Dom Perignon Rosè a Roma: quattro fantastiche annate con Richard Geoffroy

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Richard Geoffroy e Daniele Maestri
Richard Geoffroy e Daniele Maestri

Un piccolo grande evento organizzato da Dom Perignon e la Fondazione Italiana Sommelier a Roma: quattro annate di Rosè. Una degustazione rara, guidata da Daniele Maestri e da Richard Geoffroy, chef de cave della maison, assente da quasi quattro anni da Roma.

Geoffroy sfoglia la rivista Bibenda
Geoffroy sfoglia la rivista Bibenda con Roberto Greco

Il primo punto fermo di questa bottiglia commercializzata per la prima volta nel 1962 è che si tratta sempre di millesimi. Si tratta di una scelta difficile, filosofica prima ancora che tecnica, basata su uno stile di fondo che pur rispettando la individualità di ciascuna annata è comunque riconoscibile. Il Dom Perignon è il perno del territorio, il Rosé è una bottiglia che consente di esprimere al massimo il Pinot Nero, uva assolutamente straordinaria.
Un vitigno esigente, dice Richard, che non lascia mai una certezza assoluta dal momento in cui viene raccolto a quello della vinificazione. Va seguito in maniera ossessiva. Dom Perignon e Dom Perignon Rosé sono i due poli di questa contraddizione.

Dom Perignon 2004 e 2003
Dom Perignon 2004 e 2003

Dom Perignon Rosè 2004
Annata equilibrata, uscita da poco, senza alcun eccesso, spinta oltre ogni limite possibile. Però non ha richiesto sforzi particolari in cantina e per questo forse è facile da bere. C’è, dice Richard, sempre un rapprto tra lo sforzo di fare un vino e il grado di difficoltà di approccio. Nonostante questo sarà un millesimo da ricordare, non è vero che in Champagne tutto si può prevedere e credo, ribadisce Richard, che questo avrà molte sorprese. Paragonabile in qualche modo al 2000. Il grande lavoro di selezione di 16 cru è quello di trovare un equilibrio ad altissimo livello. Notevole il carattere agrumato che si riscontra anche nel bianco. Tanta energia, tonicità, tipiche del millesimo. In bocca è equilibrato, salino, fresco, lunghissimo.

Dom Perignon Rosé 2003
Annata calda che ha rallentato la fotosintesi, si è vendemmiato in agosto ed è stata la più precoce dal 1922. La decisione vincente è stata quella di raccogliere in anticipo. Chi ha raccolto tardi in questa occassione ha sbagliato. Il vino è leggermente più pieno e morbido ma, specifica Richard, anche in quetso caso non indugia in alcuna mollezza, resta vibrante e impegnativo per il palato e per la testa. Il vino, uscito nel 2012, è integro, senza alcuna ossidazione, ma rispetto ha un carattere più scuro, più sofferto, sofferto dalla mineralità anche se ognuno ha una idea particolare di questo termine. In ogni caso non è prerogativa delle annate fresche.

Dom Perignon Rose 2002

Dom Perignon 2002
Dom Perignon 2002


Altra annata critica e calda, a differenza di quello che è successo in Italia. Le piante hanno subito un pesante stress idrico che ha richiesto un attento monitoraggio. C’era tensione su quello che sarebbe accaduto con questo rosato, ma il risultato è decisamente soddifacente. Al naso prevale la frutta agrumata. La prerogativa di questa annata, dice Richard, è la masticabilità, la possibilità si sentire il vino quasi croccante nel palato. Grandissima freschezza, al palato acidità e succosità fruttata. Un bell’allungo amaro, lungo e preciso.

 

Dom Perignon 1995

Dom Perignon 1995
Dom Perignon 1995

Un vino in cui prevalgono, a sorpresa, gli aspetti minerali e freschi rispetto alla frutta. Le bottiglie procedono nel tempo, spiega Richard, attraverso finestre successive, in genere ogni dieci anni. Questo è sicuramente, afferma lo chef de cave, nella sua seconda fase. L’aspetto sorprendente è che in genere il rosato dopo un certo numero di anni è sempre un po ‘ difficile. In questo caso abbiamo intensità senza pesantezza, su questo concetto si è lavorato sodo.

CONCLUSIONI

I millesimi Dom Perignon in degustazione
I millesimi Dom Perignon in degustazione

Grandissima esperienza, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a vini eterni. Una affermazione scontata, ma sicuramente un riferimento imprescindibile per chi ama lo Champagne. Quello che più colpisce è la capacità di questi Champagne di allearsi con quello che sulla carta un nemico, ossia lo scorrere del tempo. Gli anni aggiungono complessità senza nulla togliere alla freschezza e alla capacità di vibrare, essere vivi, senza alcun cenno di ossidazione.

Un commento

  • Mondelli Francesco

    (11 luglio 2015 - 22:05)

    Bella serata del club Dom Perignon .Solo una precisazione.Come si legge sulla tovaglietta ad organizzare è la fondazione e,non federazione italiana sommelier come detto nel testo.Ad ogni buon conto tutto passa in secondo piano quando si beve a questi livelli .FM.

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