Fiano di Avellino 2002 doc Mastroberardino

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Fiano di Avellino 2002 Mastroberardino

Quando Ian D’Agata mi ha chiesto di segnalare qualche vino da uve autoctone che rispecchiasse la mia idea di territorio non ho avuto molti dubbi: ho portato la meravigliosa Coda di Volpe 2010 di Perillo, vino magico artigiano, e il Fiano di Mastroberardino.

Già, ma quale annata? Breve consultazione con gli interessati e alla fine la proposta di un 2002, annata difficile, in versione magnum. Dalla degustazione gestita con Ian per conto di Vinitaly International è emersa l’Italia delle mille Italie, dal Trebbiano di Tiberio al Soave di Pieropan, dal Brunello del Marroneto al Chianti 1961 di Frescobaldi sino al Malandrino di Cataldi Madonna.

I due bianchi irpini, come sempre succede, hanno fatto la loro bella figura. La Coda di Volpe ha colpito per la sua suadenza fruttata, l’energia misurata della vena acida, la profondità olfattiva e palatale.

Mastroberardino si è confermato punto di riferimento storico per la Campania: il Fiano 2002, mai pensato per essere degustato in una platea di esperti dopo 13 anni ha retto alla grande, a cominciare dal tappo che era bagnato appena per un quarto.

Segno che si trattava di una bottiglia destinata a durare per ancora moltissimi anni. Proprio lo scorrere del tempo segna la distinzione tra il Fiano e le altre uve.

Tutte, ormai è acclarato, possono durare nel tempo anche se i produttori ancora non ci credono e continuano a produrre le annate come i conservieri le pummarole.

Sono gli appassionati, i ristoratori e gli enotecari più colti che conservano e stappano con calma. Molte Falanghina, Greco, ma anche vini della Costiera, hanno spesso regalato anche emozioni, ma con il Fiano di Avellino si va oltre: non si tratta di resistere al tempo che passa, ma di usarlo come elemento di maturazione e di crescita.

Per questo il Fiano evolve con il passare degli anni in maniera meravigliosa, nella media generale, anche quando si tratta di bottiglie non pensate per questo destino. La 2002, con le sue note di mandorla, l’allungo fumè, i sentori di frutta gialla ben matura e di zafferano, la sua acidità forte e decisiva, è stato sicuramente un bellissimo bicchiere che ha dettato le sensazioni belle di questo Vinitaly.

www.mastroberardino.com

 

3 commenti

  • Lello Tornatore

    (30 aprile 2014 - 09:28)

    Il fiano di Avellino è come una bella ragazza(di cui sono perdutamente innamorato), con il passare del tempo non invecchia…si evolve!!! ;-))

  • Andrea Petrini

    (30 aprile 2014 - 11:22)

    Lello quanto sei saggio!

  • Alberto G.Tricolore

    (30 aprile 2014 - 13:02)

    Fiano, piaciuto sin dall’inizio uno dei primi miei “assaggi”.Anzi fu proprio da Struzziero che acquistai (dubitando) insieme ai rossi, anche fiano e greco di annata precedent
    e, a quella appena uscita.Fu un prof del Tecnico di Avellino ad indirizzarmi ed uno degli Struzziero a chiedermi se volessi anche qualche annata precedente(io novellino declinai con ignoranza). Avevano gia’ ragione una quindicina di anni fa.

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