Cose che fanno male: la Cassazione respinge il ricorso di Garofalo e conferma il maxisequestro di spaghetti prodotti in Turchia

25/5/2017 49.4 MILA
Massimo Menna
Massimo Menna

Una notizia che ci limitiamo a riportare copiando e incollando dell’Ansa perché, è il caso di dire, non c’è nulla da aggiungere

(Ansa). Confermato dalla Cassazione, per violazione delle norme sul made in Italy, il maxi sequestro nel porto di Genova di circa un milione di chili di spaghetti prodotti in Turchia per il pastificio campano L.Garofalo di Gragnano, noto marchio in vendita anche sugli scaffali della grande distribuzione (controllato dal 2014 al 52% dagli spagnoli della Ebro ndr).
Ad avviso della Cassazione, in maniera “argomentata e logica”, il Tribunale del riesame nel congelare l’ingente carico “ha ritenuto fallaci le indicazioni apposte sulla pasta, tali da ingannare il consumatore sulla provenienza della merce e da integrare l’ipotesi penale”. La scritta ‘made in Turkey’ era poco vedibile e facilmente cancellabile, mentre era in bella vista il richiamo all’Italia e a Gragnano. In particolare, con riferimento alla dicitura sulle confezioni, la Suprema Corte – nella sentenza 25030 che inaugura una linea molto severa in tema di tutela dei brand nazionali – rileva che “mentre i caratteri relativi all’area geografica (‘Napoli Italia’) e alla ditta produttrice (‘prodotta e confezionata for pastificio l.Garofalo spa Via Pastai 42 Gragnano NA Italy’) erano ben evidenti sulla confezione, la dicitura ‘made in Turkey’, sulla base di un esame diretto ad opera degli stessi giudici liguri, era confinata sotto la data di scadenza, poco leggibile e apposta con inchiostro diverso, facilmente rimuovibile”.

L’amministratore delegato della Garofalo, Massimo Menna, in Cassazione ha contestato la sussistenza delle accuse di vendita di prodotti industriali con segni contraffatti, frode contro le industrie nazionali, e violazione del ‘made in Italy’, spiegando che i 2700 colli di pasta della linea ‘Santa Lucia’ erano destinati al mercato africano, al Benin Mali, e la sosta ligure era solo tecnica per l’imbarco delle merci verso l’Atlantico. Secondo la difesa di Menna, non era stato commesso alcun illecito penale perchè la pasta non era per il mercato italiano nè europeo, erano spaghetti in transito da un paese straniero ad altro paese, entrambi extracomunitari, “non era stata posta in essere alcuna attività di sdoganamento funzionale a una commercializzazione in Italia della pasta, solo temporaneamente depositata in area doganale”. Secondo gli ‘ermellini’, invece, correttamente i giudici liguri hanno ritenuto “esservi stata introduzione almeno temporanea nel territorio italiano e risultando la commercializzazione da parte del pastificio Garofalo con sede a Gragnano proprio dalla fattura emessa in favore della ditta francese ‘Franco Africanine del Negoce sas’ con sede a Parigi”.

L’emissione della fattura in Italia rileva come “parte del processo di messa in circolazione della merce” e non importa se “nella fattura è indicata la clausola FOB, ossia l’indicazione del porto di imbarco in Turchia”. Inoltre “il magazzino dove era temporaneamente custodita la merce sequestrata si trova nell’area doganale e quindi in territorio italiano” pertanto – afferma la Cassazione – “anche la presenza temporanea della merce, ancorchè destinata all’estero, appare condotta idonea a integrare l’importazione, nel senso di introduzione, della stessa nel territorio italiano”.
E’ la seconda volta che il maxi sequestro, emesso nell’ottobre 2015, approda in Cassazione che nel giugno 2016 lo aveva annullato con rinvio. Ora il riesame bis dello scorso settembre, è stato convalidato. Nel frattempo la pasta sarà quasi scaduta. (Ansa)

8 commenti

    alberto

    (25 maggio 2017 - 10:39)

    Si, cose che fanno male ai furbetti.

    claudio

    (25 maggio 2017 - 17:01)

    ai Garofalo dovrebbero aggiungere anche una multa corposa, spaghetti fatti in Turchia! Anche fossero per davvero (ma chi ci crede!!) destinati agli africani si tratta comunque di una truffa.

    ANDREA ZINNO

    (25 maggio 2017 - 18:02)

    Quello che mi lascia basito sono le argomentazioni dell’AD di Garofalo, che dice “…i 2700 colli di pasta della linea ‘Santa Lucia’ erano destinati al mercato africano, al Benin Mali, e la sosta ligure era solo tecnica per l’imbarco delle merci verso l’Atlantico…”.

    Come dire, siccome gli spaghetti vanno in Africa, allora è lecito scrivere quello che ci pare (Gragnano, Italy,…) e la normativa conta più della trasparenza e dell’onestà (vedi tutte le disquisizioni sui porti, dogane, magazzini,…).

    Roba da matti…

    luca

    (26 maggio 2017 - 16:52)

    Alberto, Claudio, Andrea condivido.

    Aggiungo che la Garofalo è stata comprata dagli spagnoli. Comandano loro. . . a Napoli(Gragnano).

    E si capisce pure di che. . . PASTA. . . sono fatti i FOOD BLOG.

    Marcello

    (29 maggio 2017 - 10:47)

    La Garofalo ora e’ Spagnola d’Italiano ha solo il nome…

    Francesco Ferraro

    (6 agosto 2017 - 00:02)

    La linea Santa Lucia non è sul mercato italiano, né a mercati europei. È effettivamente destinata al mercato africano. Ciò detto, c’è stata un’irregolarità ed è giusto che si paghi.

      Francesco Ferraro

      (6 agosto 2017 - 00:03)

      *su mercati europei

    giorgia

    (6 agosto 2017 - 15:01)

    Quando chiesi informazioni sulla provenienza del grano mi dissero che potevo stare tranquilla , tutto dalle semole all’acqua utilizzata proveniva da Gragnano. Mi sento presa in giro e dipendenti a parte mi auguro che il Sig Garofalo se ne vada in ….Turchia

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