Good News: Robert Parker si innamora dei vini Quintodecimo di Luigi Moio

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Luigi Moio

Pubblichiamo volentieri la scheda e i punteggi dati da Antonio Galloni, riferimento italiano di  Robert Parker, ai vini di Luigi Moio. Una grande soddisfazione per lui, ma soprattutto per tutto il Sud, un territorio a cui si guarda con sempre maggiore interesse grazie alla tipicità.
Una soddisfazione meritata, risultato di un progetto rigoroso e lungo nel tempo. Uno dei rari casi in cui lo studioso dimostra di possedere manualità, di essere anche uomo di terra, di campagna e di cantina.

L’Azienda Agricola Quintodecimo
è stata fondata nel 2001 da Luigi Moio e Laura Di Marzio. E’ collocata su una collina a Mirabella Eclano, in Campania, molto vicino a Taurasi.

Il nome deriva dal toponimo Quintum Decimum che nei primi dell’ottavo secolo prima di Cristo identificava il piccolo villaggio che sorgeva dall’antica città di Aeclanum.

L’uva Aglianico, la cultivar simbolo di questo territorio, è coltivata su una piccola collina a circa 420 metri di altitudine. Dall’aglianico si producono due vini rossi, VIGNA QUINTODECIMO e TERRA D’ECLANO. Sono vini molto eleganti che esaltano le peculiarità del suolo e del microclima di Quintodecimo.

Oltre l’Aglianico, sono prodotti tre vini bianchi dalle altre cultivar campane Fiano, Greco e Falanghina: EXULTET, GIALLO D’ARLES  e VIA DEL CAMPO.

Passione e ricerca sono alla base della produzione della cantina Quintodecimo. Sia le scelte viticole che enologiche sono molto meticolose. Si completano a vicenda e operano in perfetta armonia con la natura. Il ciclo di produzione è semplice, armonioso e razionale. Queste sono le condizioni fondamentali per la produzione dei vini che sono espressione dell’identità sensoriale delle uve campane, del loro territorio e dell’anno di produzione.

Antonio Galloni

Giugno 2011

Il Greco di Tufo Giallo d’Arles 2009 fluisce dal bicchiere con note di pesche gialle, albicocche e fiori. Come sempre questo è un Fiano specialmente voluttuoso e cremoso ed enfatizza lo stile aziendale più che un carattere varietale ma tuttavia questo vino è bello a suo modo. Il finale diventa più delicato e sublime. Oggi la quercia francese è un po’ invasiva ma l’invecchiamento in bottiglia aiuterà questo vino a . E’ un vino bianco di gran classe ma i lettori non si devono aspettare un Greco di Tufo standard. Recentemente una bottiglia ella Marea di New York City era nient’altro che mozzafiato. Maturità attesa: 2012-2019.  VOTO 94

Il Fiano di Avellino Exultet 2008 è il più espressivo in termini di varietà tra i bianchi della cantina. Affumicatura, cenere e carni affumicate sono alcune delle note che aggiungono complessità come il vino prende forma nel bicchiere. Note pulite e minerali definiscono il finale persistente. E’ un altro superbo vino di Luigi Moio. Maturità attesa: 2011-2017. VOTO 92

La Falanghina Via del Campo 2008 accarezza il palato con ricche note di miele. Questa Falanghina è opulente ed emozionante, dotata di personalità. Arancio, mandarino e menta sono alcuni degli aromi e sapori che lasciano un’impressione durevole. Maturità attesa: 2011-2015. VOTO 91

L’Irpinia Aglianico Terra d’Eclano 2007 vanta una meravigliosa dolcezza e un profumo senza abbandonare la vera espressione del carattere varietale. Rose appena tagliate, fiori, spezie, cenere, selvaggina e prugne sono solo alcune delle nuance che fluiscono da questo ottimo rosso. Tannini maturi e setosi impreziosiscono il finale corposo ed espressivo. I tannini potrebbero ammorbidirsi fra uno o due anni ma la qualità di ciò che è nel bicchiere è innegabile. Mi piace soprattutto la corposità e ricchezza della frutta. Questo è un fantastico sforzo di Luigi Moio. Maturità attesa: 2014-2022.
VOTO 93

