Fiano di Avellino 2004 docg Clelia Romano | Voto 95/100

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Fiano di Avellino 2004 Clelia Romano

Uva: fiano di Avellino
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Vista 5/5/. Naso 29/30. Palato 29/30. Non Omologazione 32/35

Cambiare tutto per non cambiare niente o non cambiare niente per cambiare tutto? Nel vino funziona sicuramente la seconda parte del gioco dialettico marxiano in cui nome e predicato si invertono. Clelia Romanoha sempre lo stesso protocollo ormai da vent’anni, lo stesso enologo, le stesse etichette. Così diventa un classico.
A dieci anni dalla vendemmia, infatti, questo bianco conferma l’assoluta perfezione stilistica a cominciare da un naso di grande fascino e decisamente mutevole perché dopo la frutta (nocipesche/pera evoluta) subentrano sentori di zafferano, salvia, menta, scorza di cedro candita, cenni sulfurei e fumé. In bocca l’attacco è ancora giocato sulla freschezza, una freschezza però composta, che fa salivare i lavti della lingua per poi coprire tutto il palato con i rimandi fruttati del naso e sensazione vaga di gesso. La chiusura è lunga dopo una beva che non lascia concessioni alla dolcezza, un finale quasi amarognolo pulito e precisa.

Durante tutto il sorso la beva è composta, compatta, lineare, il vino è in un quilibrio paradisiaco, quasi assurno tanto perfetto. Forse una delle massime espressioni di sempre che ha me a ricordato la 1999 per la cifra complessa, forse appena un filo sotto sul piano della ricchezza e della esuberanza.
Insomma, un grande annata, provata alla grande sulla cucina dei fratelli Fischetti. E se pensiamo che si tratta di frutta lavorata solo in acciaio senza alcuna preoccupazione di longevità, allora possiamo capire la assoluta superiorità di questo territorio.
Un capolavoro pagato appena 30 euro. Cioé regalato:-)

Scheda del 18 dicembre 2004. Per una strana combinazione, cari lettori, sinora avete appena sfiorato il 2004 solo in questo report. Noi invece lo abbiamo ritrovato di petto durante il nostro ormai consueto pranzetto prenatalizio da Rosanna Marziale godendolo a più non posso e colmando un vuoto di scheda ufficiale a ché resti traccia documentale. Non è solo per riconoscenza papillosa che citiamo il locale dove lo abbiamo bevuto: il punto è che Rosanna è stata, insieme a Mariella Caputo e Livia Iaccarino, tra le prime donne ristoratrici a frequentare un corso da sommelier e si vede nella carta dei vini no franchising, a volte basta poco e non è mai questione di soldi. Molto semplicemente il 2004 è ADESSO, presentato ai clienti, tra l’altro ad un prezzo molto abbordabile, sotto i 20 euro. Cioé, per capirci, in questo storico ristorante casertano trovate un bianco irpino di quattro anni ad un costo assolutamente accessibile, quasi senza pagare lo stoccaggio, appena sopra un bianco di annata 2007. Un esempio di come, spesso, basta un poco di attenzione in più per creare l’evento in bottiglia ed è un consiglio che sto dando a molti, soprattutto giovani, che mi scrivono per chiedermi consigli sui regali in questi giorni: comprate Fiano e Greco, rispondo. Adesso li pagate poco, fra tre o quattro anni li potrete portare in qualsiasi circostanza, un ricorrenza, una bevuta tra amici, facendo una grande figura. Neanche il valore immobiliare può avere un tasso di crescita come questi due bianchi. In effetti, cosa succede in bottiglia? Più o meno quanto avviene in un decollo aereo: nei primi mesi il bianco inizia a prendere quota sfrondando lo stress e gli aromi di fermentazione che spesso li rendono tutti uguali, proprio come bimbi appena nati difficili da distinguere se non li conosci. Poi, dopo un paio di anni il bianco raggiunge la quota di crociera e prosegue imperterrito avanti a seconda della stagione di cui è figlio. Quelli del 2003 e, presumibilmente, del 2007, saranno sempre più carichi di sentori di frutta, nel nostro caso, come nel 2002, nel 2005 e nel 2006, ha un ruolo fondamentale l’acidità. Dopo il quarto anno il Fiano in genere inizia a rivelare il suo volto femmineo, i toni dolci si accentuano sempre di più al naso, mentre in bocca la scarnificazione prosegue rivelando i cosiddetti sentori terziari. Tutto questo con la banale e semplice lavorazione in acciaio. Una grande uva, e per provarlo potete fare una cosa che io faccio sempre: berlo dopo un rosso, per quanto sia tannico e strutturato. Vedrete che dopo il primo impatto un po’ strano, la materia e l’acidità del Fiano prenderanno rapidamente il sopravvendo imponendosi. Tutti questi contorcimenti per dire una cosa molto semplice: il Fiano di Avellino è un vino che si può bere in qualsiasi circostanza e senza problemi anche molti anni dopo la vendemmia. Se poi la passione riguarda il nostro Fiano preferito, Clelia Romano, allora non c’è partita perché davvero siamo sempre ai vertici anche nel caso di annate non particolarmente fortunate per le uve bianche come in questo caso, la 2004. La capacità di Angelo Pizzi di trovare l’equilibrio con le uve dei tre vigneti aziendali, Scarpone, Stazzone e Arianello, è davvero incredibile: un’avventura iniziata nel 1994 anche se l’incontro tra Clelia e l’enologo sannita è di un paio di anni dopo. Le uve, siamo oltre i 500 metri, esprimono sempre finezza ed eleganza anche quando la componente fruttata, in genere soprattutto la pera, marca maggiormente la sua presenza. Il 2004 attualmente è in ottimo stato di conservazione, gli anni trascorsi segnano il giallo paglierino caricandolo un po’ e, come detto prima, sottolineando note dolci di frutta al naso, sempre bianca e nulla di tropicale. Forse un po’ di limone candito. In bocca la struttura è imponente, si è mangiato un Pinot Nero dell’Alto Adige del 2003, e ha sostenuto praticamente alla fine tutti i piatti di Rosanna, sempre eccezionale e in gran forma. Una certezza granitica dell’enologia campana, un connubio, quello tra la produttrice e l’enologo, che spero duri ancora tante annate capaci di rafforzare la tradizione regionale ai suoi primi timidi passi.

Sede a Lapio, contrada Arianello 47
Tel. 0825.982184, fax 0825.982184
Email: collidilapio@libero.it
Enologo: Angelo Pizzi
Bottiglie prodotte: 56.000
Ettari: 5 di proprietà
Vitigni: fiano, aglianico