Duca D’Aragona 1998 Salento igt

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CANDIDO
Uva: negroamaro, montepulciano
Fascia di prezzo: da 15 a 20 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Nardò, febbraio 2007. Con Severino Garofano al seminario sull'Aglianico organizzato dalla Condotta Slow Food Neretum

Il tempo, per Sant’Agostino, è solo una dimensione della mente umana, una convenzione finita che prescinde dall’eternità di Dio. Ma il Capitalismo non è Dio. Il vino vive la contraddizione tra il tempo rurale, quello fatto di attese e di cicli annuali sempre uguali, e quello urbano, capitalistico, nel quale si punta alla sua compressione sino, possibilmente, al suo annullamento, ossia all’azzeramento dei costi di stoccaggio.
Nascono così ossimori brutali che stravolgono la verità di un vino, il merlot che avvicina il momento della beva dell’Aglianico è l’esempio più semplice da fare, penoso come l’abbandono del lievito naturale madre in un impasto solo perché impone maggiore attesa. La differenza di un pane tutti la capiscono, non ci vuole molto di più per comprendere quella di un vino. Non devi aver fatto un corso Ais per capire la pena della distruzione della materia.
Proprio il tempo invece è un elemento capace di regalare le maggiori soddisfazione agli appassionati, in primo luogo perché per quanto esperto tu sia l’apertura di una bottiglia è sempre una scommessa, come decidere di vendere un’azione in un dato momento. Poi bisogna considerare quanto il trascorrere degli anni sia prezioso per l’elevamento del vino, la sua continua crescita in complessità aromatica, infine sicuramente il tempo è un parametro di verità per le bottiglie validate dall’attesa e per quelle smascherate.
Il trapasso del passato nel futuro attraverso il presente rende ragione della grandezza di un enologo. La bottiglia è stata scelta da Enzo Scivetti per onorare la tiella d’agnello, patate e lampascioni di Rosario Di Donna (‘U Vulesce): abbiamo infatti dovuto declinare il gentile invito di VinoVip a Cortina perché avevamo già il nostro VinoVip a Cerignola con Antonio Tomacelli e Pasquale Porcelli, poi ovviamente Aglianica a Melfi.
Mentre godevo la compagnia in questo straordinario pranzo Tavoliere riflettevo sulla incredibile modernità dei vini di Severino Garofano. Ha avuto successo, certo, e pure tanto, ma secondo me il meglio deve ancora venire e verrà man mano che le bottiglie di vecchi Gravello, Patriglione, Graticciaia, Notarpanaro e tanti altri rossi nati dal suo genio enologico, verranno bevute nel corso degli anni, quando avranno superato agilmente vini iperconcentrati e muscolosi piuttosto che vanigliati e fruttati di zucchero.
La straordinaria forza di questo 1998 è nella gentilezza di un naso persistente ma non esuberante, nel colore vivo rubino ma unghiato, nella beva fresca e al tempo stesso nella grande autorevolezza nel dominare un piatto che più strutturato e untuoso di così non si può. Il vino nell’abbinamento prende immediatamente il sopravvento, i sapori animali e amidosi fanno appena appena qualche resistenza all’ingresso, poi i tannini morbidi del blend adriatico riescono facilmente ad occupare tutti i punti nevralgici del palato. A questo punto inizia la fusione dei sapori, un gioco di rimbalzo piacevolissimo sino all’equilibrio finale con la chiusa pulita e definitiva.
Il Duca D’Aragona ha, caratterialmente, la forza interiore delle persone timide: sembrano facile da dominare in realtà alla fine ne sei sempre servitore perché ti obbligano ad adeguarsi ai loro tempi decisionali e alle loro risposte. Possiamo infatti affermare di aver fatto bene ad aprire questa bottiglia e ad onorarla nel migliore dei modi possibili, ma al tempo stesso nulla ci avrebbe impedito di stapparla tra una decina di anni.
Allora questa scheda è un avviso ai naviganti. Rispettate questa etichetta perché vi darà grandi soddisfazioni. Oggi questo vino, lo stile considerato superato tra la fine degli anni ’90 e inizio 2000, è invece attuale e davvero moderno perché rispetta il genius loci dei vitigni. Proprio come è accaduto con Pasolini, ci vuole tempo alla massa, a noi villici, per comprendere sino in fondo la capacità di leggere le cose di un intellettuale di razza che vive senza inseguire le mode.
Un vino emozionante. Bellissimo. VinoVip.

Marooned mentre navighi nel mare di grano

Sede a San Donaci, via Armando Diaz 46.
Tel. 0831.635674, fax 0831.634695.
www.candidowines.it
Enologo: Donato Lanati.
Bottiglie prodotte: 2.000.000.
Ettari: 160 di proprietà. Vitigni: negroamaro, primitivo, malvasia nera, cabernet sauvignon, chardonnay, sauvignon, malvasia