Il Taurasi Vigna Quintodecimo 2004 è favoloso. Ciliegie scure, liquirizia, affumicatura e grafite emergono dal bicchiere di questo raffinato ed elegante Taurasi che fa sfoggio  della sua personalità. Rimane incredibilmente giovane per un vino della sua età con nessun sviluppo di aromi terziari. I tannini sono vigorosi tuttavia bene integrati e fanno capire che il vino ha una lunga vita davanti a sé. Maturità attesa: 2014-2024. VOTO 94+

Luigi Moio continua a porre un’asticella molto alta. I suoi vini sono tra i più affascinanti campani e italiani. Moio favorisce uno stile ricco e corposo che rende i suoi vini ben abbinabili col cibo e spinge i limiti di ciò che può essere ottenuto con i vitigni autoctoni campani ma senza perdere di vista le loro radici. Mi emoziono sempre quando vedo questi vini nelle liste dei ristoranti.

Giugno 2010 e giugno 2009

L’Irpinia Aglianico Terra d’Eclano  2006 presenta fiori secchi, lamponi, salvia, rosmarino e spezie in un coropo medio e uno stile solido. Note più scure emergono al bicchiere, aggiungendo maggior peso e austerità. Accenni di menta aggingono un tocco di freschezza sul finale. Questo elegante e armonico rosso è un enorme sforzo di Quintodecimo e del proprietario Luigi MOio ma va aperto almeno un’ora prima per consentire ai tannini di ammorbidirsi. Nel 2006 Moio non ha imbottigliato il suo Taurasi. Tutte le botti migliori sono state usate per il Terra d’Eclano. Maturità attesa: 2012-2018. VOTO 92
L’Aglianico Terra d’Eclano 2005 esplode al bicchiere con sensazioni di affumicatura, ciliegie nere, liquirizia, terrosità e pelle nuova. Questo è un Aglianico intenso e di corpo, di carattere e personalità. Oggi i tannini sono un po’ ruvidi ma un po’ di tempo in bottiglia dovrebbe essere utile. L’attesa sarà dura per i lettori poiché questo è un vino straordinario e molto piacevole. Con il cibo i tannini non dovrebbero creare problemi. Il Terra d’Eclano ha trascorso 18 mesi in quercia francese (60% nuova) ma l’uso della quercia è fatto con abilità. Ancora una volta sono profondamente impressionato! Maturità attesa: 2010-2015. VOTO 92

