Garantito Igp: i Fiano di Avellino 2011 dei “ritardatari”. Nove grandi eccellenze

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Uva Fiano (Foto Lello Tornatore)

Evviva i ritardatari! Detto da uno che spacca il secondo può sembrare uno scherzo, ma non è così.
I ritardatari nel mondo del vino rispettano l’uva e quindi riescono a fare un commercio più intelligente, non pressato dal cash, ma finalizzato alla voglia di apprezzare dovutamente lo bottiglie.

I ritardatari si smarcano subito da quelli che escono annata dopo annata per giocare in un campionato superiore.

I ritardatari del Fiano sono ormai, per la mia gioia che lo predico da almeno dieci anni, una pattuglia consistente e io consiglio sempre le loro bottiglie perché il bianco irpino è uno di quei vini che guadagna con il passare del tempo più e meglio di un rosso.

Perché bere il Fiano di un anno è un atto di barbarie, come scolare la pasta ancora dura.

E’ sempre più nutrita la pattuglia di cantine che decidono di ritardare l’uscita di un anno e più. Eccole in questa breve rassegna.

I ritardatari oggi servono a valutare definitivamente l’annata 2011, perché per valutare un millesimo è necessario aspettare che la punta di diamante della viticoltura irpina abbia dato il “si stampi” alle prime bottiglie.

L’annata 2011 è stata abbastanza complicata, con abbondanti piogge primaverili e i primi caldi che hanno anticipato la vita vegetativa della pianta. Seguono luglio e metà agosto in media con le temperature e forti escursioni termiche e poi tre settimane di caldi intenso ad agosto, in stile 2007 anche se non come il 2003.

Quello che sto imparando in questo decennio caldo è che le uve tardive possono godere di un buon recupero. E in effetti è stato così anche per la 2011, comunque vendemmiata per quanto riguarda il Fiano nei primi dieci giorni di ottobre. Secondo Assoenologi, siamo in presenza di un’annata in Campania “di interessante qualità, complessivamente buona con diverse punte di ottimo”.

Inutile dire che il Fiano rientra a pieno titolo nella grande eccellenza di questo millesimo.

Il primo a presentare il Fiano lavorato in acciaio (Mastroberardino lo aveva già fatto con il More Maiorum) con un anno di ritardo è stato Guido Marsella. Fu una rivoluzione ma i fatti gli hanno dato ragione. Ora che è stato raggiunto da una buona pattuglia di produttori, la sua intenzione è allungare ulteriormente il passo e portarsi a due anni. Il suo 2011 è comunque favoloso, ricco, con grandi toni fumé e di sottobosco cche promettono una evoluzione complessa.

A seguire Antoine Gaita di Villa Diamante. Il suo Vigna della Congregazione ha mosso i suoi primi, timidi e fantastici passi proprio al Vinitaly. Un vino pieno, come piace al palato francese di Diamante e Antoine, ricco e lungo. Di grandissime prospettive di invecchiamento.

Il terzo produttore a partire direttamente in ritardo è stato Ciro Picariello, in campo sin dal 2004 con il vino ottenuto solo dalle uve di Summonte e successivamente sempre in blend con Montefredane. Questo artista del Fiano, circondato dalla moglie Rita e dai due figlie, riesce a cogliere in ogni annata un carattere distntivo. Quello della 2011 è una potente freschezza immersa in un corredo aromatico ricchissimo e variegato.

Ha cambiato passo con mia grande gioia un altro piccolo grande artigiano di Lapio, Ercole Zarrella di Rocca del Principe che in occasione della rassegna di 2011 prodotti nel suo comune, ha esordito in anteprima con una nuova etichetta e una nuova bottiglia. Grandissima capacità di valorizzare il frutto pieno di queste colline in un corredo di freschezza e buon equilibrio. Un vino destinato a camminare a lungo.

Sempre a Lapio, Filadoro adotta la politica, come si diceva un tempo, del doppio binario. Una linea base e il Santari nelle annate migliori, tra cui naturalmente la 2011. L’impostazione dell’enologo Angelo Valentino è quella di un Fiano pieno, ricco, che esalti la frutta del bel vigneto di questa giovane azienda.

La mano della stesso enologo a DonnaChiara, che esordisce con una piccola partita di Fiano Riserva, Esoterico 2011 lavorato in legno e fuori dalla docg (esce infatti come Campania igt). Il tentativo di valorizzare questa uva affianco alla linea base muove dunque i suoi primi passi.

Sempre in legno, ricordiamo l’Exultet di Luigi Moio, grande Fiano di Avellino, ottenuto da una vigna di Lapio di proprietà, che riesce a bilanciare, edizione dopo edizione, sempre meglio la frutta e il legno. Un vero must nei ristoranti della Penisola Sorrentina.

Pronta al salto anche Masseria Murata della famiglia Argenziano, la cantina a ridosso dell’Abbazia di Mercogliano, che allunga i tempi di uscita fino a compiere un anno.

Restiamo nel legno con il Brancato 2011 Fiano di Avellino docg di Tenuta di Cavalier Pepe. Dopo una edizione 2010 troppo segnata dal legno nuovo, questo vino, in uscita addirittura a settembre, cioé a due anni dalla vendemmia, gode di una raccolta molto anticipata e dell’uso di barrique di secondo passaggio. Il risultato è davvero strabiliante: frutta fresca matura, corpo, finale pulito e sorprendente.