Enolaboratorio, report sulla degustazione del Soave

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Soave, enolaboratorio a Napoli

di Adele Chiagano

La zona di produzione del Soave – da uve Garganega almeno al 70% e Trebbiano di Soave, Chardonnay e Pinot Bianco per la restante parte – è situata nella parte orientale dell’arco collinare della provincia di Verona (tra Verona e Venezia) e il suo comprensorio rappresenta una delle realtà vitivinicole più importanti del Veneto. Probabilmente è possibile far risalire la presenza della vite almeno a 40 milioni di anni fa, in ogni caso, è agli inizi dell’800 che nasce a Verona una “fabbrica di vino” e cominciano a differenziarsi le produzioni di qualità da quelle di quantità, si comincia a parlare del taglio fra il Trebbiano di Soave e la Garganega come migliore combinazione qualitativa e si cerca di capire quali vigneti siano i più vocati.

Nel 1931 il primo decreto di delimitazione della zona riconosce il Soave, primo fra i vini italiani, come vino “tipico e pregiato”. Da allora la storia del Soave è un crescendo che porta nel 1968 la Doc. Con gli anni ’80 arrivano in zona i primi Chardonnay e Pinot Bianco e nel 1992, quindi, un aggiornamento del disciplinare introduce nel 30% dei vitigni complementari anche queste due varietà accanto al trebbiano di Soave. Nel 1998 arriva la Docg per il Recioto di Soave alla quale si affianca nel 2001 la Docg per il Soave Superiore.

mappa storica soave

Gli ettari di vigneti iscritti alla DOC Soave e Soave Classico sono quasi 6.900, rappresentando dal punto di vista numerico circa un 30% della produzione regionale dei vini qualificati Doc e circa il 40% solo in provincia di Verona. Le aziende viticole interessate sono quasi 3.000.

La zona più antica (1700 ettari), detta anche storica e coincidente con il Soave Classico, si trova sui rilievi collinari dei comuni di Monteforte d’Alpone e Soave. Completano il quadro la sottozona dei Colli Scaligeri (praticamente la zona collinare che interessa i comuni di San Martino Buon Albergo sino a Roncà compresi i rilievi della Val di Mezzane, Val d’Illasi, Val Tramigna e Val d’Alpone) e le pianure.

Soave, un momento della degustazione

Un puzzle complesso di sottozone e vigneti, di specchi e crinali, di coste e declivi, di morfologie ed esposizioni molto differenti: collinare e di pianura, il territorio presenta sfumature e composizioni geologiche diverse perché molto antico. Di natura vulcanica (spesso presenti elementi basaltici) può presentare elementi di natura calcarea o rocce sedimentarie e alluvionali così come la tessitura e la granulometria possono andare dalle argille sino a terreni limosi o più sabbiosi.

Il vitigno garganega, spesso allevato con la vecchia forma della pergola veronese, ha buccia spessa,  grappolo non particolarmente serrato e matura completamente tardivamente (ottobre).

Importanti gli studi che il consorzio sta portando avanti, con la classificazione e la zonazione dei cru storici di Soave.

Soave, i campioni in degustazione

Monteseroni Soave Doc Colli Scaligeri 2006 – Filippi

Da due ettari di vecchie pergole e viti di 60 anni di età nasce il Monteseroni (il cui nome in dialetto suona come “monte dei galli cedroni”), parte dello storico cru Castelcerino, posto però al di là della denominazione e ricadente di conseguenza nella sottozona dei Colli Scaligeri. I terreni oscillano tra basalti di origine vulcanica e matrici calcaree, con esposizione a mezzogiorno e sono posti ai confini di un vecchio bosco di querce. Questo 2006 è di bella espressività, forse ancora oggi troppo incentrato sulle note minerali di roccia marina e iodio con leggeri sbuffi di erbe officinali tra cui spiccano salvia e timo. Il sorso è piacevole e salato nel finale anche se l’alcol tende leggermente a coprirlo.

Calvarino Soave Doc Classico 2006 – Pieropan

La storia della cantina Pieropan ha inizio ai primi dell’ottocento. Oggi, guidata da Leonildo, detto “Nino”, con la moglie Teresita e i due figli Andrea e Dario è, infatti, giunta alla quarta generazione. Calvarino (che significa “piccolo calvario”) è uno dei più celebri e storici cru dell’intera denominazione. L’altitudine oscilla tra i 100 e i 150 metri con pendenza del 12%, l’esposizione è a ovest, il sistema di allevamento a pergola veronese e il terreno basaltico di origine vulcanica. Il loro Calvarino 2006 affinato in solo acciaio all’olfatto colpisce immediatamente per i sentori affumicati e di idrocarburi, aprendosi via via a note più dolci, floreali e balsamiche. Un bouquet complesso che invoglia a non staccare il naso dal calice. Al palato è elegante e leggiadro, sapido anche se nel finale ancora leggermente contratto.

