Falerno del Massico rosso 2003 doc

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VILLA MATILDE

Uva: aglianico e piedirosso
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Signore e signori, ecco un campione del vino meridionale. Qualcuno osserverà: questa è la 250 non la 500. Sarà vero, ma è nella fascia media e in quella medio-bassa che si gioca la vera, grande partita del futuro agricolo, come ben hanno compreso i produttori australiani che stanno conquistando l’America. Signore e signori, qui si parla di vino quotidiano, del bicchiere, insomma, che accompagna la vita di ogni giorno. Già, ma la vita quotidiana di chi? Non più dei contadini e del proletariato urbano abituati all’aceto e al bisolfito, ma quella dei consumatori alfabetizzati che non rinunciano mai alla qualità e che soprattutto amano spendere nel giusto rapporto tra tasca e sensazioni. Il Falerno di Tani e Maria Ida Avallone è sempre stato un po’ questo, la capacità di una azienda di proporsi a buon livello in maniera accettabile per tutti. Ma questo 2003, provato in una degustazione in anteprima aziendale con Riccardo Cotarella e i nostri due cari amici presenta sicuramente una svolta, direi è la consacrazione del rapporto tra l’enologo e questa azienda giunto ormai alla piena maturità di intenti. Il colpo migliore è di essere stato in grado di sostenere l’uva di un’annata siccitosa con la consueta freschezza minerale dell’aglianico che nel blend con il piedirosso è sempre l’anima del bicchiere. Il secondo colpo, a nostro giudizio, è nell’uso del legno da manuale, come piace a chi ne capisce: c’è ma non si sente, o comunque non è invasivo. Non è stata una nostra sensazione, Riccardo ha spiegato le nuove tendenze del mercato anglosassone, quello che detta i gusti, ormai stanco di vini che si tagliano a fette, più impegnato nella ricerca del frutto, della bevibilità e della piacevolezza: un ulteriore vantaggio per i produttori campani e lucani il cui terroir regala senz’altro alle loro bottiglie quella riconoscibilità che è sempre la base di un vino di successo. Un problema in più per quegli enologi e quelle aziende che hanno piallato tutto con il legno. Vanno di moda, ha spiegato sempre Riccardo, quei legni più tranquilli come l’Allier, in passato usati per i bianchi, se non addirittura le barrique di secondo e terzo passaggio che venivano scartate dopo la prima vendemmia. Ma torniamo al nostro Falerno: rosso rubino, intensità e persistenza olfattiva con spiccati sentori di frutta rossa, del palato abbiamo sostanzialmente detto, va aggiunta la morbidezza non esasperata, diremmo in termine tecnico è un vino abbastanza morbido. Il segnale della misura che l’enologo,  impegnato dal 1996 a Villa Matilde, ha ormai preso con le uve: anche lui ha dovuto fare esperienza con vitigni all’epoca sconosciuti e misteriosi. Il risultato è un rosso di grande dignità, direi complesso, che può essere apprezzato sia dal grande degustatore che dall’appassionato. Il preludio ad una grande batteria di bianchi in arrivo tra cui i primi Greco di Tufo e Fiano di Avellino delle nuove proprietà acquisite tra Chianche e Altavilla Irpina ma soprattutto un grandissimo Falerno del Massico bianco 2004 che si prepara a scalare la mia personale Top 20 del Sud se mantiene le premesse dell’anteprima. Vendemmia dopo vendemmia, questa azienda ha saputo produrre e soprattutto ben commerciare trovando quell’equilibrio necessario sia nel periodo del boom, sia adesso in cui il mercato è contratto oltre che un po’ disilluso dalla tante cacchiate propinate a pagamento da finti comunicatori soprattutto negli ultimi cinque anni. Su cosa abbinare il Falerno rosso 2003? Direi su tutta la cucina partenopea con il pomodoro e su carne di vitello o di bufala arrostita. Per capretti e agnelli meglio il Camarato.

Sede a Cellole,  Via Domitiana, 18, Km 4,700. Tel. 0823 932088, fax 0823 932134. E mail: info@fattoriavillamatilde.com , sito www.fattoriavillamatilde.com. Enologo: Riccardo Cotarella. Ettari: 90 di cui 62 vitati. Bottiglie prodotte: 550.000. Vitigni: aglianico, piedirosso, abbuoto, coda di volpe rosso, falanghina, coda di volpe