Enrico I, l’Aglianico di San Lorenzello

Letture: 97

Dall’Impeto di Torre del Pagus al Gravae Mora di Fontanavecchia, dal Terre di Rivolta di Fattoria la Rivolta al Delius della Cantina del Taburno, davvero l’Aglianico sannita è in grande spolvero nelle bottiglie dei migliori produttori, quasi tutti concentrati fra Torrecuso e Ponte. Una sorpresa che fa il paio con le performances del Vulture: grandi rossi a prezzi da affare per i consumatori, quasi sempre in uscita sotto i dieci euro dalle aziende. Dobbiamo però assegnare la palma del rapporto tra la qualità e il prezzo, una delle prime motivazioni all’acquisto come ci insegna il professore Eugenio Pomarici, ad un rosso di San Lorenzello, il bellissimo comune nel cuore della Valle Telesina famoso per le magnifiche ceramiche, l’antiquariato e i taralli a cui Pasquale Carlo ha di recente dedicato una piccola guida gastronomica. Nasce dalla lettura di questo quaderno del gusto la scoperta e l’assaggio dell’Enrico I voluto da Maurizio Pouchain e dalla moglie Marisa Taffuri, viniviticoltori per diletto tra Ponza e il paesino sannita. Il percorso enologico intrapreso nel 1993 inizia nell’isola borbonica dove su vigneti terrazzati a strapiombo sul mare, si coltivano uve bianche che servono per la produzione delle poche centinaia di bottiglie di Don Ferdinando, spumante metodo classico da uve chardonnay, e Il vino di Bianca, blend ottenuto con biancolella, chardonnay, malvasia e sauvignon. Poi la volontà di produrre un rosso e il nostos verso Benevento iniziato con Valenti e proseguito con Antonio Piracci, direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Gaiole in Chianti. Diciamolo subito, siamo appena sopra i sei euro, un prezzo sbalorditivo per un Aglianico che esce sul mercato a quattro anni dalla vendemmia. È il tempo che occorre per ammorbidire i tannini delle uve che provengono in parte dai vigneti che circondano la cantina (una bella struttura settecentesca) nel cuore del centro sannita e in parte da vigneti in territorio di Torrecuso. L’impianto olfattivo del bicchiere è intenso, imponente, complesso, persistente mentre in bocca si presenta un rosso importante, in grado di competere con i migliori prodotti del Mezzogiorno. Una delle tante sorprese di questa magica estate sannita, che speriamo continui negli anni sino a consolidarsi come tradizione come è avvenuto con il Montevetrano. Il periodo di affinamento in barrique di rovere francese è di 18 mesi, ma quel che colpisce è sostanzialmente il grande equilibrio tra il frutto e il legno. Lo berremo sul cosciotto di maiale cotto al forno con le castagne alla Rete, in quel di Beltiglio di Ceppaloni.