Aglianico del Taburno, super degustazione a Torrecuso

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Aglianico del Taburno, le riserve

di Teresa Mincione

A Torrecuso è di scena l’Aglianico! Nel grazioso borgo campano in provincia di Benevento, si è celebrata la quarantesima edizione di VinEstate, manifestazione cult per la promozione della produzione enologica dell’areale del Taburno. Convegni, degustazioni e tavole rotonde il red carpet su cui ha sfilato la Docg, nelle sue declinazioni rosato, rosso e riserva. Una collaborazione a tutto tondo: il Comune di Torrecuso, l’Associazione Aglianico del Taburno, il patrocinio della Regione Campania, della Provincia di Benevento, dell’Ept di Benevento, la Camera di Commercio. Risultato: un gran successo!  La  degustazione di alcune annate provenienti da aziende diverse, svoltasi in un focus tra le splendide mura del Palazzo Caracciolo, struttura medioevale, sede del Museo Enologico di Arte Contemporanea,  ha consentito un sorprendente approfondimento delle potenzialità e variabilità del suddetto vitigno e di scoprire, effettivamente, volti dalle diverse espressioni. Il  futuro della Docg, o quale sia la carta d’identità, sono state le tematiche chiave dell’incontro. Ospiti tra i banchi, Roberto di Meo (pres.  Assoenologi), Pasquale Carlo (giornalista), Mariagrazia De Luca (delegata Ais Benevento), Luciano Pignataro, Lorenzo Colombo, Roberto Giuliani, Stefano Tesi, Antonio Medici, Mimmo Gagliardi.

Entriamo nel vivo.. calici alla mano. La Degustazione ha visto seguire tre batterie di Aglianico del Taburno, nelle diverse versioni: rosato, rosso e riserva.

Rosati:                                                                             

Aglianico del Taburno docg rosato 2013 – Cantine Tora ( Aglianico 100%): Rosa chiaretto carico. Al naso sentori di fragoline di bosco, erbette aromatiche. Fresco, la cui giusta nota sapida colpisce nell’immediatezza. Un buon incontro di acidità e alcolicità (che oscilla dai 12.5 ai 13.5% Vol ). Dal sorso grazioso e piacevole che in chiusura esprime una leggerissima nota amarognola.

Aglianico del Taburno docg rosato 2013 -Cantina del Taburno – Albarosa:  La tipologia del terreno la dice lunga. Le marne argillose calcaree che tipicizzano i vigneti dell’ Albarosa hanno donato al calice un imprinting interessante. Refoli di delicata e sottile mineralità, ben accompagnati dalla nota rossa tipica della piccola frutta rossa. In bocca è sapido con una buona spalla acida che regala piacere e godibilità.

Aglianico del Taburno docg rosato 2013- Terre d’Aglianico: il colore si presenta con una nuance più carica. Al naso la nota fruttata si esprime attraverso refoli di frutta matura e carica.  Sentori di melograno,  fragolina fresca e ribes rosso. Sapido e fresco al palato che fanno di questo calice un buon compagno per abbinamenti.

Aglianico del Taburno docg rosato 2013 – Il Poggio: c’è chi osservandone il colore lo definirebbe rosa cipolla e chi un rosa antico luminoso. Di certo, di evidente diversità cromatica rispetto agli altri campioni in degustazione. Vivace all’olfatto, con leggeri sentori di mela, peonia, melograno e pompelmo. La nota minerale è gradevole.  La spalla acida ha spalle forti per supportare la struttura alcolica. Piacevolmente sapido.

Aglianico del Taburno, i rosati

Qualche riflessione qua e la. Il rosato si sa, è carta conosciuta quanto a difficoltà. Rima a parte,
il rosato da uve Aglianico (del Taburno) non è cosa semplice da ottenere, iniziando dal lavoro in vigna sino a quello che lo separa dalla bottiglia. Trovando derivazione da uve naturalmente cariche di antociani,  (come quelle del Negroamaro, del Primitivo o del Montepulciano) possenti e cariche di acidità, il colore non può non “risentirne” e risultare visivamente più ricco. Un Natural- testimonial verrebbe da dire!  Un vitigno che parla la lingua (colore) della sua terra! Ma ogni medaglia ha il suo rovescio. Vero anche che il mercato, o il consumatore medio, è legato ad un’idea di rosato dal colore tenue, di facile beva, delicato e non eccessivamente strutturato. Come si fa, se l’Aglianico del Taburno nasce forte e carico di estratto? Come intrecciare i due fattori? Una cosa è certa. Mai snaturare un vitigno per andare incontro alle esigenze troppo labili del mercato, e mai dare l’impressione di produrre un “rosso scarico” piuttosto che un (vero) rosato tout court! Un opzione possibile potrebbe essere arricchire di rigore il disciplinare, attraverso un dettagliata tipizzazione sul colore. Ad oggi, purtroppo, non esiste una precisa  e dettagliata tipicità di colore del rosato, giacchè dipende dalla scelta/ gusto del produttore  e dalla durata del contatto delle bucce con il mosto. Il mercato si trova così ad avere una vasta gamma di nuance a disposizione che di certo non concorrono a giovare all’immagine unica di rosato. Occorre che ci si muova tutti verso un progetto comune e specifico che abbia come obiettivo la  versione Rosato. Tirando le fila di questa batteria una cosa è certa: il punto di forza e  fil rouge comune, è l’assenza di versioni piacioni e ruffiane, old stile! Calici piacevoli, caratterizzati da una grande freschezza e acidità. Elemento questo non facile da riscontrare in tema di rosati. Campioni diversi, gradevoli e mai banali!

