Garantito IGP. Vitigni autoctoni dell’Emilia Romagna: alla riscoperta dello stile mediterraneo

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Pignoletto, l’etichetta

di Lorenzo Colombo

La degustazione, di alcune bottiglie, gentilmente inviateci dall’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, ci offre l’opportunità di approfondire la conoscenza di alcuni vitigni storici di questa regione, abbandonati nel corso degli anni, per varie ragioni, e riscoperti recentemente; parliamo di Pignoletto, Spergola e Centesimino.

L’invio di questi vini a diversi rappresentanti della stampa enologica, rientra in un progetto internazionale di promozione dello “Stile Mediterraneo” nel consumo del vino, nel quale l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna, è impegnata in collaborazione con la Camera di Commercio del vino della Trakia (Bulgaria) e il Consorzio dei produttori della Grecia.
L’Unione Europea ritiene infatti che l’approccio al vino nei paesi produttori (quelli del sud, appunto) sia tradizionalmente più consapevole rispetto a quanto avviene nei paesi nordici che si sono approcciati alla bevanda di Bacco solo di recente. Per questo ha finanziato  “Wines from the south of Europe – Mediterranean Wines”, un piano triennale, unico progetto inter-stato del settore vinicolo, rivolto ai mercati inglese e tedesco, ma anche alla stessa Italia.

Pignoletto

Il progetto, della durata di tre anni, è partito nel febbraio del 2013 e si sta concretizzando in un’azione informativa, rivolta tanto ad un pubblico di addetti ai lavori (giornalisti opinion leaders, professionisti del settore vinicolo, sommeliers, chef) quanto al pubblico finale di consumatori. Lo scopo è quello di far conoscere i prodotti tipici delle tre aree, spesso vini da varietà autoctone considerate – a torto – minori. Vini strettamente legati al proprio territorio. Attraverso l’approfondimento di questa conoscenza promuovere uno stile di consumo più attento e consapevole.

Ma veniamo ai nostri vini (e vitigni), iniziando dal Pignoletto, certamente il più conosciuto dei tre.

Si tratta di un vitigno a bacca bianca, diffuso nell’area bolognese sin da epoche molto lontane, tanto che viene citato da Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C. come “Pinum Laetum”, ma la sua comparsa nell’area bolognese è attestata e documentata dalla metà del XVI sec.
Attualmente viene vinificato in diversi modi, ottenendone sia vini fermi, frizzanti, spumanti e passiti.
Il vitigno è stato inserito nel settembre 1978 nel Registro nazionale delle Varietà di Vite, con il numero di codice 300,  attualmente i cloni registrati sono quattro.
I suoi sinonimi sono Grechetto gentile e Grechetto (quest’ultimo utilizzato in Umbria e nella provincia di Viterbo).
Coltivato esclusivamente in Emilia Romagna, il vitigno entra a far parte della Docg Colli Bolognesi Classico Pignoletto (26 ettari vitati per una produzione di poco più di 1.000 ettolitri nel 2011), delle Doc Colli Bolognesi, Colli d’Imola, Colli di Faenza, Modena e Reno, e delle Igt Bianco di Castelfranco Emilia, Emilia, Forlì, Ravenna e Rubicone.
La produzione vivaistica ha toccato un massimo di circa 400 mila barbatelle negli anni 2008 e 2009, mentre nel 2012 si è attestata su circa 230 mila.

La superficie vitata, in Italia, vede il seguente incremento nel corso degli anni:
Anno                    1970      1982      1990     2000      2010
Ettari                   n.d.         178         530      819     1.300

L’Istat invece censisce, sempre nel 2010, 1.463 ettari di Pignoletto nella sola Emilia Romagna, 1.120 dei quali destinati alla produzione di vini a Doc e Docg, e 343 ettari destinati ad altri vini, la superficie, destinata alla produzione dei vini a denominazione è così distribuita nelle diverse province della regione: Bologna 877 ha, Modena 208 ha, Rimini 25 ha, Ravenna 8 ha, Reggio Emilia e Forlì-Cesena 1 ha cadauna.

