Falanghina 2006 Campi Flegrei doc Contrada Salandra

Letture: 39

Chi mangerebbe un chicco d’uva acerbo? E allora, perché bere vino ancora non pronto? Uno dei comportamenti più insoliti del consumo campano è proprio questo, giacché non si tratta di bianchi piatti e morbidi, bensì di uve sempre con un alto tasso di acidità che ha bisogno di essere digerita con il passare dei mesi dentro la bottiglia. Un Fiano e un Greco aperti un anno dopo la vendemmia, anziché cinque mesi, raddoppiano la loro capacità di espressione. E più passano gli anni meglio è, come del resto abbiamo visto ad Aiello del Sabato nelle degustazioni di Fiano 2003 e 2004 condotte da Raffaele del Franco, Giovanni Ascione e Paolo De Cristofaro. Vale per i due nobili vitigni bianchi irpini ma anche, contrariamente a quello che si pensa, per la Falanghina dei Campi Flegrei. Ecco dunque il nostro dito puntato sulla 2006 di Contrada Salandra perché mentre scriviamo Giuseppe e Sandra Fortunato stanno imbottigliando la 2007 che sarà in commercio in autunno inoltrato, anche nel loro negozio Equo e Solidale Dolci Qualità vicino l’Anfiteatro di Pozzuoli. Partiamo dal terreno dove nasce: un piccolo giardino perfettamente terrazzato nel cuore dei Campi Flegrei, dove Giuseppe ha sistemato anche gli alveari da cui è partito inizialmente per la produzione di miele, proprio come Ilaria e Daniele Di Bartolomeo a Santa Maria di Castellabate nel Cilento. Una coltivazione biologica, molto rispettosa del terreno limoso-argilloso ricco di potassio e una piena identità di vedute con il giovane Antonio Pesce, sue alcune delle interpretazioni più interessanti dal punto di vista caratteriale in Irpinia, sul Vesuvio e, ovviamente, anche qui. Ma c’è una cosa che mi piace di Giuseppe e di sua moglie Sandra: l’idea di un commercio lento e perciò intelligente. Dunque la Falanghina 2006, ricordiamo annata non proprio eccezionale per i bianchi perseguitati dalle piogge e dunque in sofferenza per diluizione, si presenta invece in grande spolvero e dotata di un bel profilo elegante: prevale, come è logico che sia nei Campi Flegrei, la spiccata mineralità sulfurea, ma intorno ci sono tracce gradevoli di frutta bianca, la struttura comunque regge bene la beva, resa dinamica dalla freschezza arzilla e vivace. Un vino ideale per la cucina di pesce, come quella del giovane allievo di Marchesi Marco De Luca del Ristoro degli Angeli nel centro di Salerno: sul suo risotto alla zucca e totanetti, oppure sulla fritturina di paranza è semplicemente perfetto.

Sede a Pozzuoli. Via Tre Piccioni, 40
Tel. 081.8541651 e 081.5265259 (anche fax)
Sito: http://www.dolciqualita.com
Enologo: Antonio Pesce
Bottiglie prodotte: 10.000
Ettari: 2,5 di proprietà
Vitigni: falanghina e piedirosso