Monte Sella Soave Classico Superiore Docg 2007 – Le Mandolare

Anche questa è una cantina storica di Soave che coltiva, da più di mezzo secolo le uve provenienti dai vigneti di proprietà. Dai vigneti situati sulla parte più alta del “Monte Sella” nell’area di Monte Grande si ricava il loro Soave Classico Superiore. I terreni esposti a sud, est e ovest sono coltivati a pergola veronese, presentano tessitura prevalentemente argillosa con scheletro basaltico scarso. Gli ettari coltivati sono circa tre, siamo sui 190 mt di altitudine con pendenze del 5% e le viti hanno un’età che va dai 40 ai 50 anni. In questo Monte Sella si avvertono inizialmente note speziate riconducibili a legni d’affinamento, poi sentori di frutta gialla e fiori bianchi, ma anche tanto sale. In bocca entra dolce, quasi a richiamare il naso, prosegue polposo lasciando il posto all’acidità e ad una piccola nota amara nel finale.

Pressoni Soave Classico Doc 2008 – Cantina del Castello

Il Pressoni o Monte Pressoni, della Cantina del Castello che sorge nel trecentesco palazzo dei Conti Sambonifacio si trova invece nel “distretto” di Monteforte d’Alpone, sul versante nord-est del Monte Foscarino. Dodici ettari di vigna tra ulivi e sorgenti naturali, con diversi dislivelli del terreno, di origine vulcanica. I terreni si trovano a 280 metri con pendenza del 15%, esposizione a est  e il sistema di allevamento è sia a pergola veronese che a spalliera. Le uve di garganega e trebbiano di Soave vengono vendemmiate nella prima quindicina di ottobre con permanenza “sur lies” per circa 4/5 mesi in acciaio. All’inizio questo Soave Classico si presentava “silenzioso” e un po’ chiuso al naso, ma con il tempo si è aperto regalando belle note minerali, agrumate di lime e pompelmo rosa. Il primo 2008 della batteria che si è fatto sentire in tutto il suo vigore, molto sapido, gran bella acidità sostenuta, ma ancora  giovane.

Contrada Salvarenza Vecchie Vigne Soave Classico Doc 2008 Gini

La presenza dei Gini come viticoltori nel territorio di Monteforte d’Alpone risale al 1600 e un documento di compravendita del 1852 del regno Lombardo-Veneto testimonia l’acquisto da parte di Giuseppe Gini di una vigna nella Contrada Salvarenza, dove la famiglia possedeva terre già nel XVIII secolo. Una delle aziende più affascinanti ed articolate del comprensorio, Olinto, classe 1929, ancora oggi vignaiolo ha saputo trasmettere ai figli Sandro (enologo) e Claudio (agronomo) la sua grande passione. I sei ettari di vigneti in Contrada Salvarenza, dove si trovano anche viti centenarie, sono allevati a pergola veronese, esposti a Sud e Sud-Est, ad un’altitudine di 100 mt. Il naso molto intrigante, fresco e giovane, è una primavera all’olfatto. Glicine, ma anche erbe officinali, timo in particolare e piccola frutta tra cui spicca la dolcezza del gelso bianco. Il sorso è pieno e arriva dritto fino alla fine. Acidità sostenuta e ottima persistenza gustativa.

Staforte Soave Classico Doc 2008 Prà

La famiglia Prà è impegnata nella coltura della vigna da più generazioni, ma solo all’inizio degli anni Ottanta, i fratelli Graziano e Sergio decidono di entrare nel mercato del vino con il proprio prodotto. Il Classico Staforte è l’ultimo nato, una selezione delle migliori uve dei vigneti di 30-40 anni di età dei cru Montegrande, Foscarino, Froscà, Montecroce, Ponsara e Sant’Antonio. In questo campione del 2008 avvertiamo subito all’olfatto note speziate di sandalo, sentori affumicati e di nocciola, ma anche fiori, iris soprattutto ed erbe officinali, origano e timo. Bocca piena e di bella acidità; leggero sbuffo alcolico nel finale.

Questo articolo è pubblicato contemporaneamente su

Ais Napoli

Il Viandante Bevitore

Luciano Pignataro

3 commenti

  • San Martino Buon Albergo It

    (6 ottobre 2010 - 11:11)

    […] Enolaboratorio, report sulla degustazione del Soave « Luciano … Completano il quadro la sottozona dei Colli Scaligeri (praticamente la zona collinare che interessa i comuni di San Martino Buon Albergo sino a Roncà compresi i rilievi della Val di Mezzane, Val d'Illasi, Val Tramigna e Val d'Alpone) e . […]

  • cristiano

    (6 ottobre 2010 - 13:59)

    … 40 milioni di anni fa???? : D

  • Adele Chiagano

    (6 ottobre 2010 - 14:45)

    Si, si tratta di fossili conservati nel Museo di Bolca. Ovviamente siamo nel campo delle ipotesi…:-)

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