Da Max Laudadio a Stefano Bianchi: la tv come manganello sull’agroalimentare di qualità

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Max Laudadio e Stefano Bianchi

Dopo la puntata di Servizio Pubblico sulla mozzarella di bufala nella quale è stato attaccato l’unico consorzio del Sud che funziona, forse perché non controllato dai politici, mi è tornato come d’incanto il ricordo della serie Fornelli Polemici su Striscia La Notiza nella quale si prese di mira la cucina molecolare e si colpì, tra gi altri,  Massimo Bottura, considerato uno dei migliori cuochi del mondo.

Gli effetti lunghi e profondi di quella trasmissione, considerata stupida da chiunque abbia un minimo di intelligenza, sul senso comune l’ho misurato questa estate quando Adrià ha fatto un giro in Campania suscitando reazioni negative da parte degli amanti della cucina tradizionalista.
L’operazione fu devastante dal punto di vista culturale: la cucina che più ha studiato il rapporto tra le tecniche di cotture e la materia fu assimilata alla stregoneria e descritta come un rischio per la salute delle persone.
I filmati di Striscia li ricordiamo: nessuna possibilità di replica, slogan, interviste rubate, tagliate, censurate. Come si costruisce uno show.
Era il 2009, i venti di crisi soffiavano sull’Italia e la voglia di tradizione rassicurante fu il collante che mise insieme una serie di puntate che fecero grande audience.
Protagonista scelto da Ricci fu Max Laudadio. Non importava se si attaccava un settore che funzionava con argomenti labili e senza fondamento, lo scopo alla fine era fare audience, e per farlo si deve sempre scegliere qualcosa da abbattere. Allora il mondo dei cuochi era sostanzialmente estraneo alla tv e la cosa andò liscia.

Quattro anni dopo la storia si ripete con la mozzarella di bufala a Servizio Pubblico. Paure ancestrali, pregiudizi, slogan, interviste tagliate, censurate e verità nascoste. Tutto per costruire uno show e raggiungere il più alto share possibile (mi pare sia stato solo il 6%).

Anche la Gabanelli fece una operazione del genere sul vino, più o meno con la stessa capacità di approfondimento che ha mostrato di avere quando ha fatto il servizio sul blog di Grillo. Una delle frasi profonde della Gabanelli è: “amo il vino e le patatine fritte, ma se le mangiassi a colazione pranzo e cena avrei il fegato a pezzi a 20 anni”. Cosa che succederebbe con qualsiasi alimento esclusa l’acqua.

Mi domando: ma per fare audience è necessario distruggere l’Italia che funziona? L’unica che esporta, impiega giovani, restituisce una speranza, conserva la manualità? Come mail le multinazionali del cibo sono esenti? Forse perché sono uelle che fanno più pubbicità?

Ricci, Santoro e la Gabanelli sono un po’ i grandi vecchi della televisione, conoscono il meccanismo televisivo come Berlusconi quello elettorale. Il loro interesse è fare audience, dunque pubblicità. I contenuti sono un accessorio, qualcosa che deve essere funzionale a questo scopo ultimo e supremo.

Queste operazioni si possono fare con i vari Iago del settore preso di mira: il cuoco condannato a restare secondo, il critico che non è arrivato alla direzione di una guida, produttori incapaci di confrontarsi direttamente dentro un Consorzio e allevatori miopi.

Il punto su queste vicende non è quello di coprire magagne o imbrogli, ma capire sino in fondo che queste cose non importano nulla neanche a chi fa la trasmissione, perché la sfida tra canali è prendere share.

Il Servizio Pubblico, quello vero di un tempo prima che arrivasse la televisione commerciale ad imporre il proprio modello anche sull’azienda di Stato, curava le inchieste nei dettagli e non si curava di fare audience, puntava a scavare, raccontare, approfondire.
Ve li immaginate i vari Zavoli o Joe Marrazzo chiedere alla folla chi crocefiggere?

I produttori di qualità lo sappiamo bene quando iniziano il loro cammino: oltre al burocrate che nega i permessi, oltre ai controlli di Adl, Nas, Comune, Provincia, regione, Esattoria, Ispettorato del Lavoro, oltre alla concorrenza sul mercato, alle banche da pagare, c’è sempre il rischio che la loro attività possa fare share e messa alla gognaa.

Qual è l’unica difesa possibile? Dispiace dirlo, ma per alcune trasmissioni show quella, vincente, adottata da Grillo: evitarla.
Capire cioé che alla fine è un circo che si autoalimenta, gioca di rimbalzo, si ritrovano nei salotti come negli studi tv.
Se pensate di poter dire la vostra, governarla con gli argomenti, avere un minuto di notorietà vi sbagliate di grosso: è come chiedervi a un rapinatore che vi punta la pistola di lasciarvi i soldi per la benzina.

2 commenti

  • Checco Smile

    (25 giugno 2013 - 09:38)

    Caro Luciano, la tua analisi è giusta, ma permettimi di dire che queste stesse trasmissioni, spesso e volentieri fanno tutto l’opposto. Basti pensare alla puntata della settimana scorsa di Porta a Porta, presente il Ministro De Girolamo, e il tema era valorizzare le produzioni agricole e tutto cio’ che ad esse sono interconesse. Non voglio difendere Mamma Rai, io adoro la Mozzarella e mi è spiaciuto vederla trattare cosi’ male in “una vera Bufala”. L’unica possibilità è quella di fare controinformazione.
    http://www.hopesocialentertainment,com

  • Donato

    (25 giugno 2013 - 15:47)

    Bufale imbottite di medicinali e latte congelato che arriva dall’America non mi sembrano argomenti di poco conto. Se si vuole difendere le nostre eccellenze, c’è bisogno che i produttori onesti vengano protetti e tutelati dallo stato, solo così ci potrà essere un’inversione di tendenza….. Il punto di riferimento per le aziende in difficoltà dovrebbero essere le istituzioni dello stato, non la camorra!

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