Fontanavigna 2004 Terre del Volturno igt

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TERRE DEL PRINCIPE
Uva: pallagrello bianco
Fascia di prezzo: non disponibile, in uscita dal 6 ai 9 euro franco cantina
Fermentazione e maturazione: acciaio

Nocciola di Giffoni

Già. Nocciola fresca. E’, incredibile, il primo impatto olfattivo di questa bottiglia pescata in un cartone bruciato dall’umidità nella cantina in campagna. Quando lo trovo, dopo i ripetuti esperimenti, ormai sono tranquillo: sicuramente sarà un ottimo bianco perché il Pallagrello made in Terre del Principe non ha mai tradito le aspettative anche dopo lunghi anni. E anche questa volta è così, benché nato come vino base da bere fresco e senza tanti problemi concettuali, persino il Fontanavigne rivela longevità e vigoria fisica a cinque anni dalla vendemmia come abbiamo già avuto modo di verificare con altre annate.
Qual è il vantaggio, mi chiede chi legge queste righe, di aspettare cinque anni per bere un vino pensato da stappare l’anno dopo? Il primo è che il vino appare sinceramentye molto più equilibrato, senza ormoni in esubero, in modo tranquillo e paterno si rivolge a chi impugna il bicchiere. Dunque niente acidità esuberante, niente solforosa, ma solo vino, magari meglio se scotoliato un poco prima per eliminare gas da principi riferimentativi. Il secondo vantaggio è poter approcciare un vino maturo, adulto, equilibrato, molto seducente.
Il colore è giallo oro brillante, il naso, dopo la zaffata nocciolosa esprime una piacevole sensazione di sciroppo di pera, dunque dolce e accattivante, al quale corrisponde sicuramente un approccio gustativo tranquillo ed equilibrato. Così, dopo l’attacco dolce che si rifà al naso, ecco emergere un po’ di acidità, inizialmente in prima linea, poi però sempre più assorbita dalla materia man mano che la beva procede sino al suo dissolvimento pieno. Un segno allora che il vino è da bere adesso,da qui massimo a un anno pena l’inizio della decandenza, di cui al momento non si avverte traccia alcuna, niente ossidazioni o stanchezza del polpa.
Il terzo motivo è che avrete comprato un vino a cinque, sei euro franco cantina, da poter presentare come vino-evento dopo un po’ di tempo perché di questo si tratta. Un bicchiere per certi versi persino emozionante che conferma la mia teoria sull’istinto bianco della viticoltura campana. In effetti se molto possiamo parlare della frontiere su cui si può spingere l’aglianico, pochi dubbi ci sono sulle capacità di Fiano, Greco, Falanghina e anche vino cosiddetti minori come il Pallagrello, di esprimersi ad altissimi livelli.
La capacità tecnica di Moio e la pignoleria di Manuela e Peppe fanno sì che questa uva bianca pensata per vivere poco abbia in realtà una interessante longevità anche nella sua versione base. Ché del Sèrole a lungo già si è detto qui e qui.
Il limite è forse nel fatto, a temperatura ambiente ciò è ben più evidente, che il ritrarsi dell’acidità lascia scoperto un eccesso di dolcezza che può addirittura diventare stucchevole.
Dunque per goderlo in pieno lo porterete a dieci, dodici gradi. E lo abbinerete, grazie alla sua sapidità di ritorno, a piatti di pesce grassi ed esuberanti, come uno splendido triglie e patate sulle carbonelle cucinato a casa De Conciliis da una ricetta della nonna sarda di Giovanni Canu.

Sede a Castel Campagnano. Contrada Mascioni.
Tel. 0823.867126.
www.terredelprincipe.com.
Enologo: Luigi Moio. Ettari: 6 in proprietà e 5 in affitto.
Bottiglie prodotte: 50.000.
Vitigni: pallagrello bianco, pallagrello nero, casavecchia.