Uno studio dell’Università di Adelaide, in Australia,  pubblicato recentemente, fornisce invece i seguenti dati, sempre relativi all’anno 2010, che, per l’Emilia Romagna,  concordano in pieno con quelli dell’Istat, e, molto probabilmente sono da lì ricavati: ettari vitati nel mondo 1.707, si trovano tutti in Italia, con la seguente distribuzione: 1.463 in Emilia Romagna, 136 in Umbria, 75 nel Lazio, 1 nelle Marche, 3 in Puglia, 4 in Sicilia, 2 in Toscana, e 2 in Veneto.
Certamente la differenza tra i dati forniti dal Registro Nazionale, e relativi al censimento dell’agricoltura, e quelli dell’Università di Adelaide, deriva dal fatto che in questi ultimi viene considerato anche il vitigno Grechetto, che, come abbiamo visto è un sinonimo; questo spiega la sua buona presenza in Umbria e Lazio, dove quest’ultimo vitigno è diffuso.
Sempre secondo lo studio dell’Università di Adelaide, nel 2000 risultavano in Italia ben 6.009 ettari del nostro vitigno.

Il vino
Tenuta Bonzara – Pignoletto Classico Docg Colli Bolognesi “Vigna Antica” 2012

Le uve vengono raccolte ad avanzato stato di maturazione, segua una pressatura soffice e la fermentazione a temperatura controllata, il vino rimane quindi sur lies.
La gradazione alcolica è del 14% vol.

Il colore è verdolino luminoso, nel bicchiere il vino si presenta con una buona viscosità.
Di discreta intensità olfattiva, pulito, con sentori di fiori, fieno ed erbe officinali.
Buona la struttura, il vino è morbido, quasi grasso ed al contempo sapido, nella la sua vena acida, si colgono note agrumate di mandarino e d’erbe officinali, sentori di frutto giallo maturo, lunga la sua persistenza che chiude leggermente amarognola su ricordi di fieno.

Spergola:

Si tratta di un vitigno a bacca bianca, tipico della zona di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, citato per la prima volta nel XV secolo e conosciuto nel passato con nomi diversi: Pomoria, Pellegrina, Spergolina o Spargolina.
Il primo riferimento alla varietà, con il nome di Spergolina, risale al 1805, ad opera di Filippo Re, che riportava a tal proposito: “uva stupenda, ma che ha moltissimi nomi”; successivamente viene menzionata da numerosi autori del XIX secolo (Dalla Fossa, Gallesio, Maini, ecc.).

Spergola, l’etichetta

Il Gallesio nel 1839, scrive: “…lo Scandianese però è più celebre per Ie uve bianche e vi si fanno difatto dei vini bianchi squisiti… essi si compongono di Spargolina, Occhio di gatto, Malvasia e Cedra”.

Confuso per molto tempo con il Sauvignon, è stato riconosciuto, come vitigno specifico solamente nel 2000, tramite analisi del DNA, ed inserito nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel maggio 2002 con il numero di codice 364.
Il vitigno è attualmente diffuso esclusivamente in Emilia Romagna, dove entra a far parte della Doc Colli di Scandiano e di Canossa e delle Igt Bianco di Castelfranco Emilia, Emilia, Forlì, Ravenna e Rubicone.
Anche questo vitigno viene vinificato in diversi modi, ricavandone vini fermi, frizzanti, spumanti e passiti.
La produzione vivaistica, iniziata nel 2007, ha toccato una punta di 17 mila unità nel 2010, per attestarsi, a circa 9 mila barbatelle nel 2012.

L’Istat, relativamente al censimento del 2010 parla di 109 ettari, in Emilia Romagna, 93 dei quali destinati alla produzione di vino a Doc, e 16 ettari ad altri vini, questi numeri sono confermati dallo studio dell’Università di Adelaide, che ci fornisce i seguenti dati: 110 ettari nel mondo, tutti in Italia, dei quali 109 in Emilia Romagna ed 1 in Puglia.

