di Lello Tornatore – Tenuta Montelaura
Cosa mangiano i degustatori slowine? L’esigenza di essere sempre lucidi durante tutto l’arco della due giorni appena tenutasi, ci ha dettato delle regole molto stringenti rispetto al menu che abbiamo proposto.
Naturalmente ci siamo tenuti molto, ma molto leggeri, al limite di una sommossa collettiva del gruppo, seguendo il criterio di largheggiare (relativamente) solo a cena. Ciononostante, siamo stati costretti a modifiche, leggasi integrazioni, in corso d’opera al secondo giorno. Avrei voluto esprimermi a livelli altissimi, (sono o non sono “il cuoco della nazionale”?) come sono solito fare quando sono alle prese con le mie pezzogne, ma il Pigna mi ha tarpato le ali e “democraticamente” mi ha imposto il seguente menu.
Si inizia dallo “spuntino” della domenica sera, alle ore ventitre con un esterefatto Giancarlo Gariglio, che alla mia domanda, ” hai bisogno di mangiare qualcosa?” mi rispose tuffandosi letteralmente sul solito prosciutto di montone, che esibisco generalmente quando ho commensali che di vino e relativi abbinamenti ne sanno quanto (in questo caso molto più di) me. La Marina (Alaimo) con nonchalance e con tono da concessione, semplifichiamo…non ho fame, ma se proprio insistete, assaggio qualcosa.
Del Pigna, c’č bisogno che vi scriva… ? Consuntivo: il prosciutto di montone, come si dice, ridotto all’osso, ma davvero!!!
Mezza pezza di carmasciano, un vassoio di prosciuttino e una soppressata di quei “signori” che mangiano due volte le mele, puff…spariti. ” A nanna, che domattina ci tocca essere in forma “, dice big Luciano…
Lunedì, lauta colazione a base di caprese alla nocciola (siamo in Irpinia…), panettone al finocchietto selvatico e “soffice” alle pere, tutto a base di uova, non quelle di Maffi, ma delle galline di Tenuta Montelaura che pasteggiano a base di Fiano di Avellino docg, mica a Selosse qualsiasi (d’altronde dobbiamo valutare Fiano, mica chardonnay o cabernet)… Finalmente si fanno le ore 13; 30, si va a pranzo!
Ma quando mai…il Pigna dice ” ci vogliamo fare quest’altra batteria, così nel pomeriggio iniziamo dai rossi ? “…e si fanno le 14;00!!! Andiamo a tavola, menu concordato direttamente da Lucywine con la Flavia: fusilli, fiori di zucca e podolico per primo e…basta così. Come, basta così? Si, dobbiamo essere lucidi per la degustazione del pomeriggio. E c’è voluto il bello ed il buono, per strappare solo l’integrazione di un po’ di frutta. Sinceramente, non ce l’ho fatta a vedere la faccia sofferente di Pasquale Carlo e di Alessandro Barletta innanzitutto, ma anche degli altri, e così di soppiatto sono andato in cucina a recuperare qualche altro vassoio di fusilli…!!!
A cena, approfittando di un impegno (enogastronomico, of course) di Lucywine in quel di Portici, ci siamo dati ai bagordi: E giù di ziti, aringa affumicata e pupacchie (per i non Irpini, pepaccelle) per primo, testina d’agnello gratinata e polpette di lingua e guancia d’agnello per secondo e come “fromage”, caciocavallo podolico, ma stagionato a tal punto da farsi riservare l’ulteriore caratterizzazione “di quelli che spaccano la lingua”.
Mi raccomando, non dite niente al Pigna…ma comunque, che vuole, il nostro lavoro l’abbiamo fatto, e pure bene!!! E’ una soddisfazione vedere Giancarlo Gariglio davanti al piatto di ziti, contemplarlo come un bambino davanti a una vetrina di giocattoli, Monica Piscitelli aggredire, nonostante la notevole grazia femminile che normalmente la contraddistingue, la appetitosa testina d’agnello.
Ma quello che ti apriva letteralmente il cuore era mister scarpetta, al secolo Alberto Capasso. Non ricordo un piatto che il grande Alberto non abbia onorato anche di scarpetta (oltre che di bis), un vero intenditore, un uomo dal mangiare (e non solo) slow.
Al mattino del Martedì appena arriva, il Pigna, mi chiede un cappuccino, allontanandosi dal bar e dirigendosi verso la cucina.
