Corte Normanna, le sorprese del bianco in legno

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10 luglio 2003

Con l’acciaio fiano e greco offrono il meglio, la falanghina riserva sorprese quando incontra il legno. Il motivo è semplice: diventato il bianco del consumo di massa nelle piazze di Napoli sono rimasti davvero in pochi a curare questo esuberante vitigno lavico come si deve, tanto qualsiasi cosa si chiami Falanghina viene immediatamente venduta e bevuta. Sputtanata, insomma, come è avvenuto con il trebbiano in Abruzzo.
Ecco perché ci piacciono i produttori che insistono sulla qualità. La Palombaia, questa la versione in legno creata dall’enologo Roberto Mazzer per Corte Normanna a Guardia (Contrada Sapenzie, 20. Telefono 0824.817004), si sposa davvero bene con la cucina di mare della costa. Ecco come va il mondo del vino: l’azienda è stata fondata nel 1927 ma solo dopo 70 anni c’è stata la svolta con la etichettatura, il lavoro di concentrazione in vigna. La Palombaia non è solo incontro con il legno, ma anche raccolta ritardata su vigne sdraiate al sole come belle signore in spiaggia.
I fratelli Alfredo e Gaetano Falluto appartengono alla nuova generazione che sta cambiando il volto del vino in Campania, un ritorno alla terra come da decenni non avveniva più nelle campagne della Campania. Lavorare in vigna è sicuramente più appagante di un lavoro impiegatizio in mezzo alla smog dove mancano gli spazi.
Ed è questo riequilibrio secolare che fa più buona questa falanghina presentata anche in altre due versioni: quella base vissuta solo con l’acciaio e il Porta dell’Olmo, primo passito doc del Sannio parente dell’altro esperimento riuscito a Villa Matilde chiamato Eleusi.
Insomma, con l’arrivo dell’estate è il momento di rilanciare i grandi bianchi della Campania rivissuti fuori dagli schemi.
La Falanghina è sicuramente tra quelli che vanno ripresi anche con un restyling accurato d’immagine ed è per questo che aspettiamo con impazienza la seconda edizione di Falanghina Felix organizzata a settembre da Nicola Matarazzo.