La fantastica storia dei tremila pizzaioli di Tramonti, sconosciuta: tutta da scrivere

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Raffaele Giordano con Giuseppe Giordano

di Monica Piscitelli

Un Sabato Santo inusuale. A Tramonti le nuvole basse fanno un effetto nebbia che neanche in Valpadana si vede più. Ci si riunisce per la seconda tappa degli incontri del progetto Storia dei Pizzaioli di Tramonti. Il pizzaiolo Giuseppe Giordano, alessandrino originario del piccolo comune della Costiera amalfitana, ha organizzato un convegno e una degustazione che ha visto la partecipazione di quattro delle cinque cantine di Tramonti. Vini in assaggio – da Tintore, Piedirosso, Aglianico, Falanghina e Biancolella – con le pizze che lui ha preparato con il Pizzino, la sua corona brevettata per la preparazione di una pizza alta e soffice, insieme a Francesco Guirdano, patron, con la moglie Pamela, di una deliziosa Trattoria: San Francesco.

Il Convegno, con la programmata partecipazione del noto Maestro dolciere Salvatore De Riso e moderato dalla sottoscritta, ha visto i saluti introduttivi del sindaco di Tramonti Antonio Giordano. L’amministrazione ha ribadito la propria disponibilità a supportare il progetto di ricostruzione storica della Storia dei Pizzaioli di Tramonti, tramontani emigrati a metà anni Cinquanta in cerca di fortuna che hanno costruito con fatica fortune incredibili al nord Italia, richiamando pian piano altri tramontani.

La dinamica di questa emigrazione massiccia in sei regioni del Nord Italia è stata spiegata dall’antropologo dell’Università di Torino Carlo Capello. Che ha spiegato come essa abbia una serie di caratteri specifici: una emigrazione di carattere imprenditoriale e del tutto concentrata nel settore della ristorazione e dell’artigianato alimentare.

Giuseppe Giordano, è tornato a spiegare i motivi che lo hanno spinto a volere ricostruire la storia dei suoi concittadini emigrati e a disegnare le prossime tappe del progetto che agisce tramite la pagina storiadeipizzaioliditramonti che riceve ogni giorno centinaia di contatti. Le interviste condotte ad Alessandria hanno rivelato l’opportunità di questo lavoro. La ricerca dei pionieri, i primi che si sono mossi, sta facendo emergere storie incredibili di sacrifici e fatiche coronati da successo.
“In più di una occasione il professore Capello ed io abbiamo dirci come una semplice cosa spingeva i tramontani  lasciare la propria terra per andare incontro a un futuro più incerto della propria misera esistenza: il macchinone”. I tramontani arricchitisi al Nord producendo latticini o facendo la pizza secondo la tradizione radicata nel paese d’origine e risalente all’uso di fare il pane in casa, tornavano al paese con le macchine di grossa cilindrata lasciando a bocca aperta i concittadini. “La sana invidia” ha detto Giordano, è stato il motore per farsi coraggio, mettere insieme le proprie poche cose  e la famiglia e partire. Ma è stata – ha continuato Giordano – quella stessa invidia, poi, il più potente fattore disaggregante di questa numerosissima comunità che conta centinaia e centinaia di locali in tutta Italia e che ha portato la pizza campana e i latticini in tutto il Nord, lì dove erano del tutto sconosciuti.

In conclusione del convegno, la proiezione della prima puntata del Tg di Tramonti che vede impegnata una piccola motivata redazione di giovani del paese coordinati da Carmine Pisacane e Giovanni Russo. Un modo, ha raccontato il sindaco, per essere informati su cosa accade nel paese e nei dintorni, uno dei progetti che il comune sta per mettere in piedi. Tra gli altri, quello davvero interessante ed opportuno, del censimento delle vigne storiche in collaborazione con l’Associazione Vitae. Ceppi secolari di Tintore, Piedirosso e non solo che fanno di Tramonti uno strepitoso scrigno di biodiversità.

Le mie scoperte a Tramonti
Almeno tre. Una Birra, un paio di vini e una Trattoria deliziosa. Birrà, il progetto di un tramontano realizzato con una varietà di farro autoctona del piccolo paese, è alla sua prima cotta. Un po’ di bottiglie,  prodotte per ora nello stabilimento di Karma, in attesa dei proprio. In autunno il lancio di quella aromatizzata alle castagne.

Birrà

Terre Operose, in fazzoletto di terra quale Tramonti è, che conta bel quattro cantine inserite nella Guida Slow Wine 2013, è nata un paio di anni fa da conferitori di uve. Di sicuro interesse, in degustazione, il bianco base: un vino da tavola cui non manca corpo e carattere.  Profumato di frutta esotica croccante e macchia mediterranea. Pieno e lungo. Sicuramente con un rapporto prezzo qualità di estremo interesse.
Infine la Trattoria San Francesco. Il pranzo con il Pizzino, farcito alla Marinara, con Rucola e pomodoro, con olive e Fior di Latte e in numerosi altri modi, si è svolto qui, non lontano dalla sede del Comune.

i proprietari della Pizzeria Trattoria San Francesco di Tramonti

 

pizzino marinaro

Squisiti ospiti di questa trattoria pizzeria rustica e accogliente da 40 posti sono i Giordano, marito e moglie. Quindici anni fa la hanno avviata recuperando una  vecchia cantina malandata della famiglia di lui portata avanti da un fratello del nonno di Francesco. Oggi questo localino, che conserva tanti piccoli oggetti di famiglia e che parla della armonia di questa coppia nella quale lei è in cucina e lui al banco delle pizze, è un chicca deliziosa che merita una visita quando sarete a Tramonti in giro per vigne. Offre i salumi, le carni e il latticini locali messi insieme con la fantasia di Pamela e la determinazione di Francesco a valorizzare i prodotti della propria terra, oltre che le tante risorse artistiche disseminate e misconosciute di questa cresta imbelle dei Monti Lattari. L’ultima sua creatura è un piccolo Museo della civiltà contadina che ha messo insieme con gli oggetti di famiglia e le donazioni dei paesani. Si trova in una vecchia cantina del XIX secolo, proprio dietro il ristorante.

 Venite qui, scoprite il Tintore di Tramonti, la sua cucina tradizionale e vi sentire in pace con il mondo.

 

Foto di Monica Piscitelli

Un commento

  • UNO DI LORO

    (9 aprile 2013 - 23:13)

    Non ho capito chi avete intevitato .sul motivo del emigrazione dei tramontani verso il nord .vi prego non banalizate con una cazzata come (O MACCHINONE) I VERI MOTIVI ERANO BEN PIU NOBILI . ED ,ERANO UN FUTURO MIGLIORE PER LORO E PER LE LORO FAMIGLIE, COSTRUIRSI UNA CASA AL PAESE DOVE TORNARE A RIPOSARE DOPO TANTI SACRIFICI E MOLTI SONO MORTI PRIMA DI REALIZARE QUEL SOGNO. QUINDI SE PROPRIO SI VUOLE SCRIVERE LA STORIA CHE PER ALTRO E GIA STATA SCRITTA CON I TANTI SUCCESSI OTTENUTI. MA SE PROPRIO LO SI VUOL FAR LO SI FACCIA CON SERIETA E OBIETIVITA .

    SALUTI CORDIALI DA UNO DI LORO

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