Duca Enrico 2004 Sicilia igt

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DUCA DI SALAPARUTA
Uva: nero d’Avola
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione ed affinamento: legno

In principio fu uva da taglio, vino forte e possente, ambìto da molti vini soprattutto del Nord e non solo, incapaci in certe annate addirittura di raggiungere le gradazioni minime utili per fregiarsi della doc, nettare tanto ambìto da lasciarne in certe annate davvero poco sul mercato locale isolano, tanto che tra gli anni 1955 e 1960 si avviò una forte intensificazione della piantagione di vigne a Nero d’Avola tanto nel suo areale di origine, tra Ragusa e Siracusa quanto nelle province siciliane logisticamente più facilmente raggiungibili come Palermo e Trapani, quest’ultima sino ad allora già conosciuta ed apprezzata per essere patria storica del Marsala all’epoca già famoso e ricercato in tutto il mondo. Il Nero d’Avola è noto da un punto di vista ampelografico anche con il sinonimo di Calabrese, versione italianizzata del termine Calavrisi, che significherebbe, secondo alcuni studiosi del settore, Cala di Avola, ovvero, uva venuta da Avola. Il termine Calavrisi infatti deriverebbe da "kaleu aulisi", ove Kaleu significa uva e aulisi Avola. Un’altra origine dell’etimo invece, sicuramente meno evocativa della prima ma a quanto pare più vicina alla realtà locale, conduce a pensare che l’uva venne originariamente così denominata in omaggio alla nobile famiglia della casata “Calabrese” che alla fine dell’800 risultava praticamente proprietaria della maggior parte delle terre coltivate tra le province di Siracusa e Ragusa: in ogni caso, è bene ribadirlo, il vitigno Nero d’Avola non ha nulla a che vedere con la Calabria, dove il vitigno è praticamente assente.
Il Duca Enrico rappresenta nella storia isolana uno dei primi cru a base di questo vitigno proposto con grande slancio alla stessa stregua dei grandi vini italiani dell’epoca, già affermatissimi sul mercato internazionale tra i quali i più blasonati Brunello di Montalcino piuttosto che Barolo e Barbaresco. Siamo nel 1984, agli albori della storia enologica moderna siciliana, costellata sino ad allora dalla grande vocazione ma dall’assoluta misconoscenza da parte del mercato italiano come quello internazionale del monovarietale siciliano. Così l’azienda Duca di Salaparuta assieme a poche altre realtà tra le quali non si può non citare Tasca d’Almerita (Rosso del Conte, poi divenuto un blend) si avviavano a proporre con grande slancio ed orgoglio un Nero d’Avola in purezza, vino che di lì ad una decina d’anni avrebbe iniziato nel bene e nel male con le sue diverse interpretazioni a monopolizzare il mercato internazionale.Il Duca Enrico nasce dai vigneti di proprietà situati nella piana che dal sud-est di Gela risale dolcemente sino a Niscemi, uve allevate esclusivamente ad alberello con un regime produttivo molto rigido e votato a bassissime rese per ettaro, come si usa spesso dire, sino alla "sconvenienza" pur di tirare fuori una materia prima, un frutto straordinariamente integro e di grande espressione. Il colore è di un rosso rubino con una bella vivacità con lievi sfumature granata sull’unghia, mediamente trasparente e di buona consistenza. Il primo naso è invitante su note fruttate mature e floreali passite, si distinguono nitidamente sentori di rosa e viola ma anche ciliegia nera e mirtillo in confettura, un ventaglio di piccoli frutti intensi e persistenti che sembrano caratterizzarlo sostanzialmente lasciando ancora poco spazio in questa sua fase evolutiva (nonostante i 5 anni alle spalle) a sfumature terziarie spesso molto evidenti in vini da Nero d’Avola anche giovani, penso al cosiddetto sentore di goudron (catrame) piuttosto che a tabacco e grafite, indice questo di grande qualità della materia prima e dell’ottimo lavoro svolto in cantina dai tecnici aziendali. In bocca è secco, caldo, particolarmente avvolgente e persistente nella sua trama gustativa caratterizzata da ottima mineralità, un vino senz’altro di corpo, giustamente tannico e di buona profondità. Insomma, frutto in primo piano e grande piacevolezza, un vino da bere con arrosti di maiale o carni tenere appena scottate alla brace, ma come non citare un abbinamento per tradizione tanto evocativo quanto riuscito come con un ottimo Ragusano magari accompagnato da una buona mostarda a base di fichi d’India.
Questa scheda è di Angelo Di Costanzo

Sede a Casteldaccia, via Nazionale
Tel. 091.945201
Sito: http://www.duca.it
Enologo: Carlo Casavecchia
Bottiglie prodotte: 10.000.000
Ettari: 104 più 35 in affitto
Vitigni: inzolia, nero d’Avola, grillo, nerello mascalese, grecanico, chardonnay, cabernet sauvignon, merlot