Fiano di Avellino 1997 doc Mastroberardino | Voto 91/100

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Fiano di Avellino 1997 docg

Uva: fiano di Avellino
Fascia di prezzo: non disponibile
Fermentazione e maturazione: acciaio

Vista 5/5. Naso 26/30. Palato 27/30. Non Omologazione 33/35

Il tempo ti accarezza i capelli, sei di fronte al fascino del Vesuvio, visto dalla Cantinella e Gianni Piezzo è uno dei miei spacciatori di bianchi invecchiati. Lo sa, lo so. Questa bottiglia ballava da tempo e faccio il baratto ben volentieri: a te un Taurasi che mi si restituisce tra una decina d’anni, a me adesso questo Fiano di cui abbiamo parlato qualche mese fa.

Non è colpa mia se sono così padrone del tempo, mi viene naturale: mi piace aspettare la maturazione delle cose e degli uomini, la maratona, il lungo corteggiamento. Sarà per questo motivo che sono sempre più fuori tempo, sempre più attuale.

Il Fiano, si sa, è il mio bianco preferito: dai quattro, cinque anni in poi si inizia ad esprimere in modo sensazionale, è davvero l’inizio di una trascendenza in cui il piacere dei sensi dal palato si trasferisce direttamente nella mente di chi beve.
Il punto è quello straordinario equilibrio in cui la frutta resiste, non smagrisce, direi precisamente evolve, serba una spinta acida sempre elastica ed efficace, poi con il naso si torna ad una dolcezza naturale della frutta dopo il terribile stress della spremitura, della fermentazione, dell’imbottigliamento, della solforosa.

Una dolcezza non stucchevole, quella che ammaliava Titiro, l’essenza passionale del vino. E in questo corredo in cui l’allungo, oltre che dalla freschezza, è dato dalle note tostate, dal principio fumé, ci si perde poi con il naso.
Un Fiano non pensato per vivere lungo, ma immortale.

L’annata, con il tempo, sembra essere più vocata ai bianchi che ai rossi su queste colline nere dove è impossibile tracciare linee rette. Non so se mi è dispiaciuto poterlo bere, voleva i nuovi piatti ben strutturati di Agostino Iacobucci, certo avrebbe avuto ancora vita lunga.
E girava attorno al Breg 1998 di Gravner saltellando instancabile come faceva Cassius Clay con gli avversari a cui lasciava il centro del ring. Bersagli immobili.

Sede ad Atripalda, Via Manfredi, 75-81
Tel. 0825.614111, fax 0825.611431
www.mastroberardino.com
Bottiglie prodotte: 2.500.000
Ettari: 140 di proprietà e 60 in conduzione
Vitigni: aglianico, piedirosso, fiano di Avellino, coda di volpe, greco di Tufo, falanghina

3 commenti

  • raffaele del franco

    (20 dicembre 2011 - 08:10)

    Altro Fiano di Avellino (e che fiano!) sedotto e abbandonato a se stesso. Non lo posso permettere! Un commento anche per lui. E’ quasi Natale siate buoni “DONA UN COMMENTO ANCHE TU”! oppure il 5 per mille all’associazione “Fiani solitari”!

  • Fabrizio Scarpato

    (20 dicembre 2011 - 13:16)

    Il Fiano è destinato ad essere solitario, perché deve farsi attendere, aspettare in un angolo che qualcuno o qualcuna lo scelga per danzare, non necessariamente come Cassius Clay, che comunque era un bellissimo vedere dal punto di vista del boxing. Tuttavia se anche incontrato giovane il Fiano ha la prerogativa di una lunghezza che va oltre l’assaggio, stirandosi pimpante nel corso del tempo: proprio in questi giorni affettavo una mela Fuji e il rimando a un bicchiere d’ottobre è stato immediato. Aspetto Natale per rinverdire le sensazioni con qualche litchi. Contributo consapevole, divertito e orgoglioso all’associazione Fiani Solitari .

  • raffaele del franco

    (20 dicembre 2011 - 17:05)

    Caro Fabrizio non ti conosco e gia mi stai simpatico. Aspetto il 5 per mille, così mi starai ancora più simpatico…
    La solitudine dei fiani primi

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