Gianfranco Vissani da D’Alema a Fini? La replica: cucinerei anche per Bossi! L’intervista sul Mattino

Letture: 204

Il pettegolezzo della settimana è stata la prestazione d’opera di Vissani al congresso del Fli. La commentiamo sopra con le Galline di Maffi disegnate da Jessica Adami con la consueta battuta salace del Nostro e riproducendo, sotto, l’intervista che mi ha rilasciato per il Mattino.

Dal risottino ai funghi di D’Alema reso famoso nello studio di Vespa nel 1997 all’insalata di Bocchino nell’agosto 2010 alle Eolie davanti al fotografo di Novella 2000: questo, in sintesi il percorso di Gianfranco Vissani, il cuoco italiano più conosciuto dopo Marchesi, mattatore televisivo su Rai Uno, chiamato a cucinare per il congresso di Fli. Insomma, lo chef umbro sembra aver consumato il suo ribaltone.

«Non può capire come mi danno fastidio i ricami giornalistici su questa faccenda – commenta Vissani – Io sono solamente un cuoco e faccio il mio lavoro. Forse che un dentista chiede la tessera di partito al cliente prima di procedere?».


Però lei è sempre stato identificato come cuoco della sinistra mentre, giusto per restare in tema, la destra preferiva Antonello Colonna.
«Guardi, D’Alema è sempre stato un grande appassionato di cucina. Il mio incontro con lui nasce proprio così. E la nostra amicizia resta forte e salda come sempre. Il lavoro, però, è un’altra cosa: anche se mi chiamasse Bossi andrei a cucinare, perché no?».
Ora però ha fatto scalpore il fatto che andrà a cucinare per il congresso di Fli.
«Scalpore? Ma quale scalpore. Mi hanno chiamato e vado volentieri. Voglio precisare però che il catering è quello di Tonino di Cortona, io darò il mio contributo e farò da supporto con la mia brigata di venti cuochi».

 

 Come si è organizzato?
«Faremo tutto buffet, ovviamente, con il meglio dell’Italia gastronomica, compresa la piccola produzione artigianale dei prodotti di qualità. Da Altamura arrivano due quintali di pane, dalla Campania la mozzarella di bufala, per non parlare dei vini con il contributo di decine e decine di produttori».

Un’idea di Bocchino, altro politico gourmet?
«Sì, certo. Ma ci tengo a dire che, anche in questo caso, il rapporto è esclusivamente personale: Italo viene a mangiare da me da almeno vent’anni e io nemmeno sapevo chi era e cosa faceva. Da me passa tutta l’Italia. Poi ci siamo conosciuti ed è nato un rapporto di amicizia basato sulla passione gastronomica».

Sino alla vacanza alle Eolie di una settimana.
«Anche».

Come ha organizzato queste due serate?
«Mi hanno detto che dovremo preparare per almeno diecimila persone».

Spaventato?
«Per nulla».

In effetti lei è famoso proprio per alcune serate di massa, come la cena a Orvieto per le Città Slow o le serate di gala organizzate da Franco Ricci all’Hilton di Roma per Bibenda.
«Il successo è nell’organizzazione della cucina».

Un piccolo Salone del Gusto, insomma. E qualche ricetta?
«Gli spaghetti con la ventresca di tonno, lo stinco di maiale, il soufflé di mozzarella al profumo di acciughe».
Insomma, una kermesse nella kermesse.
Beh, per me è un’occasione per creare la vetrina del meglio della nostra produzione dell’agroalimentare, una delle cose che funziona bene nel nostro Paese e che, soprattutto, lo unisce».