Costumi politici

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Davvero mi sono consolato di recente: vedo infatti come in Italia non ci siano differenze sul comportamento scostumato dei politici e degli amministratori locali, indipendentemente dalla regione e dallo schieramento a cui appartengono. Questa marmellata indistinta ha infatti prodotto un unico modulo comportamentale abbastanza omogeneo da Nord a Sud, da destra a sinistra.
Prendiamo i convegni e le manifestazioni: non voglio neanche entrare nel merito sulla imperizia, l’ignoranza, la superficialità con cui vengono affrontati da queste persone i temi su cui intervengono.
Mi limito al metodo. Anzitutto il più delle volte il politico o l’amministratore locale è indicato nell’invito o nel comunicato stampa ma in realtà non partecipa proprio. La sua presenza cartacea è un po’ come la pipì dei cani, determina il territorio di appartenenza dentro il quale si svolge l’iniziativa. Rarissimi i casi in cui si ha l’antica abitudine di farsi sostituire da qualcuno. Non si viene e basta, neanche si avverte.
Ma questo è il meno. Sempre il politico arriva in ritardo perché l’Italia è un paese in cui il potere si manifesta sostanzialmente nelle sue forme orientali, cioé la sua fenomenologia è nel marcare la distanza con i cittadini. Dunque il politico o l’amministratore arriva sempre, dico sempre, in ritardo, quando la sala è già piena perché sono gli altri a dover aspettare lui. Appena arriva, il convegno e la manifestazione subiscono un ulteriore rinvio perché si deve sempre concedere prima alle tv, siano le telecamere della Rai o quelle di TelePollenaTrocchia.
Un tempo i politici stavano ai convegni dall’inizio alla fine, spesso si riservavano le conclusioni. Questo avviene solo adesso nelle riunioni interne di partito. In pubblico chiedono di intervenire subito, fanno cambiare la scaletta delle premiazioni o delle relazioni, parlano senza aver ascoltato quello che è stato detto prima e a prescindere da quello che si dirà poi. Infine si alzano e se ne vanno. Un politico, come il cantante di matrimoni, arriva ad essere anche in contemporanea in tre o quattro manifestazioni agendo in questo modo.
Da qualche anno a questa parte anche il mondo dell’enogastronomia si è dovuto confrontare con questo comportamento perché il ceto politico ha intuito visibilità nel cavalcare questo settore che si è svilupato a prescindere, spesso contro, le decisioni del governo e degli enti pubblici locali ma solo grazie alla capacità degli imprenditori privati alle rete create da Slow Food, Ais e Gambero Rosso per citare i network nazionali più importanti.
Trovo incredibile questo modo di fare e mi rendo conto di appartenere ad un mondo che non esiste più perché tutti quelli che sono intorno a me trovano invece normale subire questa scostumatezza senza etica. La cosa più stupefacente è che la loro capacità di incidere sui processi di sviluppo dei territori e dei prodotti è quasi nulla e, quando c’è, è solo deleteria come nel caso di molti fondi europei gestiti al Sud, milioni di euro spesi per la promozione e spesso risolti in abbuffate collettive dei politici e dei loro clientes più contigui.
Mi sono chiesto come sia possibile questo modo di fare e la risposta è semplice: il loro destino, quello dei politici e degli amministratori, non dipende più da noi, ma dai loro giochi interni. Spesso i loro interessi sono in contrasto con quelli dei prodotti e dei territori che dicono di promuovere perché mentre gli imprenditori agiscono sul mercato globale loro si affermano solo attraverso dinamiche estremamente locali. Purtroppo però è difficile evitarli: un sindaco di un  paesino meridionale che si è visto rifiutare le sue singolari richieste ha concesso l’area attigua alle… giostre per far conoscere i prodotti del suo comune! Le sue richieste? Pagare i produttori per farli partecipare! Il finanziamento europeo in questione, inutile dirlo, era di marketing territoriale. Sì, avete capito bene anche se è difficile crederlo: ovunque in Italia gli imprenditori privati arrivano anche pagare per partecipare alle fiere o a manifestazioni che li promuovono, qui dovevano essere pagati! In questi casi, ma su questo ci torneremo, i fondi di Bruxelles non sono visti come un volano di promozione, ma un bottino di cui prendere una parte. Così sarà sino al 2013 se la gestione non passa dagli enti locali direttamente alla Ue e se non c’è un ente neutro che accerta i risultati ottenuti prima di erogare i soldini. La perifrasi mafiosa che si usa in questi casi è: <andare incontro alle esigenze del territorio>.
Se ci fate caso, la loro scostumatezza, la loro incapacità di ascolto, è diventata simile a quella dei magistrati, capaci di fare aspettare le persone ore e ore davanti ai loro uffici senza riceverle, o dei burocrati degli enti pubblici bravi ad ostacolare la soluzione dei problemi fino a che non si trova il modo di oleare il meccanismo inceppato. E, come i magistrati e i burocrati, anche i politici trasmettono sempre la sensazione psicologica di avere altro da fare di più importante altrove, con altri interlocutori e di spendere il loro tempo per gentile concessione. Queste categorie hanno in se stesse e non nelle persone che dovrebbero servire le aspettive di carriera e di miglioramento del loro futuro, perciò hanno sviluppato la gestualità esaminata da Wittfogel nel suo famoso libro Il Dispotismo Orientale. Voi vi chiederete: e se perdono le elezioni? Nulla di grave, cambiano partito così come noi la camicia.
Fare queste osservazioni non significa essere antipolitici, sono loro l’antipolitica.