Fiano di Avellino, la definitiva top ten della Guida del Mattino

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Vigna Acquaviva 2012 Fiano di Avellino docg Montesole

1-Fiano di Avellino 2012 Vigna Acquaviva
Montesole

Difficile bere così bene restando sui dieci euro. Dalla solidità commerciale di questa cantina di Montefusco nascono tre cru, tra cui questo del fiano coltivato nell’omonima vigna a Pratola Serra. Un vero spettacolo in bottiglia destinato a crescere negli anni come è avvenuto anche per altri millesimi
www.montesole.it

2-Radici Fiano di Avellino 2013
Mastroberardino

Decisamente uno dei migliori Radici Fiano di sempre questo ottenuto dalla bella vigna di Santo Stefano del Sole a circa 600 metri. Un naso preciso di frutta bianca e di macchia mediterranea, grande energia e pulizia al palato. Un benchmark dal quale non si può prescindere.
www.mastroberardino.com

3-Fiano di Avellino 2012
Ciro Picariello

Rita e Ciro non sbagliano un colpo. Tanto lavoro in vigna, vinificazione essenziale e attesa. Questa la ricerca di un bianco complesso e ampio, di lunga durata come quasi tutti i millesimi di questa bella azienda di Summonte. Buona frutta, sapidità, freschezza assoluta sono le caratteristiche di questo grande bianco.
www.ciropicariello.com

4-Fiano di Avellino 2013
Colli di Lapio

Grande potenza, tanta energia e ricchezza per il 2013, la conferma della perfetta simbiosi tra Clelia Romano, i figli e l’enologo Angelo Pizzi. Il territorio di Arianello a Lapio emerge con la sua frutta fragrante e fresca, in bocca ha corpo. Anche questo è un Fiano da collezione, da tirare fuori magari tra una decina di anni.
www.collidilapio.it

 5-Fiano di Avellino 2011
Guido Marsella

Tanta attesa per questa difficile annata per il bianco di Marsella e ottimi risultati, un pelo sotto la 2010 ma comunque di grandi prospettive. Un naso ricco di frutta, macchia e belle note fumé, al palato è pieno, di corpo, di grande tensione. Bellissimo e appagante il finale.
www.guidomarsella.com

6-Arianello 2012 Fiano di Avellino
Feudi di San Gregorio

La grande azienda di Sorbo Serpico oltre all’affidabilità finalmente decide di dare voce ai singoli vigneti delle aree più vocate. E ha l’imbarazzo della scelta come dimostra questa bellisisma esecuzione del fiano coltivato a Lapio, minerale, fersco, ricco e lunghissimo.
www.feudi.it

7-Exultet 2012 Fiano di Avellino
Quintodecimo

Sicuramente più deciso e pieno del millesimo precedente, il Fiano di Lapio si conferma di grande qualità anche in questa interpretazione, l’unica che ha un passaggio in legno tra i fiano selezionati. Grande freschezza e velocità al palato, va atteso ancora un po’.
www.quintodecimo.it

8-Fiano di Avellino 2012
Rocca del Principe

Un vino che si conferma di grande fattura, come il precedente, ma ancora in fase di crescita. Bella frutta al naso, al palato c’è molta tensione e ricchezza. Veramente ottima la decisione di aspettare un anno come tanti altri prima di uscire.
www.roccadelprincipe.it

9- Ventidue Fiano di Avellino 2012
Villa Raiano

Anno dopo anno il bianco di Villa Raiano trova il giusto equilibrio e anche questa volta preferiamo la versione di Lapio a quella di Montefredane, peraltro in attesa. Tanta frutta bianca, spiccata mineralità, assoluta freschezza fanno di questo Fiano un vero campione.

10-Vino della Stella Fiano di Avellino 2013
Joaquin

Raffaele Pagano viene dal mestiere e si vede nella meticolosa scelta delle uve che regalano sempre grandi vini. Qui abbiamo un ulteriore alleggerimento rispetto al passato con risultati positivi: velocità, leggerezza, precisione e abbinabilità. Una buona esecuzione dunque, che interpreta in maniera decisamente moderna il Fiano di Lapio.
www.joaquinwines.com

5 commenti

  • […] Fiano di Avellino, la definitiva top ten della Guida del Mattino sembra essere il primo su Luciano Pignataro […]

  • Arturo Terminiello

    (22 dicembre 2014 - 12:11)

    Credo ne manchi qualcuno, tra cui Vigna della Congregazione ,Terredora,Pietracupa, solo per citarne alcuni.

    • gp

      (22 dicembre 2014 - 16:37)

      Il concetto di “migliori 10″ / top ten sembra curiosamente ostico per molti. E’ chiaro che è sempre possibile dire “manca questo, manca quello”: obiezione che ha un senso compiuto solo per un elenco aperto. Se scrivo un elenco di tutti i Fiano di Avellino degni di nota, è giusto che mi si obietti “manca questo”. Ma se scrivo un elenco a numero chiuso (i migliori X), l’obiezione “manca questo” deve essere accompagnata dall’indicazione di chi va tolto. Questo oltretutto in genere riduce il numero di obiettori e di obiezioni realmente solide che hanno da proporre…

  • gp

    (23 dicembre 2014 - 17:52)

    Riguardo ai 10 Fiano citati, come al solito si sovrappongono varie annate (a quando la tipologia Riserva nella Docg Fiano, per incentivare chi aspetta il giusto invece di immettere sul mercato vini infanti?). Credo che sia ormai assodato che la 2011 è la peggiore delle ultime tre, e infatti secondo me il Fiano di Marsella di quella annata è decisamente inferiore ai suoi standard abituali (“un pelo”? forse sì, ma di quelli osservati attraverso il microscopio…). Nel frattempo è uscito il 2012, che assaggerò a breve e dal quale mi aspetto la riscossa ogni volta realizzata in passato da questo bravo produttore, che raramente sbaglia un’annata e mai due di fila.

    Riguardo alla calda 2012, avrei qualche dubbio che la versione di altri bravi produttori che qui è stata ritenuta esemplare sia veramente tale: per esempio Picariello, che in questa annata mi sembra abbia fatto un vino sicuramente degno, nonostante i 14,3° effettivi, ma forzatamente al di sotto di ben altre annate del passato… e forse del presente: altro assaggio in programma è il suo 2013, calato di febbre fino ai 12,5° in etichetta (allo stesso modo di Pietracupa, altro Fiano affidabile che nella versione 2012 non sono proprio riuscito a farmi piacere, nonostante i premi ricevuti).

    L’annata 2013 sembra avere impresso una bella dinamica acida e salina a vini solitamente troppo rotondi e perfino opulenti per i miei gusti, come il Fiano di Colli di Lapio incluso in questa decina e una volta tanto in grado di convincere anche chi ama uno stile diverso, nonché il Fiano Béchar di Caggiano, giustamente segnalato da altri critici.

    Riguardo infine al Fiano in barrique (non pudicamente “in legno”), uno dei segni distintivi di questo vitigno di razza e di tollerare male i tentativi di aggiogarlo a forza di legnate. Quindi, con buona pace del prof. Moio, esultiamo per i tanti ottimi Fiano in acciaio che ci sono in circolazione, e giriamo alla larga dal suo!

  • Marcello

    (23 dicembre 2014 - 22:57)

    E Sarno che fine ha fatto???

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