Disegno di legge sulla Dieta Mediterranea. Un po’ di storia e qualche dettaglio…

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La piramide di Harward

di Antonella Petitti


Accade spesso che attorno ad un termine molto usato vi si aggirino utilizzi e significati alquanto diversi. Ed è quello che succede – facendo una ricerca approfondita – anche quando si parla di “Dieta Mediterranea”.

C’è chi lo usa per definire diete dimagranti, chi ci tiene a sottolineare che significa “stile di vita”, chi ne fa una questione di piramide alimentare, chi semplicemente di paternità. Un termine abusato e deturpato molte volte, un concetto forse liso dal tempo e dai tempi che oggi vedono la Campania al primo posto relativamente all’obesità infantile.

Ma è pur vero – nonostante tutto – che la Dieta Mediterranea è frutto della cultura italiana e del suo life-style, così copiato ed agognato in tutto il mondo. La Dieta Mediterranea è più propriamente quel Sud che – uscito dalla guerra – coltiva il suo orto, vive della salubrità del clima aiutato dal movimento e dai prodotti della terra. Quel Sud che – come spesso accade – fa di necessità virtù e si alimenta largamente di verdure, legumi e cereali.

Ecco perché è interessante l’iniziativa del senatore del PD Alfonso Andria, che si sta facendo promotore di un Disegno di Legge volto alla valorizzazione ed alla promozione della Dieta Mediterranea. Si tratta del numero 3310 della XVI legislatura, ed è il primo tentativo di legiferare in materia.

Un momento della presentazione a Palazzo Capano a Pollica (SA)

UN PO’ DI STORIA

Il nome Dieta Mediterranea nasce con Ancel Keys, ricercatore americano sbarcato in Italia nel 1945. Da quell’anno iniziano i suoi studi che si concentrano soprattutto nel Cilento, a sud della provincia salernitana, e finiscono per celebrare il suo stile di vita e l’alimentazione. Keys e sua moglie si innamorarono a tal punto di quel territorio da eleggerlo a quartier generale per sé e per il loro gruppo di collaboratori e scienziati americani. Così la storia di Pioppi (frazione del comune di Pollica) non fu più la stessa…

DIETA MEDITERRANEA, PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITA’.

Dopo la proclamazione del 16 novembre 2010, a Nairobi, a Patrimonio Immateriale dell’Umanità della Dieta Mediterranea, l’intenzione di Andria e degli altri promotori è di fare dell’Italia la nazione capofila.

Considerato che anche la Spagna, la Grecia ed il Marocco stanno lavorando in nome della stessa, cavalcando – probabilmente e come tutti – il valore che a livello mondiale le viene riconosciuto.

Ma come dargli torto, la Dieta Mediterranea può essere un grande volano per una nazione che dovrebbe puntare di più sul turismo e sull’agro-alimentare, ponendo più attenzione al suo sviluppo ed alla sua crescita.

A Nairobi la Dieta Mediterranea e` stata definita l’ «insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. E’ caratterizzata da un modello nutrizionale che è rimasto costante nel tempo e nello spazio, i cui ingredienti principali sono olio di oliva, cereali, frutta e verdura, fresche o secche, un ammontare moderato di pesce, prodotti lattiero-caseari e carne, numerosi condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusioni, sempre nel rispetto delle convinzioni di ogni comunità». Essa rappresenta dunque non solo uno stile di alimentazione, ma una forma di promozione dell’interazione sociale, realizzata attraverso consuetudini sociali ed eventi festivi, che e` riuscita a dare alla luce «un formidabile corpo di conoscenze, canzoni, proverbi, racconti e leggende».

IL DISEGNO DI LEGGE.

L’articolo 1 si pone la finalità di contribuire a tutelare e promuovere la dieta mediterranea in quanto modello culturale e sociale fondato su un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni legate all’alimentazione e al vivere insieme a stretto contatto con l’ambiente naturale.

