Fiano di Avellino 2008 docg Filadoro

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Uva: fiano
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Da destra: Giancarlo Ioanna, Vittorio e Walter Lepore. FotoPigna

Non si ferma il fenomeno della nascita di nuove aziende vitivinicola in Irpinia nonostante la saturazione del mercato. Ma, di fronte al calo pesante del prezzo delle uve, greco e fiano sono passati in tre anni da un euro e 60 centesimi al chilo ed è ancora un bel vendere rispetto ad altri areali, molti non hanno avuto altra scelta che vinificare direttamente per salvaguardare il reddito agricolo, spesso aggiuntivo ad un’altro principale.
Anche la storia di Filadoro è questa: a Lapio, da sempre zona molto vocata per questa uva, starei per dire il cuore vero del vitigno visto che Mastroberardino nelle antiche etichette ci teneva a sottolinearne la provenienza in alcune bottiglie più pregiate, quelle renane con l’etichetta bianca. Così gli imprenditori Vittorio e Walter Lepore e Giancarlo Ioanna hanno creato la quarta cantina del paese (le altre sono Clelia Romano, Nicola Romano e Rocca del Principe) con l’aiuto dell’enologo Angelo Valentino.

Un classico grappolo di fiano a Lapio. FotoPigna

Alle spalle ci sono i terreni di famiglia, cinque ettari di fiano e uno di aglianico piantati una ventina di anni fa a circa 500 metri di altezza, con rese che non superano i 65 quintali, grandi escursioni termiche. Condizioni ideali per l’agricoltura di pregio con frutta di grande qualità.

Il suolo argilloso di origine vulcanica dove sono piantate le vigne. FotoPigna

La prima uscita, 2008, gode del vantaggio della buona annata per i bianchi. Forse la migliore di questo decennio. Appena un po’ meno evoluta della 2007, ha la spinta necessaria per andare molto avanti nel tempo. Il Fiano, il Greco, ma anche tutti gli altri campani, meno si toccano e meglio è, un po’ come il pesce insomma. In questo caso Angelo Valentino, a cui piace l’opulenza nei bianchi, ha spinto un po’ in surmaturazione cercando di far virare la bottiglia verso la dimensione fruttata che segna la beva in modo piacevole, soprattutto perché compensata da una bellissima acidità.
Proprio ieri abbiamo riassaggiato il Fiano, a oltre un mese dalla visita in cantina, godendo del vantaggio di un un po’ di elevamento in più. Indubbiamente su alcuni piatti, baccalà e olive, rape e patate, pane cotto, cecatelli e broccoli, l’abbinamento è stato assolutamente perfetto perché la freschezza ha lavorato di buzzo buono sull’untuosità e la struttura di questa cucina contadina così robusta e marcata. Ma non vi sia dubbio sulle enormi potenzialità di elevamento di queste bottiglie nel corso degli anni, che ne faranno una bellissima occasione di incontro tra gli appassionati.
Lo comprerete e lo conserverete per iniziarlo a berlo fra tre o quattro anni. Sparagnando e cunparendo come si dice a Napoli.

Sede a Lapio, contrada Cerreto, 19.
Tel 0825.982536.
www.filadoro.it
Enologo: Angelo Valentino.
Ettari: sei di proprietà. Bottiglie prodotte: 40.000.
Vitigni: fianco, greco, aglianico.