiva perché non raccorda gli sforzi di tutte le emergenze significative della sua straordinaria e bellissima provincia? Non dovrebbe essere difficile visto che il vostro presidente provinciale viene dal mondo delle lotte agricole, che avete un valido assessore al ramo e una persona straordinaria come Roberto Costanzo alla presidenza della Camera di Commercio. Perché non create un pacchetto Sannio, visto che costituite la realtà vitivinicola più grande della regione dove per la prima volta sono arrivati investimenti dal Nord? Perché non provate a mettere a punto il programma entro il prossimo ottobre per lavorare con largo anticipo su settimanali, mensili, stampa specializzata? Solo così potrete, per esempio, organizzare un educational tour con giornalisti italiani e stranieri che devono conoscere con largo anticipo cosa fare perché hanno ogni fine settimana molte possibilità da scegliere. O pensate che a Roma si riesca a distinguere tra Guardia, Solopaca, Torrecuso e Castelvenere tutte raccolte in un tiro di schioppo? E siccome fate questa manifestazione in un momento così denso di iniziative (a proposito, quali le date della prossima?) è essenziale cominciare a programmare adesso. Questo è il punto. E vi costa molto meno di altre scelte comunicative. Molto molto meno…informatevi.
(l.p.)

Egregio Signor Pascale,
capisco benissimo che lei difenda una manifestazione che vede, ancora una volta Slow Food coinvolto, non so se a titolo ufficiale, o semplicemente prevedendo lei nel ruolo di presidente del Comitato Organizzatore, e ci sarebbe da discutere, io almeno la vedo così, sul perché gli organizzatori di varie rassegne pensino sempre, per un riflesso pavloviano, di coinvolgere l’organizzazione, con gli immancabili “laboratori del gusto”, di cui lei é governatore internazionale. Sarà perché pensano che voi siate efficienti organizzatori e portate pubblico, o per altri motivi? Io propendo per la seconda ipotesi.Resta il fatto che, a parte il coinvolgimento della stampa locale, gran parte delle manifestazioni, anche interessanti, che si svolgono in Campania non riescono/non vogliono/non sanno coinvolgere anche quei giornalisti che magari, con tutto il rispetto per i bravi cronisti locali, si rivolge, grazie ad i giornali su cui scrivono, si rivolgono ad un bacino più ampio d’utenza. E magari, se mi consente, fanno maggiormente opinione. Probabilmente a loro bastano le uscite sulla Gazzetta di Nusco, sul Corriere dell’Irpinia o di Sorbo Serpico, sul Giornale di Benevento o di chissà dove…Ma questo conferma il discorso fatto dal bravo Luciano Pignataro, che denuncia una mentalità provinciale che permane e non può essere negata. E non serve la buona volontà (o la complicità e l’omertà) di certi giornalisti che pur di non inimicarsi i poteri tacciono e non denunciano le cose che non vanno: occorre cambiare registro, testa, volontà e progetti. Tutto qui. E Luciano ha fatto benissimo a scrivere queste cose. Ci chiede proposte, bene, eccone una semplicissima: non ricorrere sempre al “prezzemolo” Slow Food, e pensare in grande, perché la Campania é splendida, ottimi molti suoi vini (alcuni per me sono nefandi: provi ad immaginare quali…) ma occorre farla conoscere meglio, e la stampa locale, pur lodevole, non può bastare.
Distinti saluti
Franco Ziliani

