GARANTITO IGP

Garantito Igp: Taurasi 1977 Mastroberardino

19 luglio 2010

Taurasi 2007

“Il cibo ed il vino secondo Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani.
Ogni lunedì, i tre blog di Vino Igp (I Giovani Promettenti) offrono ai loro lettori un post scritto a turno dai giornalisti Carlo Macchi, Luciano Pignataro e Franco Ziliani”.

Il tempo del vino? Ci sono bottiglie che hanno bisogno di evoluzione per esprimersi al meglio e che però in ogni stadio riescono ad esprimere una completezza circolare.
Altre di cui non si può fare altro che contare gli anni di attesa, lunghi come i minuti di un appuntamento giovanile d’amore (verrà, non verrà?)

L’Aglianico è gretto e inelegante quando esce troppo presto, sprucido come le genti irpine e vulturine che lo lavorano poco aduse al commercio e alle relazioni umane borghesi, ma chiuse nei loro secoli, che dico, millenni, di isolamento montanaro.

Poi però il tempo serve a scoprire le qualità nascoste, la laboriosità e il senso della misura accompagnato da una caustica ironia sulle cose del mondo per quanto riguarda gli uomini, l’ingredibile eleganza del bicchiere, Sottile e forte, quando sono passati, dieci, quindici, vent’anni, trent’anni.

Sinora solo con Mastroberardino è possibile viaggiare oltre i venti anni. Si è spesso parlato del Taurasi 1968, e il mio invito è, quando avete occasione, di profittare e partecipare alle rare verticali che l’azienda organizza in giro per l’Italia nel corso dell’anno.
Noi di recente abbiamo condotto una trama a Vitigno Italia insieme all’enologo Massimo Di Renzo e all’amministratore delegato Dario Pennino.

Allora ci è piaciuto molto il 1977, trentatre gli anni di Cristo, e di cui riporto le note della brava degustatrice Sara Marte: “il 1977 è frutto invece di un’annata definita” la tipica annata irpina” per le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Fine agosto poi ed inizio settembre furono caratterizzati  da forti piogge. E’ un vino che regala subito un naso di bella complessità, certo meno sconvolgente del precedente 1968. Percepisco delle note di cuoio ed  al palato ci dirigiamo verso  qualche nota medicinale e certamente una bocca di lunga, lunghissima persistenza e profondità. Il tannino c’è, rotondo ma presente”.

Il tempo è l’elemento fondamentale capace di distinguere un grande vino. Motivi commerciali spingono tutti al bicchiere pronto, ma allora bevete Freisa, Nero d’Avola, Piedirosso.
Nessuna pratica enologica potrà invece eguagliare la capacità dell’Aglianico di dialogare con gli anni di regalari sensazioni ancestrali al naso e alla mente.
Il significato storico di queste bottiglie è proprio questo: l’Aglianico regala grandi soddisfazioni, tanto migliori quanto lunga l’attesa di cui sarete stati capaci.
Il resto è ciarpame enologico.
Luciano Pignataro


Questo articolo esce contemporaneamente su :
vinoalvino.org
www.lucianopignataro.it
winesurf.it

3 Commenti a “Garantito Igp: Taurasi 1977 Mastroberardino”

  1. ENRICO MALGI scrive:

    Gira e rigira, caro Luciano, alla fine il discorso cade sempre (o quasi) sull’Aglianico, che all’inizio può anche essere “gretto e inelegante” come dici tu, ma resta sepre il miglior vitigno del Mezzogiorno, nelle sue partes tres: irpino, taburnino e vulturino. E anche a livello nazionale non vedo confronti seri con altri vitigni autoctoni. Unico limite, come tutti sanno, è la sua accentuata tannicità che da giovane lo porta a scansare i palati delicati. Ma poi, come un ciclista che in pianura si fa sopravvanzare anche dalle “scamorze”, innesta la quinta marcia in montagna e “coppiggia” alla grande. Nessuno gli può stare dietro. E’ un vincente, un predestinato, ha mille sfaccetature, è ineguagliabile, è inconfondibile (soprattutto per il suo particolare aroma). è un grande… Abbracci.

    • Lello Tornatore scrive:

      Enrico, grazie per la strenua difesa dell’aglianico.
      Per quanto riguarda la difesa degli irpini dallo scritto ” sprucido come le genti irpine e vulturine che lo lavorano poco aduse al commercio e alle relazioni umane borghesi, ma chiuse nei loro secoli, che dico, millenni, di isolamento montanaro” : sullo scarso impegno nella lavorazione dell’aglianico( ma più che nella lavorazione, nel “pensarlo” come un vino da bersi non prima di dieci anni dalla produzione), concordo pienamente con te , Luciano, e anche per quanto riguarda l’isolamento montanaro, se inteso nel senso migliore e cioè nel rendere la propria grezza filosofia di vita impermeabile ai compromessi, alle falsità, agli opportunismi, insomma a tutto ciò che, dettato dalla convenienza, appare ma vero non è…

  2. Giancarlo Moschetti scrive:

    ….e nel lontano 1977 i vini erano a fermentazione naturale!
    Meditate gente