Giardino dei vitigni antichi in Calabria: una precisazione dell’Azienda vinicola Librandi
Con riferimento al comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi dall’Associazione Città del vino, comunicato che annunciava la prossima creazione, in Calabria, del “primo giardino dei vitigni antichi”, inserito in un “programma di studio e ricerca sui vitigni autoctoni antichi calabresi”, la nostra azienda vinicola desidera, per correttezza e completezza dell’informazione, precisare che non costituisce una prassi precisamente corretta il presentare, come ha fatto l’Associazione, il costituendo “campo collezione di antiche varietà su un terreno di 7 ettari, di proprietà delle Città del Vino” posto nella Locride, nel territorio di Bruzzano (Reggio Calabria) come “il primo giardino dei vitigni antichi” presenti in Calabria.
La nostra azienda vinicola difatti, ed i responsabili nazionali dell’associazione Città del Vino ne sono perfettamente al corrente, avendone presa personalmente visione in loco, da diversi anni, in collaborazione con il professor Attilio Scienza e lo Studio Enosis del dottor Lanati e l’Università di Milano, ha realizzato e posto in essere, precedendo qualsiasi altra esperienza in materia, un campo sperimentale e un’ampia selezione giardino di varietà viticole autoctone calabresi, teso alla ricerca e al recupero di vecchie cultivar regionali.
Questo lavoro, che è stato preceduto già a metà degli anni Novanta, da una sperimentazione sul vitigno Magliocco che si è tradotta, a partire dall’annata 1995, in un vino, il Magno Megonio, universalmente considerato come uno dei più interessanti e qualitativamente rilevanti vini da antichi vitigni prodotto in Italia, è stato impostato, su precise basi scientifiche e con progetti organici, già nel 1998. E si è tradotto dapprima nell’allestimento di un semenzale con varietà a bacca rossa calabresi, quindi nella selezione e messa a dimora, in un “giardino varietale”, di qualcosa come 126 varietà calabresi recuperate in tutta la Calabria. Varietà di cui è in corso lo studio del DNA.
Questo grande lavoro scientifico si è poi tradotto in vini, come il già citato Magno Megonio, come l’Efeso, da uve Mantonico, già ampiamente presenti sui mercati mondiali, e si tradurrà, nel 2005, in altri vini di cui verranno, per il momento, proposte le prime microvinificazioni, con utilizzo sia in purezza, che in uvaggio tra loro, delle varie uve.
Stupisce e amareggia il rilevare come l’Associazione Città del vino, che pure nel testo di presentazione del proprio “progetto di recupero e valorizzazione dei vitigni antichi della Locride” aveva correttamente ricordato come un ampio numero di vitigni autoctoni calabresi fosse “già in cura presso l’Azienda Librandi di Cirò marina e oggetto di ricerca da parte del professor Attilio Scienza”, in un lavoro fatto in stretta connessione tra la nostra azienda e l’illustre studioso, nostro collaboratore, abbia viceversa dimenticato di citare nel proprio comunicato stampa il lavoro fatto dalla nostra azienda, presentando quello nascente, nella Locride, come “il primo giardino dei vitigni antichi” calabresi. Quando di “primo giardino” per il progetto, meritorio, dell’Associazione Città del Vino, non si può e non si deve assolutamente parlare, se si vuole rispettare la verità e dare alla nostra azienda il giusto merito che le compete in tale campo.
La nostra azienda vinicola, forte della propria esperienza, dei circa 180 ettari vitati, del lavoro di ricerca e sperimentazione già fatto e che verrà proseguito, con pari tenacia e determinazione nei prossimi anni, formula i migliori auguri di ogni successo per il progetto portato avanti a Bruzzano, in Locride, con il proprio campo collezione di antiche varietà di 7 ettari, dall’Associazione Nazionale Città del Vino. Questo nella convinzione che nuovi soggetti, nuove esperienze e nuovi sforzi non possano che giovare a quel rinascimento della viticoltura e dell’enologia calabrese, all’affermazione della sua peculiarità e fattiva biodiversità, che l’azienda vinicola Librandi considera, da sempre, anche quando la “riscoperta dei vitigni autoctoni” non rappresentava ancora un tema di moda, l’obiettivo primario della propria attività, sia in vigna che in cantina.
News dalle aziende e dagli enti
0














