Polemiche e punti di vista
0

Fiera Enologica di Taurasi, il Sud è il peggiore nemico di se stesso. Intervista a Franco Ziliani

18 agosto 2009

Dopo l’intervista ad Antonio Tranfaglia, presidente della Pro Loco, Divino Scrivere pubblica l’opinione di Franco Ziliani, grande polemista e grandissimo tecnico sulla soppressione della Fiera Enologica di Taurasi. Ma soprattutto amico e appassionato del Sud. Come d’intesa, rilanciamo l’intervista. Intanto prosegue la raccolta di firme e alla manifestazione delle Piccole Vigne di Castelvenere il 28 agosto è stato invitato anche l’assessore regionale Gianfranco Nappi e in quella sede saranno consegnate le firme raccolte tra cui prestigiose adesioni come Slow Food Campania, la rivista Porthos, l’Ais di Napoli, Modena e Comuni Vesuviani, Slow Food Avellino.

Franco Ziliani
Franco Ziliani

di Barbara Brandoli e Luigi Metropoli

Dopo l’annullamento della Fiera Enologica di Taurasi, noi di Divino Scrivere abbiamo deciso di sottoporre alcune domande a giornalisti del settore e a persone direttamente coinvolteper ascoltare i diversi pareri su quanto accaduto. Partiamo da Franco Ziliani, cronista di vino, giornalista curatore del blog Vino al vino e collaboratore di diverse riviste enologiche nazionali e internazionali, e gli chiediamo che idea si è fatta di quanto successo a Taurasi.
Secondo gli organizzatori, sul banco degli imputati per quanto riguarda l’annullamento della fiera c’è la legge 88 del 7 luglio. Eppure la risoluzione 69837, appositamente emanata per salvare fiere e sagre e per limitare gli effetti di tale legge, sembra non avere sortito effetti. Quali sono gli ostacoli che pone? è così insormontabile o a tuo parere c’è dell’altro?
Effettivamente questa nuova legge sulla carta potrebbe creare impedimenti burocratici e ostacolare lo svolgimento delle tante iniziative sul vino, troppe, che in maniera disordinata, senza un minimo coordinamento, una razionalizzazione delle energie e degli sforzi, anche economici, che vengono profusi allegramente dal Piemonte sino alle isole. C’è un articolo 23 – leggete qui – che preso alla lettera parla chiaro e che sembrerebbe limitare la somministrazione di bevande alcoliche, tra cui il vino, agli esercizi muniti di licenza. C’è stata la risoluzione che poi citate – leggete qui -, che sembrerebbe configurarsi come un escamotage per bypassare questo divieto, magari dettato da buone intenzioni, ma alla fine manicheo e dannoso, ma tutto dipende dal buon senso delle amministrazioni pubbliche e dagli enti vari che organizzano manifestazioni legate al vino e dalla buona volontà, pur rispettando doverosamente il dettato della legge 88/2009, di assicurare una continuità a manifestazioni che hanno una storia ed un radicamento sul territorio e la capacità di fungere come volano per la promozione di prodotti locali come sono appunto i vini. Secondo me alla luce di questa risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico si può tranquillamente continuare ad organizzare le manifestazioni che si organizzavano prima dell’entrata in vigore della legge 88. A meno che…
Quanto la politica, nelle espressioni locali, può incidere sul lancio di un settore strategico come il vino, specie se ci si confronta con una doc o docg? Quale ruolo hanno gli amministratori locali e quale i produttori nel successo di una doc/docg?
A differenza da quello che pensa un’associazione di scarsa utilità come le Città del Vino, che è innanzitutto un organismo politico che cerca di ritagliarsi spazi di potere, la politica e le amministrazioni locali incidono ben poco nel determinare il successo di una denominazione. Chi lo determina sono la qualità dei vini innanzitutto, la loro unicità, il “raccontare” la particolarità del terroir di cui sono espressione, ed il savoir faire, quel mix tra fare vini di qualità, saperlo raccontare e farsi notare dal mondo. Poi ci possono essere, anche, eccezioni, amministrazioni locali che danno una mano ai produttori e alle denominazioni e ai Consorzi, quando ci sono e funzionano, per far conoscere il loro lavoro, ma non tocca alla politica fare conoscere un vino. E se si pensa questo, se accade questo, non si è capito qual’è l’esatto e normale meccanismo che dovrebbe regolare le cose.
Vinalia nel Sannio si è svolta regolarmente, come tutti gli anni. Il sindaco di Taurasi sostiene però che si tratta di un evento di natura diversa rispetto alla Fiera Enologica. Da osservatore esterno ritieni che faccia più danno il decreto 23 della legge 88 o un certo autolesionismo meridionale?
Adoro, da meridionale un pizzico (per parte di nonna materna, pugliese di Erchie nel tarantino) il Sud, ma trovo che il Sud soffra del “complesso di Tafazzi” e che si dia sistematicamente martellate nei “gioielli di famiglia”, e che faccia di tutto per complicarsi la vita, per rendere più difficile il lavoro delle persone che cercano di darsi da fare, di scrollarsi di dosso l’atavica apatia, che non aspettano che “la manna” arrivi dal cielo o dallo Stato, che lavorano, provano, rischiano, producono ricchezza. C’è un modo per me incomprensibile di pensare che debbano essere la politica, gli amministratori o chissà chi ad aiutare chi opera e si pensa che avvalersi dell’amicizia, complicità, supporto del potere politico aiuti ad andare avanti. Non è vero. Se si aggiunge poi una forma divorante e devastante di individualismo, l’atavica difficoltà/incapacità di fare gruppo o sistema (ci sono Consorzi dei vini degni di questo nome, attivi e funzionanti, che esistono, non solo sulla carta al Sud? Se ci sono battano un colpo e diano segni di vita, please!) allora si capisce come il successo che determinate aziende riescono comunque ad avere ha del miracoloso. Il caso “fiera di Taurasi”, “uccisa” solo con il pretesto del decreto 23 della legge 88, lo dimostra. E’ sempre più difficile per i vini del Sud, che sono grandissimi se vogliono, farsi conoscere, costituire un sistema virtuoso, funzionante e attivo come quello attivo in Piemonte, in Franciacorta o Valtellina o in Toscana o nel Veneto del Soave o della Valpolicella..
Quanto successo a Taurasi può diventare un allarmante precedente? Ci può essere un effetto domino su altre fiere del settore, anche fuori dalla Campania?
Mi auguro che quanto accaduto a Taurasi costituisca un episodio isolato, che non abbia dei precedenti, che non costituisca il precedente per “uccidere”, per molti motivi, perché con la crisi economica ci sono meno soldi, perché gli enti pubblici sono alla frutta, altre manifestazioni. Sarebbe un vero peccato ed è importante che blog indipendenti come il vostro, come il sito Internet di Luciano Pignataro, abbiano lanciato l’allarme e non subiscano passivamente questa situazione. Queste decisioni assolutamente prive di senso.

Condividi:
  • Facebook
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • email
  • Print