Impressioni
Caro Luciano,
innanzitutto ti saluto con affetto poichè non ci sentiamo da tempo, poi spero che darai spazio a queste righe poiché ho voglia di comunicare alcune mie impressioni; finisco appena di leggere le diverse prospettive mostrate da alcuni interventi in merito alla comunicazione dei produttori.
Innanzitutto premetto di essere consapevole che la strada ahimè e lunghissima per sensibilizzare tali produttori al pensiero che comunicare sia un elemento indispensabile alla riuscita del progetto di una cantina perchè checchè ne possano pensare la qualità nella bottiglia non è tutto, almeno nel mercato odierno, poichè sono in molti che vorrebbero capirne e comunicare con questi molti è quantomeno un dovere…ed io stesso sono stato recentemente “vittima” di un episodio assurdo.
Una cosa però va detta,caro Luciano e ti dico che mi infastidisce particolarmente.
Non accetto chi lamenta di essere snobbato, non riconosciuto o addirittura offeso se una, cento mille aziende o persone non vogliano conferire notizie e peggio ancora i loro campioni a degustatori,giornalisti ed esperti che hanno fatto dell’enogastronomia il loro lavoro, perdono solo una buona opportunità, basta; sparare sulla croce rossa non serve a nessuno.
Premetto che rispetto questi ultimi, molti (come te) sono anche molto bravi e seri professionisti ma la ragione che qualcuno si senta in diritto di “dover avere” proprio non la vedo,e non entro troppo nel merito per non ferire l’orgoglio di qualcuno, ma che se li vadano a comprare i vini, che vadano a visitare di persona le aziende, che vadano per sagre (sono pienamente concorde sulla pessima opinione dell’ultimo calice sotto le stelle a Solopaca)e per banchi di assaggio a testare i prodotti (e tu mi insegni) per toccare con mano le realtà;
Io ci lavoro con il vino, ancora non ci campo, ma ci lavoro, e mai mi sono permesso di chiedere ad una azienda dei campioni per la degustazione, eppure molti colleghi si sentono in diritto per azzeccare gli acquisti; i vini li compro, li pago, li vado a bere in azienda e solo allora ne parlo o ne sparlo a mio “piacimento” e le pagine del tuo web mi è testimone che quando posso sono innumerevoli le degustazione che organizzo in enoteca, GRATUITE per i miei clienti e non esiste nessuno secondo me si può permettere di “potere” solo perchè “questa o quella rivista possa essere o possa fare…”.
La terra si fatica,il vino è fatica,quando si decideranno a rispettare questo valore impareranno un pò tutti a scrivere meglio.
Angelo Di Costanzo, Enoteca l’Arcante

Caro Angelo
Vedo bene che la questione è difficile da capire. Anche per te che stai nel commercio. Se io ti chiamo chiedendoti l’indirizzo, il numero di telefono e l’orario di apertura della tua Enoteca e tu non mi rispondi di chi è il problema? Il caso dei produttori pugliesi è questo: non si chiedevano campioni per rivenderli o inserirli in un catalogo a pagamento, ma per una delle maggiori riviste internazionali del settore. Certo, ognuno è libero di chiudersi in convento, ma poi non bisogna lamentarsi del ritardo del Sud e della presunta discriminazione di cui ci sentiamo tutti vittime. Non rispondere denota un’assenza di mentalità commerciale e comunicativa che poi ritorna sicuramente sulla qualità del prodotto perché chi è coglione può centrare una annata, non un vino. Non a caso i migliori vini sono di chi sa comunicare, perché si innesta un circolo virtuoso: la Mastroberardino, tanto per fare un esempio, programma i suoi eventi da un anno all’altro e li pubblicizza con tempestività. E’ tutto qui il problema, questo, non la mancanza di infrastrutture, è il vero ritardo che bisogna recuperare nel Sud dove sia la metropoli che le aree interne continuano a relazionarsi fra loro e con l’esterno come se il mercato globale fosse solo una parola astratta. Andate tutti nei supermercati del Nord, vedrete bottiglie Syrah Australia a 3,5 euro, e noi qui giù di cosa stiamo parlando? Di coglioni che non si fanno neanche trovare e pensano di vendere a 10 euro vini sconosciuti. Ma insomma! (l.p.)