Ritorna con uno “scantone”di pane ancora caldo, forno a legna e “criscito” e lo tuffa direttamente nella tazza. Sentenzia : “non c’è cosa più buona del pane caldo con il latte”.
Mangiando, mangiando, bofonchia qualcosa del tipo ” Lello mi raccomando, oggi solo spaghetti al pomodoro”, dico va bene, ma se non mi vuoi far linciare da mia moglie, e ne avrebbe di motivi oltre questo, “falla esprimere almeno con un prodotto della sua terra, la cipolla ramata di Montoro“.
Concesso, però mezza cipolla a testa, intera è troppo pesante…alzo gli occhi al cielo, ma eseguo e comunico alla chef che, per usare un eufemismo, non si dimostra molto soddisfatta del menu ordinato.
Solito rito del bis di spaghetti al pomodoro datterino, proveniente sempre da Montoro, e via con la ramata di Montoro al mosto cotto…un successo per la qualità, ma non per la quantità, e si sapeva…tutti sorpresi a far scarpetta nella salsina al mosto cotto rimasta nei vassoi!!!
Il finale lo conoscete già. Dopo aver ordinato leggerezza, andati via tutti, il Pigna, Franco Martino e Alberto Capasso hanno fatto fuori due soppressate, un pecorino e due bottiglie di vino cone pre-cena!































Esilarante il racconto per chi ha vissuto la realtà. Comunque è stata giusta la scelata di rimanere leggeri, e poi i denti erano così aggrediti dall’acidità e dai tannini dei vini che si faceva fatica a mangiare. La fame però c’era. A fine degustazione avrei mangiato volentieri un buon gelato.
1-se volevi farci ancora una volta soffrire, beh Lello ci sei riuscito.
2-propongo un presidio mobile di tenuta montelaura presente ad ogni evento vinicolo, tanto per stare tranquilli.
3-ti voglio sempre bene!
Bravo Mimmo…mi piace l’idea!!!!
Se potessi delegare qualcuno sul lavoro non mancherei assolutamente a tutto sto’ Ben di Dio.
Lello,prima o poi vi raggiungo e degustazioni wine a parte,le vostre specialita’ le assaggero’ TUTTE:-))
Un saluto alla splendida Flavia!!!
@Luciano,Marina ,Monica, ecc…….una punta di invidia(buona) me la permetete???
Anche se immagino quanto saturi siate.
Ancora mi mangio le mani per non esserci incrociati a Radici Wines, avresti potuto incominciare dal prosciutto di montone…;-))
P.s. Flavia è non vede l’ora di realizzare qualcosa a quattro mani con te…
questa è la cosa piu’ bella, il clima non ingessato e fanatico che si respira in altre guide, invece w la convivialità e la trasparenza, compliments:)
Caro Lello,
il post è lo specchio fedele di queste giornate che, lo capirebbe anche un bambino di due anni, sono costruite da persone appassionate che amano quello che fanno.
L’altro pensiero che mi viene spontaneo è che da oggi non accetto ironia sul tuo lavoro e soprattutto sul risultato dello stesso….quel soffice alle pere fatto con le uova allevate a fiano sembra che parli…
Bravo!
P.S. Preciso che non conosco di persona Lello Tornatore…ma a volte non serve.
Grazie Giuseppe, sei molto caro, alle volte il duro lavoro paga…altro che operazioni di marketing mediante enofrancofilie esasperate e t-shirt varie…;-))))))))))))))))))))))))))))
Si ironizza sulla scarpetta, vedo. Si sottovaluta il rilievo del gesto – talvolta financo atletico – che procura una immersione profonda nei valori tradizionali dell’esperienza gustativa. Visto che Slow Food, oltre a promuovere e tutelare, EDUCA, a fine ottobre la Condotta Vesuvio organizzerà una sorta di minimaster, in una serata, di studio ed approfondimento pratico sul tema: “la scarpetta, da Cenerentola a quello che rimane sotto lo zito alla genovese, passando per la ranfa nel brodo di purpo”. I particolari dopo l’estate.
Quanto ben di Dio… complimenti a Lello e Flavia e, sopratutto, ai nostri degustatori: non sarà stato facile resistere e contenersi…
e poi quella testina di agnello è riuscita a convincere anche me, solitamente perplesso…