Donpà, un sannita a Venosa

Letture: 109

La prima carezza dell’inverno riaccende il desiderio per il rosso ed eccoci qua ancora una volta nel Vulture, a Venosa oraziana dove si moltiplicano gli investimenti voluti da imprenditori non lucani. Un uomo, un’azienda, un vitigno: dopo Colli Cerentino è la volta allora di Regio Cantina, l’ultima impresa del sannita Paolo Zamparelli, patron di poliedriche attività (albergo, auto, giornali) con la passione per il vino. Alle falde del Vulture, quando la Basilicata degrada verdo la Puglia, ha incontrato Giovanni Montrone e la figlia Isabella e con loro ha lanciato il progetto di una grande cantina, costruita prima della città bianca dove si produce quasi tutto l’Aglianico del Vulture. Il Donpà 2003 è un rosso potente, concentrato, dal colore rosso rubino intenso, intenso e persistente al naso che arricchisce con uno spettro aromatico davvero impressionante in cui frutta e legno sono molto ben bilanciati. Come sempre accade quando parliamo di Aglianico, in bocca si esprime sempre con una spanna in più: mineralità, freschezza, quasi non credevo al mio palato pensando all’annata 2003 e al lavoro di concentrazione necessario per avere quel colore. Questo succede quando la frutta, come si dice, ha del suo da spendere nel bicchiere. Paolo e Giovanni hanno pensato ad una gamma molto ampia, dodici ettari a Venosa e tre a Maschito hanno un potenziale di oltre 150.000 bottiglie anche se per adesso siamo a quota 20.000. C’è il Genesi Aglianico del Vulture doc 2004, acciaio e legno di secondo passaggio, un affare da cinqe euro. Il Solagna, sempre da uve aglianico, lavorato solo in acciaio, un rosso beverino igt e uno splendido rosato, il Donna Fiore, che conferma la qualità della campagna di Paolo da noi ispezionata palmo a palmo mentre il sole di ottobre carezzava i grappoli. Se i rossisti vulturiani si buttassero sul bianco come i bianchisti irpini fanno con il rosso noi faremmo Bingo: sempre Fiano e Moscato hanno dato grande prova di sé sul suolo vulcanico e freddo e ci chiediamo se una media azienda come questa non abbia almeno un ettaro da sottrarre all’aglianico. Ce lo auguriamo perché prediciamo grande risultato. Nel frattempo beviamo il Donpà sulla cucina di carne dell’agriturismo Masseria Rivolta a Striano, dove qualche settimana fa abbiamo incontrato il nostro piatto dell’anno: le linguine di Vicedomini con la ventricella di stocco. Sì, perché un grande vino si riconosce non in astratto, ma se è capace di abbinarsi ai cibi. Proprio come una persona, se la bottiglia non si sa relazionare con il cibo, vale molto poco, non merita la curiosità di cui ha scritto il poeta ellenistico Menandro.