Fuori luogo
Caro Luciano,
l’intervento di Angelo di Costanzo non mi è proprio piaciuto! Mi sembra intempestivo e fuori luogo. Mi dispiace, ancora una volta, dover dissentire su quanto afferma. Quanto scrive offende Franzo (Ziliani) ed anche quelli come me che, sicuramente, non saranno competenti e conosciuti come Ziliani ma danno l’anima quando parlano e scrivono di vino. Lo ritengo profondamente offensivo! Lesivo della dignità di chi svolge il mestiere (o l’arte dipende dai punti di vista) di giornalista/degustatore di vini. Ho la coda di paglia!!! Nel caso mio specifico, voglio ricordare, senza timore di smentita, di non aver mai beccato un euro per quello che scrivo. Pensa un pò ne vado addirittura orgoglioso! Cavoli miei, ok!, sono d’accordo…nessuno potrà, però, obiettarmi che ogni qualvolta scriviamo di un vino ci sono persone che, grazie alle nostre parole (ed indipendentemente dal fatto che siano o meno concordi sui giudizi di merito) scoprono, comunque, nuove aziende e nuovi vini. Chissà, forse, qualcuno li comprerà pure per provarli?!. Parlo sia di privati che di chi del vino ne ha fatto, o ne vorrebbe fare, una professione (ristoratori, enotecari, winebar). Ne sono una riprova i contatti che ricevo, soprattutto, tramite e-mail e sempre più spesso “dal vivo”. Chiedere e/o ricevere campioni gratuti mi sembra, allora, il minimo… Per più di tre anni, nel mio caso, ho pagato, di tasca mia, etichette blasonate e non per potermi “formare” e cercare di capire, approfondire, quanto più possibile il Vino (mi piace scriverlo e pensarlo con la V maiuscola!). Qualche lettura, come tutti ben sapete, può essere illuminante, qualche corso può aiutare così come i consigli preziosi e le indicazioni puntuali di qualche persona fidata, ma, purtroppo, è solo attraverso il continuo degustare, giorno per giorno, di provincia in provincia, di regione in regione, di nazione in nazione che si può avere un quadro di questo mondo quanto mai variegato e complesso. Come potrei essere attendibile, e come me chiunque altro scrive di vino, altrimenti! Consentitemi un esempio: se non avessi provato tutta (o quasi) la produzione di aglianico della mia regione come potrei mai consigliare questo o quel produttore, questo o quel vino ed ancor più importante identificarne stili, territorio… Non sempre, però, è possibile visitare tutte le aziende, risulterebbe improponibile! Si tratta molto spesso, necessariamente, di un “viaggio virtuale”. Di qui l’importanza fondamentale dei campioni. A tal proposito ritengo anche chi gestisce un’enoteca o attività similare in dovere di degustare quantomeno tutti i vini che vende(in questo caso, gratutitamente o meno passa in secondo piano dal momento che oltre alla passione interviene sicuramente un riscontro-ritorno di natura economica!). Come potrebbe mai consigliare anch’egli, sennò, i propri clienti. Lo stesso, per chi svolge quest’attività, rimane il problema di poter visitare tutte le aziende che tratta sugli scaffali. E’ una nobilissima intenzione, un’utopia che potrebbe rivelarsi come un grosso limite. Quante aziende, infatti, possono essere visitate in un anno, soprattutto al di fuori dei confini regionali, compatibilmente con lo svolgimento dell’attività? In ogni caso hai ragione Luciano: “la questione è difficile da capire” e secondo me siamo usciti fuori tema…

Fabio Cimmino

Come il cacio sui maccheroni!
Ti ringrazio dell’attenzione,ma senti un pò cosa mi è capitato proprio nel pomeriggio di oggi (15.09.04), prima di aprire la posta e leggere la tua calorosa replica al mio punto di vista: ore 17,50 mi squilla il telefono dell’enoteca,una persona con accento sicuramente non locale mi domanda…”pronto buonasera, mi dà il suo numero di fax?”… io cordialmente gli chiedo con chi avessi il piacere di interloquire… ma lui mi fà,”vabbè ho capito,buonasera e grazie!”
Dopo cinque minuti mi risquilla il telefono…”Buonasera è la redazione di xxx, la contattavamo per ecc…ecc… e le solite pubblicazioni a pagamento”. Ora vabbè a non essere prevenuti, ma quante di queste situazioni oggigiorno siamo costretti a subire…? (AdC)

Egregio dottor Pignataro,
Non metto assolutamente in discussione la nostre pecche comunicazionali, ma lei sa meglio di me che non è facile fare della buona comunicazione quando le risorse sono così limitate come quelle gestite da Vinalia. Quanto all’invito che mi rivolge: nella presentazione alla stampa di Vinalia dello scorso 28 luglio, ho lanciato la proposta di creare un consorzio turistico del Sannio, con la funzione di stilare un “disciplinare” delle rassegne enogastronomiche della provincia e di vigilare sui comportamenti delle manifestazione che vi aderirebbero, esattamente come i consorzi di tutela dei vini. Ovviamente non sono io la persona adatta per andare oltre la proposta, se è condivisa, sta ad altri accoglierla, adeguarla e/o modificarla.Infine mi scuso per il tono “piccato” della replica, ma le assicuro che non aveva l’obiettivo di dimostrare bravure reali o presunte, bensì soltanto di difendere il lavoro genuino ed appassionato di tante persone che, ribadisco, sacrificano la propria estate per dare lustro alla nostra bella (e poco conosciuta) provincia.Con l’occasione le porgo i miei migliori saluti.
Gaetano Pascale

