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Eleano 2004 Aglianico del Vulture doc

21 settembre 2009

ELEANO
Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Alfredo Cordisco e Francesca Grieco

Ossia del Classicismo ai tempi di Facebook
Uno ha sempre paura di usare le parole a vanvera.
Prendi ad esempio, in tema di vino, i tempi in cui ci si accapigliava tra tradizionalisti e modernisti. In Langa si litigava a colpi di rotomaceratore si, rotomaceratore no, a Montalcino accusandosi di uso improprio di barrique (anche di altri vitigni oltre il sangiovese, e neanche tanto tempo fa, ma lasciamo perdere) e così via per il resto d’Italia. C’è chi inneggiava ad Angelo, chi a Riccardo, chi a Baldo.
Io finii tra i tradizionalisti.
Che voleva dire, che ero stagionato?
No non che abbia preso male la cosa, ma è che il termine Tradizionale è una sintesi di un concetto che non ho ancora ben chiaro. Ma Tradizione vuol dire Trasmissione? Trasmissione di usi e consuetudini, di costumi e vattelapesca, no?
E mica i miei usi sono quelli dei romani ai tempi dei romani.
No perché Tradizione, in senso filosofico, è un concetto un pizzichino più ampio e difforme: diciamo che la faccenda è un po’ più dinamica. Si si, in senso filosofico ho scritto ed è inutile che storcete il naso. Un po’ di sano cazzeggio post bicchiere(i) di vino. Qui non ci sono ragionieri che ragionano sui dati: alcol totale, acidità fissa, estratto. Qui proviamo ad andare oltre. Possibilmente dopo un bicchiere(i) di buon vino. Classico, come questo.
Sì, Classico è un termine che mi è sempre piaciuto molto di più. E che vuol dire Classico? E qual è il Classico aglianico del Vulture?
Beh, iniziamo con il dire che organoletticamente parlando in generale di vini rossi, direi che i vini classici sembrano degli Highlander. Li stappi dopo cinque o trent’anni dalla vendemmia e ti paiono immutati. Si, riescono ad avere una costanza, un equilibrio come fosse innato, un’eleganza austera ove manca alcun tipo di forzatura in un senso o nell’altro. Il frutto non è mai troppo, non è quasi mai preponderante, c’è, è croccante, in questo caso da registro di naturalezza espressiva aglianicosa, ossia prugna, ma lo avverti tra mille altre sfumature. I terziari pure ci sono, come fossero innati anche loro. Che so, tabacco ad esempio? C’è. Cuoio? Pure. Le spezie non mancano, quante ne volete fino al chiodo di garofano appena accennato. Echi floreali? Yes ladies e gentleman. E il legno? Fuso. No, non fraintendetemi, non ricominciamo con il barrique si e barrique no, volevo dire: le sensazioni da legno perfettamente integrate. Una certa affumicatura, un cenno di legna arsa e cenere che si nascondono e si fondono con i sentori di grafite imputabili ai terreni vulcanici – l’ormai celebre mineralità – e un leggero alito balsamico.
Ecco, questi vini nel tempo cambiano leggermente, ma si definiscono più che complicarsi, ne acquistano di finezza fino a giungere al loro apice così come il carattere di un uomo nel tempo si definisce mantenendo allo stesso tempo un suo imprinting, una sua coerenza.
Insomma, definizione da dizionario di Classicismo: equilibrio espressivo e sobrietà formale.
Allora registriamo questo vino tra le piccole vigne, nel frattempo che Alfredo Cordisco e Francesca Grieco, i due al comando, decidano dove si pone il loro limite numerico oltre il quale c’è la quantità e non la qualità, nel frattempo in cui si dedicano ai lavori della nuova cantina dove oltre i vini troveranno posto tante belle iniziative che attendiamo con ansia.
E lo facciamo con un altro sorso di questo Classico vino: un sorso teso, profondo e lungo, calorico e saporoso.

Mauro Erro

Sede a Rionero in Vulture, contrada Piazzolla. Tel. 0972.722273. www.eleano.it info@eleano.it Enologo: Cristoforo Pastore. Ettari: 5 di proprietà. Bottiglie prodotte: 25.000. Vitigni: aglianico, moscato.