Falanghina Campi Flegrei Doc 2008 Contrada Salandra

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Peppino Fortunato, Contrada Salandra

Uva: falanghina
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Aspetto il momento di berla da un paio di settimane. L’ho trattata male: messa in frigo e dimenticata lì con l’intenzione di sfoderarla per l’aperitivo della cena con la mia amica ischitana che mi aveva promesso un Coniglio da Fossa con il pedigree e l’ho lasciata là, visto che il roditore non è arrivato.

La Falanghina di Giuseppe Fortunato l’avevo degustata in occasione di una visita lampo in azienda a febbraio. Ne avevo ammirato il paglierino lampo di luce in cantina mentre le api, in una inaspettata giornata di sole, lavoravano all’impazzata tra le corolle dei pochi fiori disponibili in una giornata di fine inverno. Mi aveva colpito per il suo naso fiorito e di frutta fresca. Un ananas spaccata e non troppo matura. Lo ricordo come fosse stato ieri.
Da quel giorno ci ripensavo.
Ho a cena degli ospiti di riguardo e un Leberwurst, specialità bavarese che adoro, da tirar fuori pretestuosamente. La Falanghina e questo patè di fegato hanno un appuntamento con me. E’ giunta l’ora di aprirli entrambi. Ho anche un Riesling da parte, ma ho deciso di testare l’acidità di questa 2008 convinta che possa accompagnare adeguatamente il pane di segale con quella specialità.
Funzionerà.

E’ di un giallo paglierino carico. Brilla di un pallido sole, di quelli che scalda l’inverno nelle giornate terse e scaldano la pelle. Ha un naso intenso ma non aggressivo che si sintonizza su note, dicevo, di ananas fresca, appena appena matura; di pesca, che dico “percoca”, gialla con quella sua vena appena agre. Le si alterna una polposa albicocca. A tratti vengono fiori bianchi, di sambuco. Il tutto su un tappeto minerale che a tratti è davvero importante restituendo quasi una nota salmastra. Noto che tutte queste note sono suonate al giusto volume, insieme creano un concerto.
In bocca mi piace la pienezza, la suadenza e la lunghezza. Ci sono le note di frutta che erano al naso, ma è la sapidità la protagonista. Trovo perfetto questo bicchiere oggi, subito, che pure conserva una freschezza che mi fa pensare che abbia ancora da sorprendermi. Adesso sono una volta di più certa di avere un’altra freccia in più al mio arco da scoccare la prossima volta quando parlerò di vino campano all’estero.

Questa scheda è di Monica Piscitelli

Sede a Pozzuoli. Via Tre Piccioni, 40 – Tel. 081.8541651 e 081.5265259 (anche fax)  www.dolciqualita.com, Enologo: Antonio Pesce. Bottiglie prodotte: 15.000 Ettari: 2,5 di proprietà e 2 in conduzione. Vitigni: falanghina e piedi rosso.