Deliella Nero d’Avola Sicilia IGT 2008 Feudo Principi di Butera | Voto 87/100

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Domenico Zonin


Feudo Principi di Butera

Uve: nero d’Avola 100%

Prezzo in cantina:  25 euro

Fermentazione e maturazione: acciaio, legno e vetro

 

Colore: 5/5  Naso: 28/30  Palato: 27/30  Non Omologazione: 27/35


Viaggiare da Castelvetrano (TP) a Butera (CL), lungo un significativo tratto della S.S.115, percorrendo poco meno di 200 km in 3 ore circa non è sicuramente uno scherzo. Si tratta di una delle strade statali più lunghe (ben 382 km), che collega Trapani a Siracusa, due lembi estremi dell’Isola del Sole. Il suo percorso coincide in larga parte con la linea costiera occidentale, meridionale e sud-orientale. Ed è sorprendente osservare come cambia il paesaggio del variegato “continente” siciliano. Finalmente raggiungiamo l’azienda intorno alle 16:30, accolti da un suggestivo ed emozionante tramonto. Feudo Principi di Butera è una splendida tenuta che appartenne alle nobili dinastie dei Branciforti e dei Lanza di Scalea. Sembra che il primo siciliano nominato principe sia stato proprio Ambrogio Branciforti con il titolo di “Principe di Butera”. L’azienda, acquistata dalla famiglia Zonin nel 1997, espressione di una grande e munifica opera di recupero, si estende complessivamente per 320 ettari, di cui 188 coltivati a vigna. Terreni marnoso-calcarei ricchi di scheletro, in grado di conferire ai vini soprattutto eleganza e finezza.

Da sx Giovanna Lazzari (Press & Communication Manager), Claudio Galosi (enologo) and...me

 

Feudo Principi di Butera

Oggi la direzione tecnica è affidata al giovane (non ha ancora 30 anni) e brillante enologo Claudio Galosi che ha dato un nuovo impulso all’intera produzione della tenuta (in media circa 1 milione di bottiglie annue). Il direttore dell’azienda è Francesco Fogolin.

Batteria in degustazione

 

I vini

Durante la degustazione, ho avuto modo di conoscere sia lui che i suoi vini. E’ sicuramente una curiosa coincidenza, ma la somiglianza è davvero impressionante. I vini sono discreti, composti, ma non timidi. Poi, una volta a loro agio, tendono ad aprirsi, mantenendo comunque, qull’aplomb, quella integrità, quello stile che sembra contraddistinguere il giovane winemaker. Vini seri, ma dal timbro moderno, evoluto, sostanzialmente di facile approccio.

Il protagonista

 

Il talloncino in basso a dx con la scritta Gianni Zonin Vineyards garantisce che quel vino è destinato solo al canale Ho.Re.Ca.

Inzolia 2011: intenso attacco olfattivo deliziosamente floreale. Gradevolissima ed equilibrata freschezza esaltata da una nota sapido-minerale davvero significativa. Evoca i ricordi di un aperitivo urbano in compagnia di una cara amica che all’improvviso ti confessa di essere innamorata di te. Stupore.

Feudo Principi di Butera

Chardonnay 2011: Frutta gialla e cenni agrumati. Interessanti, anche se timide, le note erbacee in sottofondo. E’ un bianco decisamente più “grasso” rispetto al primo, sempre molto elegante e caratteristico. Esprime orgogliosamente il vitigno da cui è originato. Ed in modo non banale, né scontato. La bocca è piena, decisa. E fresca. Una fuga romantica, in un ristorantino fuori porta di buon livello. Nel piatto un filetto di dentice al sale con contorno di puré di sedano. Serenità.

Nero d’Avola 2010: bocca fresca e decisamente giovane, con tannini abbastanza morbidi ed eleganti. Spezie e frutta rossa a velocità di crociera. Classico in purezza di medio corpo e di buona bevibilità ed equilibrio. Mi ricorda i pranzi della domenica a casa, quando mio padre, anziché il solito rosso sfuso, stappava e metteva in tavola una buona bottiglia di rosso, sempre diversa, ma sempre di buon livello e quasi mai troppo impegnativa. Familiarità.

DeGustando....

Symposio 2010: taglio bordolese tutto siciliano davvero interessante, anche se ancora un po’ chiuso. Bocca piena con tannini dolci molto gradevoli. Si avverte sullo sfondo un frutto strepitoso ed una grande concentrazione, con una longevità potenziale tutta da verificare. Buona la persistenza finale. Probabilmente andava stappato qualche tempo prima, per consentirgli una buona apertura e di farsi apprezzare in tutta la sua unicità. Una cena con un vecchio amico, di quelli con cui, da troppo tempo, non fai una bella chiacchierata… Carré di suino nero nel piatto e tutta la serata davanti. Libertà.

Tappi

Ed infine, “l’ammiraglia” della tenuta: Deliella Nero d’Avola, vendemmia 2008. Il vero Principe. L’impianto del vigneto risale al 1998, su input di Franco Giacosa, enologo di lungo corso proveniente dalla Duca di Salaparuta e già “padre” del Duca Enrico, praticamente il primo Nero d’Avola in purezza di alto posizionamento in assoluto. Anche il Deliella è l’espressione di quel forte intento di valorizzazione del vitigno autoctono che, in tempi non sospetti, mosse l’animo del noto winemaker piemontese. Poco meno di 5 ettari di estensione, circa 300 m di altitudine, e una densità di 5400 ceppi per ettaro.