L’articolo 2 dà una definizione di «dieta mediterranea», in linea con il dossier presentato dai quattro Paesi promotori della candidatura al patrimonio culturale immateriale UNESCO: l’insieme di pratiche tradizionali, conoscenze e competenze, che vanno dal paesaggio all’alimentazione, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo, caratterizzato da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, tramandato di generazione in generazione, che costituisce un senso di appartenenza e di continuità per le popolazioni coinvolte.

Inoltre, al comma 2, si elencano i principali obiettivi da perseguire, tra cui la promozione di studi e ricerche interdisciplinari sugli effetti della dieta mediterranea sulla salute e sugli stili di vita, anche in chiave di prevenzione delle malattie sociali legate alla nutrizione, la promozione e la diffusione dei prodotti e delle specialità della dieta mediterranea nelle mense e nei sistemi di ristorazione collettiva con la predisposizione di attività formative e divulgative, e, infine, l’intensificazione degli scambi culturali tra le comunità interessate.

Naturalmente gli interventi di valorizzazione della dieta mediterranea sono altresì diretti a promuovere e a sostenere le attività economiche delle comunità rappresentative del modello nutrizionale legato alla dieta.

L’articolo 4 istituisce la «Giornata Nazionale della dieta mediterranea – patrimonio dell’umanità» la quale verrà celebrata il 16 novembre di ogni anno. La giornata verrà celebrata in tutto il territorio nazionale e sarà un occasione per diffondere e dare risalto ai valori della dieta mediterranea. L’articolo 5, al fine di promuovere la diffusione della dieta mediterranea nei servizi di mensa scolastica, stabilisce che in sede di gara d’appalto per l’affidamento e la gestione dei servizi di refezione scolastica e di fornitura di alimenti e prodotti agroalimentari le stazioni pubbliche appaltanti sono tenute a prevedere una riserva di punteggio per le offerte di servizi e forniture rispondenti al modello nutrizionale della dieta mediterranea.

All’articolo 7 è istituito il Fondo per la valorizzazione della dieta mediterranea patrimonio dell’umanità. Il Fondo è pari a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013, 2014 ed è a valere sulle somme assegnate all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) da diverse norme di legge e, allo stato attuale, non ancora spese ed a rischio perenzione.

Al comma 3 di tale articolo, inoltre, viene modificata la legge 20 febbraio 2006, n. 77, al fine di poter ulteriormente valorizzare gli elementi iscritti nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità e nella lista del patrimonio culturale immateriale di urgente salvaguardia della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

Non ho dimenticato di citare l’articolo 3 e l’articolo 6, di cui il primo definisce la creazione di un Comitato tecnico interno al MIPAAF e “senza costi aggiuntivi” – come ha più volte specificato il senatore Andria, mentre il numero 6 è relativo ad un marchio che segnali ai consumatori gli operatori effettivamente impegnati nella valorizzazione della Dieta mediterranea.

IL DDL A POLLICA.

In occasione del Cilento DOC Festival, svoltosi a Pollica, dall’8 al 10 giugno scorso, il senatore ha fatto la prima uscita pubblica per parlare del DDL. Quale sede più appropriata e più evocativa, per parlare di futuro e prospettive. “Penso ad una politica più profonda, meno episodica” – specifica Andria nel suo discorso ricco di ricordi e di storia/e.

Una lunga riflessione a cui sono seguite altre testimonianze di produttori e ristoratori, considerato che sono davvero tanti i promotori della Dieta Mediterranea ed i network sorti qua e là nello stivale.

Come ad esempio quello nato dallo chef Alfonso Iaccarino e da Vincenzo Aita, già assessore all’agricoltura della Regione Campania, a cui si sono aggiunti molti ristoratori campani e pugliesi.

Ora non resta che attendere, seguendo l’iter che il DDL seguirà in Parlamento. L’augurio è che il prossimo 16 novembre si potrà dare il via alla Giornata della Dieta Mediterranea, e non perché abbiamo bisogno di una nuova festa, ma per dare il giusto valore ai tesori propri di una nazione ricca di cultura gastronomica e di tradizioni.