Rossi:

Aglianico del Taburno Cantina Francesca Doc  2011 Lapillusia: Al naso fiori carnosi rossi, spezie unite a qualche spunto di china. Echi di sottobosco. Trama tannica di rilievo che lo rende spigoloso e poco colloquiale. Incuriosisce e va inteso in prospettiva.  Piace.Da lasciare evolvere.

Aglianico del Taburno Torre dei Chiusi Doc  2010:  Dopo la partenza sui toni scuri di polvere da sparo, inchiostro e humus  si apre ai riassaggi verso sensazioni più fresche. Dà l’idea di un calice enologicamente più lavorato.  A l gusto, un sorso dal tannino presente ma dalla buona acidità.

Aglianico del Taburno la Dormiente Doc  2009: Porpora. Note scure all’olfatto, meno di frutta più di pepe e spezie orientali. In bocca è fresco, sapido e succoso. Continuano i rimandi alle note olfattive percepite. Tipico e centrato.

Aglianico del Taburno Torre del Pagus Doc 2008: naso giocato su toni caldi e scuri. Al palato è altrettanto deciso, con una profonda trama sapida a sostenere la struttura assieme ai tannini. Bocca piena, spigolosa. Molto volume. Toni speziati e spunti terrosi.  In una sola parola..strong! Per gli amanti delle forti emozioni gustative.

Aglianico del Taburno I Colli del Sannio Doc 2007 – Tremisse: sorprende la performance considerando l’annata calda. Presenta una inconsueta nota verde e balsamica. Fresco più del precedente calice.

Aglianico del Taburno Torre ad Oriente Doc 2006- Don Curzetto: Polposo,
carnoso e scattanteEquilibrio perfetto tra tannino e materia. Performance centrata anche per la particolare freschezza che lascia il gusto di un secondo assaggio. Un rapporto strepitoso del vitigno con la sua terra. La sintesi elegante di tutti i calici.

Aglianico del Taburno, i rossi

Corridori di fondo, dal passo lungo e spedito! Corrono oltre le annate questi vini. Per qualcuno potrebbe esser elemento di demerito, ma non lo è se la freschezza ed acidità seguono come ombre. La
pomposità gustolfattiva che si riscontrava nelle versioni dei tempi addietro, può dirsi ( finalmente) sedotta e abbandonata ( si spera)! La tendenza produttiva ha virato verso un vino più asciutto e dai sentori più tipici e scuri. La dolcezza del frutto polputo, fautrice di calici spesso omologati e di scarsa piacevolezza, è tra questi calici assente! Segnale di “avvistamento terra”?  Di certo di una mutata era e forma mentis, tanto in vigna quanto in cantina. Ciò che emerge  in buona forma è la forza dell’Aglianico nella sue componenti chiave: acidità, potenza, freschezza, sapidità e bevibilità. Un cammino verso la giusta direzione  che  certamente sarà foriera di grandi soddisfazioni.

Riserva

Aglianico del Taburno Riserva Terra di Rivolta 2009  – Fattoria la Rivolta: rosso rubino cupo. Al naso propone i tradizionali profumi di frutta rossa seppur accompagnati da una nota verde.  E’ potente, succoso, sapido.  Freschezza e tannicità animano l’assaggio. Le spezie non mancano. Buona bevibilità.

Aglianico del Taburno Riserva Pioniere 2008  – Cavalier Falluto: rubino intenso tipico che tuttavia rispetto alla tessitura cromatica del calice successivo, viaggia su toni di maggior maturità( seppur più giovane di un anno).  Atmosfera aromatica tipicamente fruttata di ribes dove non mancano refoli di spezie e sottobosco. La freschezza gioca un buon sorso, tra una tannicità esigente e una piacevolezza di sorso.

Aglianico del Taburno Riserva La Fortezza Doc 2007:il colore si attarda sul rubino scuro senza mai tradire l’anima dell’Aglianico del Taburno.
Una punta di internazionalità ben sposata con i tratti di spicco del vitigno. Sensazioni di frutta rossa, sottobosco e piccole spezie nere si susseguono man mano che il calice respira nel suo roteare. La giusta freschezza, sapidità e tannicità costituiscono tracce per un buon percorso in divenire.

Aglianico del Taburno Riserva Don Nicola 2007  – Cantine Iannella: Color Rubino intenso, dalla matrice olfattiva introversa e fuori asse che va orientandosi verso note di maturità non perfettamente bilanciata. Echi di cottura vegetale.

Aglianico del Taburno Riserva Vigna Cataratte 2007 – Fontanavecchia : Rubino

Concentrato. Esempio di ciò che l’Aglianico del Taburno può esprimere in potenza, struttura, finezza e classe. Un calice che dimostra dove può giungere la territorialità in un grande vino rosso. Una partenza olfattiva virata sui toni rossi di frutta succosa. Humus e macchia mediterranea si aggiungono dopo qualche istante. Un calice sontuoso ed equilibrato. Teso, intatto, dai tannini piacevolissimi. Freschezza e sapidità in quantità. Finale lungo e da riassaggio. Le ge son fe!