Spergola

Il vino
Tenuta di Aljano – Colli di Scandiano e di Canossa Dop Spergola “La Vigna Ritrovata” 2012
La minuscola vigna (circa mezzo ettaro) dalla quale si ricava questo vino si trova a Jano di Scandiano, ad un’altitudine di 250 mt slm, il suolo è composto da arenarie, marne, gesso e argilla e il sistema d’allevamento è a GDC (Geneva Double Courtain).
Le uve di Spergola vengono raccolte a sovramaturazione e, durante la fermentazione, è previsto un breve contatto con le bucce.
La gradazione alcolica è del 14% vol., nel 2012 ne sono state ricavate 1.333 bottiglie.

Il vino si presenta con un color giallo paglierino di buona intensità e con una buona viscosità nel bicchiere.
Mediamente intenso al naso, con sentori vegetali che rimandano al fieno e a fiori secchi, note di frutto giallo maturo.
Fresco alla bocca, con una bella vena acida, e leggeri accenni agrumati, strutturato, sapido e con lunga persistenza su note di fieno e d’erbe officinali; l’elevata gradazione alcolica produce una sensazione leggermente piccante, ma non desta nessun fastidio, essendo comunque ben bilanciata, il fin di bocca chiude con piacevoli note amaricanti e mandorlate.

Centesimino:

Conosciuto anche come Savignôn Rosso, per le particolari note aromatiche che conferisce al vino, questo raro vitigno a bacca rossa era coltivato sin dal XVII secolo sulle colline faentine; praticamente scomparso è stato ritrovato negli anni ’40 del secolo scorso in un cortile del centro di Faenza da Pietro Pianori detto Centesimino (da cui il nome attuale), probabilmente scampato miracolosamente alla fillossera.
Inserito nel maggio 2004 nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite col numero di codice 378, può essere utilizzato in 4 Igt dell’Emilia Romagna: Emilia, Forlì, Ravenna e Rubicone.
La produzione vivaistica ammontava a quasi 20 mila barbatelle nel 2004 (prima non c’è n’è ovviamente traccia, essendo stato registrato in quell’anno), negli anni successivi la produzione è decisamente scesa per attestarsi a circa 2 mila unità nel 2012.
Lo studio dell’Università di Adelaide parla di 24 ettari nel mondo, tutti in Italia, 19 dei quali in Emilia Romagna e 5 in Veneto.

Centesimino, l’etichetta

Il vino
La Sabbiona – Igt Ravenna Centesimino 2012 – 14,5% vol.
I vigneti, allevati a Guyot e con una densità di 3.400 ceppi /ha sono collocati ad 80 mt slm, mentre la resa è di 80 q.li/ha; dopo la vinificazione il vino s’affina parte in acciaio e parte in vasche di cemento.
La produzione è di circa 5.000 bottiglie/anno.

Centesimino

Non abbiamo certamente una grande esperienza con il Savignôn Rosso, ma ci è molto piaciuto questo vino dal colore rubino con unghia violacea, luminoso e di buona intensità.
Discreta la sua intensità olfattiva, un poco timido all’inizio, si apre poi su sentori speziati, con accenni chinati e leggere note d’inchiostro, quindi si coglie una vena aromatica e note floreali che rimandano alla rosa ed alla violetta, pulito il frutto, che rimanda alla ciliegia.
Sapido al palato, mediamente strutturato, asciutto, con un bel frutto rosso fresco, piacevolmente amaricante e dalla buona persistenza, leggera e gradevole la nota speziata. Un vino lieve e leggero, nonostante l’elevato tenore alcolico, che però non risulta assolutamente percepibile.
Un vino” diverso”, dalla piacevolissima beva e, così almeno c’è parso, dal facile abbinamento. Decisamente interessante.

 

Se volete saperne di più, in merito al progetto: http://www.southeurope-mediterraneanwines.eu/

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Un commento

  • wineverse

    (22 marzo 2014 - 18:35)

    La romagna assieme alla liguria è indubbiamente una delle regioni più sottovalutate in materia di produzione vino. Se volete scoprire di più su queste regioni, visitate il nostro sito http://www.wineverse.it

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