L’intervento di Tacinelli
La tua analisi sull’estate in Campania, senza dubbio, afferma alcune verità sacrosante. Certo, sui programmi delle manifestazioni, e i conseguenti ritardi sul piano della comunicazione, le pecche sono talmente evidenti (e tante) che elencarle sarebbe esercizio difficilissimo. Però, quando si parla d’eventi, qualche distinguo bisogna pur farlo. Sparare nel mucchio come hai fatto tu, mettendo tutte le iniziative sullo stesso piano, non penso concorra a far crescere una realtà, quella campana, dove nulla è facile se non distruggere.
Ti dico subito che, per carattere, non mi sono mai iscritto al club dei catastrofisti e nemmeno a quello degli eterni entusiasti. Cerco, ad ogni modo e secondo le mie possibilità, di dare un contributo che possa sortire risultati utili. Il problema a mio avviso è questo. E’ innegabile che Vinalia, in undici edizioni, ha fatto passi importanti. Non riconoscerli rappresenta una mancata considerazione per il lavoro di tanti volontari che impegnano risorse umane ed economiche su un’idea che, visti i magri finanziamenti degli enti, non mi pare goda di grande interesse. E qui mi fermo perché è noto che le manifestazioni di provincia, come tu sai, restano e devono restare sempre e solamente di… provincia. Per questo, caro Luciano, un distinguo andava fatto. Lo so che una sola eccezione non cambia il quadro generale. Però potrebbe fungere da stimolo anche per gli altri organizzatori d’eventi similari. Affermo questo perché a noi non interessano le folle oceaniche ma, da sempre, creare un contatto proficuo fra produttore e consumatore. E dopo anni, con grandi sacrifici, stiamo raccogliendo anche dei risultati. Chi partecipa a Vinalia può essere un cultore, un appassionato o un semplice curioso, però sa di prender parte non alla solita abbuffata, ma a qualche cosa di più interessante anche sul piano della conoscenza. Abbiamo volutamente, infatti, cercato un pubblico interessato. E tu sai meglio di me, in mancanza di fondi, cosa vuol dire rinunciare anche ad un solo visitatore. Non abbiamo bancarelle e, soprattutto, abbiamo messo in atto tutti gli accorgimenti per caratterizzare Vinalia come rassegna enogastronomica e con come sagra e, nello stesso tempo, presentare il tutto in una cornice da favola quale appunto è il centro storico di Guardia Sanframondi.
I “Percorsi del Gusto”, i “Laboratori del Gusto”, i convegni su tematiche agricole con relatori fra i più quotati in Italia, le tante iniziative collaterali e l’interesse di numerose testate (dalla carta stampata, alle tv e alle radio) locali, provinciali, regionali, nazionali ed internazionali (l’ordine è volutamente all’inverso), hanno aumentato la notorietà della rassegna. Molto, in tale ambito, lo si deve anche a Slow Food, partner importante e che, sempre a mio avviso, può piacere o no, ma va guardato con le lenti chiare (quelle… prive di pregiudizi), poiché se il sodalizio lo si osserva con quelle “colorate” ci s’infila in un tunnel senza uscita. Andiamo oltre. D’accordo: non è il numero dei comunicati che conta, ma le date d’invio. E sono anche d’accordo che sul piano della comunicazione bisogna fare di più coinvolgendo (per tempo) la stampa specializzata. Conosco il valore di un educational tour che, non ci crederai, resta il mio sogno e ti chiedo, tu che conosci bene la nostra realtà, perché non collabori con me nel trasformare il sogno in realtà. Lo so ci sono eventi che già hanno il cartellone per le manifestazioni del 2005. Ma mi spieghi come si fa a programmare senza avere la certezza di poter contare su un contributo fondamentale per allestire l’iniziativa. Sai benissimo che non si dispone di risorse e devi sapere che, per scelta, non abbiamo voluto “vendere” la rassegna a sponsor che nulla a che vedere con l’enogastronomia. Il business, che poteva risolvere i problemi finanziari, lo abbiamo rifiutato proprio perché convinti di un progetto, per usare le tue parole, forte e chiaro. Se questo non è credere in un’idea, dimmelo tu, che altro può essere. E’ ovvio che non vogliamo medaglie, siamo ancora una volta sederci dalla parte del torto e non siamo esenti da critiche, ma almeno che si sappia una volta per tutte che cosa anima la nostra azione.
I promotori di Vinalia oggi e, credimi non è poco, possono solo far sapere che l’edizione 2005 si terrà dal 4 al 10 agosto. E tu che sei del Sud sai benissimo quanto sia difficile programmare in questo territorio. Non bastano gli sforzi dei singoli, delle associazioni, qui manca troppo spesso anche il conforto morale.
Ecco, io avrei voluto leggere nel tuo intervento, tra l’altro, la presenza di un “segnale” ed anche (e soprattutto) del perché in Campania ci sono manifestazioni che ottengono cifre astronomiche ed altre che a stento riescono a procurarsi l’importo destinato al compenso e all’accoglienza dei relatori di un convegno. Avresti offerto uno stimolo in più e, di certo, allargato la gamma degli interventi. Scusami se mi sono dilungato. Contavo di scrivere molto di meno, ma devi riconoscere che gli argomenti erano tanti e la mia una risposta dovuta.
Grazie per l’ospitalità.

Sandro Tacinelli (ufficio stampa Vinalia 2004)