Fontanavigna 2005 Pallagrello bianco Terre del Volturno igt

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TERRE DEL PRINCIPE
Uva: pallagrello bianco
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Manuela Piancastelli e Peppe Mancini

Un riassaggio a sorpresa quello dell’annata 2005 del Pallagrello Fontanavigna di Manuela e Peppe. Mi viene servito abbinato al menu degustazione di Rosanna Marziale alle Colonne di Caserta.
Qui la mozzarella di bufala, rivisitata e rispettata in forma e consistenze la fa da padrone. Riconosco il vino dall’etichetta gialla del 2005, e chiedo incredula al Sommelier di sala: ” è il Fontanavigna 2005 di Terre del Principe?” Annuisce orgoglioso: sto costruendo l’archivio dei bianchi della mia terra.
Non può che riscuotere tutto il mio plauso.
Guardo il bicchiere: il colore si è evoluto in un affascinante giallo paglierino carico con eleganti nuance dorate.
Il movimento al bicchiere rivela una struttura acquisita con i quasi 5 anni di riposo in bottiglia.
La resistenza al tempo del Fontanavigna mi ha entusiasmato. Al naso il corredo aromatico complesso arriva per primo, subito dopo le note fruttate mature e fiori gialli delle colline caiatine.
L’assaggio è accompagnato da un delizioso file Ipod Mp3 che Rosanna Marziale offre agli ospiti per l’assaggio dell’entree: gli elementi storici di Terra di Lavoro disposti circolarmente, in sottofondo la voce doppiata di Ferdinando di Borbone che ritorna dal passato per raccontare l’acqua delle fonti, la pietra vulcanica e ricca di potassio da strofinare tra le mani, la foglia di cicoria amara, il latte di bufala, la mozzarella, il pane, l’olio extra vergine di oliva e la fettina di mela annurca a rinfrescare il palato. L’abbinamento con il Pallagrello è straordinario, sia dal punto di vista organolettico sia da quello concettuale, dal momento che il Pallagrello rientrava nella famosa Vigna del Ventaglio voluta proprio da Ferdinando di Borbone e dopo secoli riportato alla vita dalla passione e caparbietà di Peppe e Manuela.
Al gusto è un’esplosivo blend di sapidità e aromaticità, fresco, morbido e lunghissimo in chiusura. Il vino mi accompagna per tutto il menu’ degustazione e raggiunge la perfezione con lo sformatinodi ricotta di bufala ripieno di manfredine con bisque di gamberi, basilico e maggiorana. Un abbinamento magistrale che esalta a pari livello piatto e vino uniti da un comune fil rouge: l’amore smisurato per Terra di lavoro nutrito sia da Rosanna Marziale, caparbia e gentile Chef, a mio parere poco valorizzata e dalla coppia di vignaioli del Pallagrello, fantastica uva abacca bianca del sud, tra le poche a presentarsi in doppia versione : a bacca bianca e nera, nelle fantastiche interpretazioni di Ambruco e Castello delle Femmine in blend con il Casavecchia, l’altro vitigno ritrovato delle colline caiatine ad opera di Peppe e Manuela. Entusiasta ho chiesto a Manuela se avesse ancora qualche bottiglia del 2005, mi risponde:”Si perché? Ti servono? “ rispondo: “ No, stipatello! (conservalo).

Questa scheda è di Giulia Cannada Bartoli

Assaggio del 14 dicembre 2006. Sì, è davvero un peccato far uscire i bianchi con tanto anticipo: ad un anno esatto dalla vendemmia questo Fontanavigna, il primo vino nato dall’azienda di Manuela Piancastelli e Peppe Mancini, è semplicemente compiuto. Forse non ha la complessità olfattiva delle grandi annate, ma ha comunque una struttura che mi ha colpito molto favorevolmente, capace di reggere anche piatti di carattere come il baccalà con i broccoli di Natale. Un problema, questo dei tempi di uscita, che penalizza particolarmente i vini campani che oltre ad avere problemi di assestamento in bottiglia come tutti gli altri, devono fare i conti con una freschezza irrequieta che spesso non incontra il favore di delicati palati padani chiamati poi talvolta a valutarli.
Alla luce delle precedenti edizioni, il Pallagrello base mostra di essere cresciuto: siamo davvero in presenza di un buon bianco della tradizione regionale, molto ricco al naso di frutta bianca ben matura e ancora di note floreali, in bocca è abbastanza morbido, lungo, ben equilibrato, il finale pulito e asciutto. Ancora una volta, insomma, si dimostra la grande poliedricità di questo vitigno minore capace di rilanciare l’intero territorio delle colline caiatine: ideale per una vigilia fatta appunto di baccalà, insalata di rinforzo, spaghetti con i lupini o con le vongole, la fritturina, la scarola imbottite. Cioé il semplice menu, quelli che piacciono a me, con cui la Condotta Slow Food si è fatta gli auguri al Ristorante del Golfo nel porto di Salerno: Peppe e Manuela hanno portato anche il Serole, lo straordinario Castello delle Femmine e il Centomoggia, ma di questi parleremo in seguito. Dico solo che Terre del Principe è sicuramente una delle più belle aziende del nostro Mezzoggiorno.
Il motivo? L’aspetto commerciale è sostenuto da cultura e passione, due elementi che nessun prodotto enologico potrà mai sostituire durante la fermentazione.

Sede a Castel Campagnano. Contrada Mascioni
Tel. 0823.867126
Sito: http://www.terredelprincipe.com
Enologo: Luigi Moio
Bottiglie prodotte: 50.000
Ettari: 6 in proprietà e 5 in affitto
Vitigni: pallagrello bianco, pallagrello nero, casavecchia