Giro di vite > I vini da non perdere > in Campania > Napoli
0

Contrada Salandra, un viticoltore flegreo nei 101 Vini Newton Compton

19 febbraio 2010

di Monica Piscitelli

Scatti di vita contadina
Splende il sole stamattina a Contrada Salandra. Dopo 72 ore di pioggia ininterrotta il cielo è terso. Giuseppe Fortunato è ancora alle prese con la potatura. I tralci recisi di fresco sono a terra sulla scura terra vulcanica ma ci resteranno ancora per poco. In questa mattina lenta, in questo angolo dei Campi Flegrei pressato dalla città, l’attività è febbrile: i tralci da bruciare, le barbatelle appena arrivare da sistemare e gli altri lavori in vigna da proseguire.

Peppino Fortunato (Foto Monica Piscitelli)


Un piccolo miracolo della natura si svolge sotto un arancio carico di frutti. Le api di Giuseppe e sua moglie Maria Castaldo hanno eccezionalmente deciso oggi di interrompere il loro ritiro invernale per uscire dalle cassette a raccogliere un po’ di polline. Sono estremamente nervose e non fanno che entrare e uscire dall’alba sbattendo le ali all’impazzata sapendo di avere ancora poche ore prima che il tramonto si porti via questa rara giornata di sole.

Del Piedirosso, il terribile
I vigneti una volta condotti a spalliera puteolana sono oggi a doppio guyot. “Trovo discutibile la pratica dell’utilizzo del silvot come metodo. Secondo me il segreto, con il Piedirosso, è tutto nelle radici” racconta Giuseppe mentre ci mostra una porzione di vigna. Di qui l’idea di contenere la naturale tipica vigoria del vitigno, che si ripercuote sulla qualità e sulle caratteristiche dei frutti, mettendo, sullo stesso filare, le piante in competizione tra loro e cercando di mantenere entro certi parametri la distanza tra frutti e apparato radicale.
Uva, se ne produceva già quando il papà di Giuseppe, negli anni Ottanta, comprò i terreni dislocati tra Pozzuoli, dove ha sede la cantina, e Monterusciello, ma lui, racconta, ci ha messo 15 anni per sistemare le sue vigne come sono ora: con grossi pali di castagno per capofilari e la sequenza di piccoli terrazzamenti che guardano verso il mare. I terreni sono di origine vulcanica – per l’80% costituiti da sabbia, il 10% argilla e il resto limo (i dati di Monterusciello divergono di un 10% a favore della argilla) – e hanno contrastato bene la diffusione della fillossera. Le viti, che hanno intorno ai 30 anni, sono sempre a piede franco.

E dal miele fu il vino

Le api che scorazzano nel vigneto


Inizia con il miele la storia di Contrada Salandra. Il vino al principio non era che un prodotto destinato all’autoconsumo e a consentire a Giuseppe di mantenersi agli studi di ingegneria. In quegli anni Maria, una volta laureatasi in Economia e Commercio, si era appassionata all’apicoltura e, dopo aver letto un interessante articolo sul Sole 24 Ore, aveva iniziato l’attività trascinando con sé Giuseppe in ripetuti viaggi per seguire le fiere di settore in Toscana. E’ proprio lì, che esplode la loro passione per il vino. Passione che li ha portati nel 2005 a imbottigliare le loro prime bottiglie. Oggi gli apiari sono oltre cento in tutti i Campi Flegrei, mentre le bottiglie sono poco più di 10000. E’ in programma un piccolo aumento produttivo grazie all’acquisizione di un altro appezzamento da 2 ettari. Il tutto sempre con la consulenza dell’enologo Antonio Pesce, che li segue dal principio.

Qualità/Prezzo. Piano piano: e il prezzo?
Quante magnum di Falanghina dei Campi Flegrei vi sono passate per le mani nella vostra vita?
Contrada Salandra le fa e le sigilla con la cera d’api.

La magnum di Falanghina


Una Falanghina che esce in commercio all’incirca a dicembre dell’anno successivo alla vendemmia e un Piedirosso che esce a circa tre anni, sono l’evidenza più vera di un approccio lento al lavoro, coscienzioso. Se avrete occasione di berli e vi ritroverete a chiedervi come vini frutto di tanta fatica, rigorosamente biologici, di grande qualità e perfettamente centrati come questi, abbiano un prezzo tanto basso (circa 6 euro), dovrete andare a cercare la risposta accanto all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Lì Maria ha lì il suo Dolci Qualità: una vetrina per il vino della azienda, per i suoi mieli e altre dolci curiosità dal Mondo.
E’ nell’abbracciare principi come la “giusta remunerazione” per il produttore e “il giusto prezzo” per il consumatore, nell’ispirazione equo e solidale di quel negozietto, il bug (buono) che divora i progetti di arricchimento dei Fortunato. Ma Giuseppe, confessa, non ce la fa proprio: il prezzo da solo non sale…e lui non lo spinge troppo!.

La Falanghina Campi Flegrei Doc 2008

Antonio Pesce


Che sia nella magnum con l’etichetta verde e stretta, che nella bordolese da 0,75 con la nuova etichetta a sfondo verde oliva, la Falanghina di Contrada Salandra, ti seduce appena versata con il suo colore giallo paglierino carico. Il naso è intenso e connotato da note di fiori bianchi recisi. Mano a mano che il bicchiere si scalda e il vino respira, escono fuori delle note di ananas non proprio matura appena spaccata e si solleva un velo salmastro. In bocca, sebbene non sia particolarmente lunga, impegna tutta la bocca in un abbraccio rinfrescante nel quale ritornano le note floreali e fa da marcatore finale una sapidità non esasperata ma comunque ben presente. Il vino è agile e saporoso.
Mi piacerebbe proprio provarlo con una zuppa di pesce alla napoletana, di quelle che è sempre più raro incontrare: con lo scorfano, la tracina, il coccio, i calamari, i gamberi e i frutti di mare.

Sede a Pozzuoli. Via Tre Piccioni, 40
Tel. 081.8541651 e 081.5265259 (anche fax)

http://www.dolciqualita.com
Enologo: Antonio Pesce

Bottiglie prodotte: 10.000

Ettari: 2,5 di proprietà
+ 2
Vitigni: falanghina e piedirosso

Guarda su Google Maps