Fiano di Avellino 2007 docg Clelia Romano

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La sua avventura dura da quattordici vendemmie e promette grazie al figlio Federico che si è appassionato. E allora, ovunque voi siate oggi e in questi giorni, mare, campagna, anche montagna o, meglio, in città, dedicate un bicchiere a questo grande classico della viticoltura campana, il Fiano di Avellino di Clelia Romano, radicato nelle contrade di Scarpone, Stazzone e Arianello dove ha sede la piccola ma graziosa cantina. Le generalizzazioni sono sempre un errore, non parliamo quando si applicano al vino: prendi la 2006, annata difficile per il Fiano da cui però è uscito lo strepitoso Exultet di Quintodecimo. E prendi la 2007, ottimo millesimo per Fiano e, in seconda battuta, per il Greco. Ma cosa intendiamo quando facciamo simili affermazioni? Forse che non esistono cattivi Fiano anche in questa vendemmia? Come no, però più che dalle previsioni, ricordate negli anni d’oro quando la vendemmia del secolo era già annunciata ad agosto dai toscani, è un dato statistico così come emerge dalle degustazioni coperte fatte nelle selezioni di Vini Buoni d’Italia del Touring Club al Savoy Beach di Paestum e poi nelle finali, sempre coperte, svolte a Terre di Conca a Conca della Campania. Coperte vuol dire esprimere valutazioni senza consocere l’etichetta. Bene: questo Fiano è uscito fra 700 vini nei primi 60 campani, poi ha superato la finalina entrando nei primi 23 e, infine, ha ottenuto la corona insieme ad oltri otto. Indipendentemente dai gusti, insomma, vale la pena di provarlo. A questa performance, come dire, neutrale, si aggiunge la storia di un’azienda da sempre ai vertici, capace di raccontare il tempo con estrema disinvoltura come hanno dimostrato la verticale organizzata da Paolo de Cristofaro per il Gambero Rosso e una, improvvisata e più alla buona, messa in piedi dall’amico Francesco Mondelli una sera d’estate sotto il cielo cilentano nell’agriturismo i Moresani. In quella ooccasione siamo scesi sino al 1999 con estrema facilità, aiutati da un ottimo coniglio ‘mbuttunato, a dimostrazione di come questi bianchi riescano ad esprimersi meglio dopo i due o tre anni di vita. Ma la storia del 2007 è diversa perché il caldo eccessivo della seconda metà di agosto ha accelerato i tempi creando seri problemi di scarsa acidità (cioé allo scheletro di un vino e di qualsiasi cosa si mangia e si beve) e favorendo le zone fredde, come l’Irpinia e il Vulture dove la temperatura in eccesso ha quasi avuto una funzione riequilibrante. Ecco allora la possibilità di goderlo anche subito, magari su una semplice fritturina del Lido Azzurro di Amalfi.