Fiano di Avellino 2009 docg, primi assaggi

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I Favati (foto di Marina Alaimo)

di Marina Alaimo

Non ho mai nascosto la mia passione per questo vino capace di emozionare coniugando eleganza ed intensità di profumi, mai deludente, può avere annate più o meno buone, ma rimane sempre un cavallo di razza capace di correre lunghi percorsi ed arrivare al traguardo comunque a testa alta.

Girovagando nella bolgia infernale che caratterizza ogni anno il Vinitaly, kermesse più o meno criticabile ma ancora di grande valenza, ho dedicato una mezza giornata a degustare l’ultima annata di Fiano per avere un quadro completo e chiaro di cosa troverò nel bicchiere ogniqualvolta sceglierò questo vino così importante.
Ottima occasione anche per salutare gli amici produttori della fiera terra Irpinia, sempre ospiti squisiti, e per fare due inciuci a volte bonari e spesso feroci, un taglia e cuci degno delle migliori sartorie.

Ciro e Rita Picariello

Inizio con i coniugi Picariello, Ciro e Rita Guerriero, quest’ultima mi ha rifocillato con una squisita pizza rustica ripiena di erbette di campo e casatiello pasquale. La 2009 non è imbottigliata, riproviamo allora il Fiano di Avellino 2008 docg Picariello. Di grande espressività, le uve provengono da due zone, quella di Summonte ricoperta da uno strato superficiale costituito da lapilli vulcanici sotto i quali il terreno è argilloso e ricco in pietre arenarie, e quella di Montefredane con terreno argilloso- sabbioso di medio impasto. Il vino ha ancora notevoli riflessi verdognoli che sottolineano l’età acerba di un bianco che sa affrontare con determinazione il tempo, ha sicuramente un nobile percorso di 10-15 anni da affrontare. I profumi sono intensi con prevalenza delle note fumè e minerali, decisi anche i sentori verdi di erba fresca, il frutto fatica ad emergere esprimendo timidi profumi di pera. L’acidità batte sul palato come le vibrazioni del suono di una grancassa, è ruvido sotto la lingua in maniera del tutto piacevole, sapido, lungo sulle note fumè ed erbacee.
Pendino 2009 Fiano di Avellino docg Colli di Castelfranci
I vigneti sono posti a Lapio, una delle zone più vocate nella produzione di uve fiano, su terreno argilloso calcareo ad un’altitudine di 350-400 metri s.l.m. Di un bel giallo paglierino carico, intenso al naso con profumi di frutta esotica, buccia di limone, note di erba verde e fiorellini di campo. La decisa acidità induce ad una notevole e continua salivazione, ruvido al palato, ancora troppo giovane per giudicarlo, ma l’esordio è decisamente positivo.

Refiano 2009 Fiano di Avellino docg Tenuta Cavalier Pepe

La giovane azienda di Milena Pepe raccoglie sempre più consensi dal pubblico appassionato ed anche con il fiano ha tanto da raccontare del proprio territorio, esprime i tipici sentori fumè e fruttati di pera che caratterizzano piacevolmente quasi tutti i vini prodotti con questa uva straordinaria, ha ben accentuate le note di erba fresca , pepe verde e mandorla amara, di notevole spalla acida, sapido e ruvido al palato.

Fiano di Avellino 2009 docg Terredora

Il vino che secondo me meglio caratterizza questa azienda, un po’ diverso rispetto agli altri, si esprime principalmente su note agrumate ed erbacee, in bocca ha già un buon equilibrio anche se ovviamente prevale l’acidità.

Fiano di Avellino 2009 docg Pietracupa
Le uve provengono dalla zona di Montefredane con terreno argilloso calcareo a 350-400 metri sul livello del mare. Di un giallo paglierino scarico con riflessi verdolini, i profumi sono improntati su note verdi ed erbacee, nocciola verde e fruttati di mela. In bocca ha corpo sottile con notevole acidità e sapidità. Molto interessante.

I fratelli Carmela e Federico Romano, Colli di Lapio

Fiano di Avellino 2009 docg Colli di Lapio
Un classico infallibile di grande eleganza, dai vigneti su terreno argilloso posti a 550-600 metri di altudine. Giallo paglierino brillante, esprime notevole eleganza con decisa mineralità, si concede al naso con timidezza e lentamente cede i profumi fruttati di pera e floreali di tiglio, poi di nocciola, in bocca è sottile, di buona freschezza e lunga mineralità.

Pietramara 2008 Fiano di Avellino docg I Favati

I vigneti sono posti a Contrada Pietramara in Atripalda ad un’altitudine di 400 metri su terreno calcareo argilloso. Nello stand l’intera famiglia Favati, Giancarlo, Rosanna e la figlia Carla uniti in grande armonia familiare e tutti presi fortemente dalla passione per la propria azienda ed il territorio, tanto da rifiutarsi categoricamente di imbottigliare ancora l’annata 2009. Il vino esprime grande personalità e cura minuziosa sia al naso che al palato, il colore è giallo paglierino intenso con riflessi appena dorati, ha profumi intensi ed ampi, di notevole mineralità, floreale di tiglio, poi i fruttati di pera, delicate le note fumè. In bocca è di notevole freschezza e decisa sapidità, lungo sulle note minerali e fruttate.
Fiano 2009 Di Prisco. Anche questa è una azienda di grande importanza nella produzione di vini fiano, le uve provengono dai vigneti di Summonte e Montefredane a 600-650 metri su terreno argilloso. Si esprime al naso in maniera decisamente elegante con profumi di mela verde, erba fresca e buccia di pompelmo, delicatamente minerale, in bocca è sottile e di buona acidità.

Dedicato a Letizia 2009 Fiano di Avellino Terre Colte
I vigneti sono a Lapio su terreno argilloso a 450 metri di altitudine. Esordisce con sentori minerali, poi floreali di sambuco, erba fresca e mela verde. In bocca è ruvido con sostenuta acidità.

Anche se tra i Fiano degustati c’è n’è qualcuno dell’annata 2008, che non ho potuto trascurare in questa carrellata vista la notevole capacità espressiva delle aziende che li producono, posso dire che la 2009 è una buona annata per i Fiano di Avellino, con vini di notevole personalità sia olfattiva che gustativa, accomunati da decisa acidità, più snelli rispetto a quelli di qualche tempo fa, particolare questo che li rende senza dubbio più eleganti e versatili.

Un commento

  • marina

    (15 aprile 2010 - 11:37)

    Io credo che sia talmente ampio e profondo da poterlo definire un vino dalla personalità femminile.

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