Tonneaux da 350 litri in rovere di Allier

Allevamento a cordone speronato, con vendemmia rigorosamente manuale per una resa annua di circa 45 q/Ha. Tonneaux di rovere di Allier da 350 litri e botti di rovere di Slavonia da 30 Hl per 18 mesi e almeno altri 12 mesi in bottiglia. Circa 15.000 bottiglie prodotte per il 2008, un’annata caratterizzata da un andamento climatico regolare.

Botti in rovere di Slavonia da 30 Hl

Grande consistenza ben evidente lungo le pareti del calice. Il colore, intenso e vivace, presenta ancora sfumature chiaramente espressive se non della sua giovinezza, almeno del suo notevole potenziale evolutivo. Il naso è gioiosamente intenso e complesso.

La suggestiva corte interna del baglio principesco

Prugna ed altri frutti rossi, spezie dolci, tabacco, liquirizia. Da buon Nero d’Avola cresciuto nelle terre elettive, è ineluttabilmente vibrante, ma non nervoso. Si avverte una bella tensione, ma sostenuta, controllata. E anche qui discrezione, eleganza, pacatezza. I tannini dolci ed una bella speziatura si fondono insieme in una bocca intensamente piacevole e carica di complessità. Esprime finezza e autorevolezza al tempo stesso.

Stemma dei principi Branciforti riprodotto su uno dei muri della bottaia

Nessuna legnosità. Segno di un sapiente uso del rovere. Buona la persistenza, con un cioccolatoso e piacevolissimo finale di amarena e marasca spiritose. Vini come il Deliella sono in grado di restituire a questa nobile cultivar tutta la dignità che gli spetta. Senza alcun dubbio, ci sono in Sicilia altre zone, che hanno dato origine a interpretazioni enologiche diverse per questo vitigno, e tutte degne di nota. Ma aldilà delle differenze, ritengo che è proprio su questi suoli calcarei che il nero d’Avola è davvero in grado di esprimersi in tutto il suo enorme potenziale.

Nero d'Avola allevato a cordone speronato

 

Syrah coltivato a Guyot

Un amico cacciatore, ormai in età avanzata, fino a 7-8 anni fa mi invitava spesso quando doveva svuotare il suo freezer zeppo di cacciagione di ogni tipo. Ed era proprio in quelle serate che mi divertivo ad abbinare a quei piatti indimenticabili vini di alto lignaggio, non sempre siciliani… Il Deliella 2008 me lo immagino abbinato a della selvaggina ben frollata, cacciata (e cucinata) possibilmente in tenuta, che a detta del giovane enologo, sarebbe ricca di conigli selvatici, ma in questo caso, la peculiare freschezza del rosso nostrano mi spinge piuttosto verso il laghetto realizzato di recente, che ospita ormai specie volatili di gran pregio. Penso ad un germano reale in salmì o brasato con lo stesso vino, o ad un misto di pennuti in casseruola (folaghe, quaglie, gallinelle d’acqua, marvizi, alzavole). A fine dicembre sono ben 3 anni di regime sostanzialmente vegetariano, ma quando hai certi vini nel calice non puoi certo pensare ad uno sformato di cavolfiore….

La strepitosa e singolare torta preparata per la Festa della Vendemmia...

Partecipiamo con entusiasmo alla Festa della Vendemmia, organizzata soprattutto per i dipendenti dell’azienda e pochi altri invitati (alcuni amici e qualche wine writer). Il giovane vicepresidente, Domenico Zonin, mette tutti a proprio agio e si dimostra un perfetto anfitrione. Mi colpisce soprattutto per la sua semplicità, i modi gentili e quella invidiabile complicità con cui si rapporta ai suoi giovani e fidati collaboratori. Il Feudo è antico, senza dubbio. Ma l’azienda ha un’anima giovane. Ed è sicuramente questa la sua grande forza. Lasciamo la tenuta alle 23:20, dopo aver cenato e conversato amabilmente. Ci mettiamo in strada, consapevoli del non breve viaggio che ci attende.

La magia del tramonto all'ingresso della tenuta....

E una sola certezza: dove c’è il vino, c’è gioia.

Questa scheda è di Carmelo Corona

Feudo Principi di Butera s.r.l. –  Contrada Deliella –  93011 Butera (CL). Tel. 0934 347726/0934 346766  –  Fax 0934 347851 –  info@feudobutera.it – Enologo: Claudio Galosi – Estensione vigneti: 188 ettari, di proprietà – Estensione vigneto nero d’Avola: circa 5 ettari –  Anno impianto (nero d’Avola): 1998 – Terreno: marnoso-calcareo con buona presenza di scheletro – Vitigni: inzolia, chardonnay, nero d’Avola, syrah, merlot, cabernet sauvignon, petit verdot – Età media dei vigneti aziendali: 12 anni – Primo millesimo imbottigliato: 2000 –  Numero bottiglie prodotte (Nero d’Avola 2008): 15.000 – Totale bottiglie prodotte dall’azienda: 900.000.