Di Majo Norante, aglianico superstar

Letture: 80

23 gennaio 2003

Nessun dubbio, c’è don Luigi sopra tutti: è il rosso simbolo di questa regione sempre incerta tra Campania, Abruzzo e Puglia. Per Luca Maroni è «il primo vino che rende fantastico il fantastico frutto del Molise». Lo produce Alessio Di Majo Norante nella Contrada Ramitelli a Campomarino in provincia di Campobasso (tel. 0875. 57208, sito dimajonorante.com), azienda simbolo ed emergente, impegnata con le viti dall’800. Dal 1968 anche con le etichette e le bottiglie.
Diciamo la verità, è sempre interessante conoscere i vigneti per misurare le influenze culturali sul territorio: ecco allora che tra i 60 ettari in declivo verso i valloni Sciabolone e Madonna Grande di Alessio troviamo i campani falanghina e greco insieme nella bottiglia Biblios e assoluti, dal centro arrivano invece il Sangiovese e il Prugnolo.
Nel don Luigi, il primo molisano a conquistare i tre bicchieri della guida del Gambero Rosso-Slow Food, ci sono il montepulciano all’80 per cento e il tintilia, vitigno poco conosciuto ma diffuso anche in Campania.
Ma la sorpresa quest’anno è costituita dall’aglianico, una vigna di 13 ettari a Madonna Grande dove il terreno è calcareo e argilloso, una condizione ideale per i rossi come ben sanno gli appassionati. Nel Ramitello era stato messo per la prima volta in compagnia del montepulciano con ottimi risultati e soprattutto buon rapporto tra qualità e prezzo. Adesso è in purezza nel Contado, giudicato migliore del don Luigi nell’ultima edizione della guida trebicchierata. Vendemmiato tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, come in Irpinia, questo aglianico si presenta più morbido, soprattutto quando è reduce da un affinamento che può toccare anche i due anni pieni.
Caldo, abbastanza fresco, concentrato, con forti e persistenti sentori di viola e prugna invece del tipico tabacco del Taburno e di Taurasi, il bicchiere si afferma insomma come uno dei più interessanti del panorama nazionale. L’ennesima conferma di questo vitigno da noi preferito ad ogni altro, finalmente ben lavorato da chi non ha fretta e punta in alto.