La Falanghina Via Del Campo 2007 è una delle Falanghine più ricche con cui i lettori si imbatteranno. Un bianco dalla buona corposità con ricche espressioni di frutta tropicale matura. Invecchiando in botti di legno francese dà al vino molto del suo volume e della ricchezza di struttura, qualità che segue attraverso un finale morbido. Maturità attesa: 2010-2015. VOTO 90
Affumicatura, minerali, carni affumicate e cenere caratterizzano la Falanghina Via del Campo 2006. Questo è uno dei bianchi più interessanti ed esotici che ho assaggiato in un tempo molto lungo. La qualità ricorda un grande Meursault tuttavia il sapore è a quello di un nobile Aglianico. Questo è un altro superbo vino di Luigi Moio. Maturità attesa: 2009-2012. VOTO 92
Il Fiano di Avellino Exultet 2007 è uno dei vini più emozionanti che oggi vengono prodotti nel Sud Italia. Il bouquet è favoloso con sensazioni esotiche di tartufo bianco, buccia di lime, salvia e fiori che si fondono perfettamente in una raffinata espressione di frutta bianca. Note pulite e minerali caratterizzano questo vino favoloso. L’Exultet non è un particolarmente tipico Fiano di Avellino, piuttosto risalta per la sua personalità unica. I lettori che possono trovare l’Exultet non dovrebbero esitare, è magnifico. Maturità attesa: 2010-2017. VOTO 92
Il Fiano di Avellino Exultet 2006 è uno dei più intensi e mielati Fiano. Il vino rivela un colore giallo intenso e note abbondanti di acacia, salvia, rosmarino e cantalupo che insieme concorrono a determinare un ricco di tessuto di rilevante profondità. Questo Fiano corposo ha una meravigliosa lunghezza e un incredibile equilibrio complessivo. Il Fiano è una varietà a tarda maturazione e mostra accenni di dolcezza che sono irresistibili. Questo è un Fiano molto serio che ha bisogno di essere abbinato a piatti parimenti ricchi per potersi esprimere pienamente. E’ difficile da credere ma queste vigne sono state piantate in Lapio solo nel 2004. Maturità attesa: 2009-2016. VOTO 93
Il Taurasi Vigna Quintodecimo 2005, qui appena alla sua seconda vendemmia, impressiona per la sua intensità e il suo senso dell’armonia. Un vino scuro e concentrato, il Taurasi Vigna Quintodecimo fluisce dal bicchiere con note di prugne scure, ciliegie selvatiche, spezie e terrosità che insieme convergono verso una raffinata struttura. Un finale lungo e pulito arrichiesce lo stile. Nel 2004 Moio ha prodotto 2.000 bottiglie di Taurasi dai due ettari di vigne Quintodecimo mentre tutte le botti che non erano all’altezza dei suoi standard rigorosi sono stati mescolati nel Terra d’Eclano di quell’anno. Maturità attesa: 2013-2023. VOTO 93
L’enologo consulente Luigi Moio è una delle persone più influenti nel panorama vitivinicolo del Sud Italia. Negli anni recenti Moio ha iniziato a raccogliere un’attenzione significativa per i vini che fa nella sua cantina Quintodecimo. Questi bianchi e rossi ricchi e di corpo si stanno velocemente posizionando nell’elite. Gli estimatori di Quintodecimo aspetteranno con ansia un Taurasi dalla vigna Cersito su suolo vulcanico che verrà messo in commercio nel 2013.

Luigi Moio è uno dei leader del rinascimento dell’enologia Campania. Il grande curriculum di Moio include lavori in Francia dove ha completato il dottorato e l’attuale cattedra all’Università di Napoli dove insegna enologia. Moio è esperto di tecniche di viticoltura ed enologia di Bordeaux e della Borgogna che gli dà un livello di prospettiva che è raro in Italia, tanto più in Campania. Ha prestato la sua consulenza enologica ai Feudi di San Gregorio e i progetti attuali riguardano produttori leader come Caggiano, Cantina del Taburno e Terre del Principe. Nel 2001 Moio ha iniziato a piantare vigneti con l’obiettivo di fare suoi propri vini e questi primi messi in commercio sono veramente eccezionali. Quintodecimo si sta velocemente attestando tra le migliori tenute della regione. Bisognerà tenere un occhio su questa cantina. Sfortunatamente non ho avuto l’opportunità di assaggiare un Taurasi ma i vini che ho assaggiato erano semplicemente fantastici!

Antonio Galloni

Importatore: Omniwines Distributing Co. Llc., Linden Hill, NY; tel. (718) 353-8700

Traduzione di Novella Talamo

35 commenti

  • Angelo Di Costanzo

    (5 luglio 2011 - 10:07)

    Apriti cielo… :-)

    • karen

      (5 luglio 2011 - 11:33)

      :-))

  • ClaudioT

    (5 luglio 2011 - 10:39)

    …non avevamo dubbi!!!

  • Ettore Galasso

    (5 luglio 2011 - 11:27)

    Fanno sempre piacere gli apprezzamenti, per il lavoro meticoloso e di qualita’ svolto dal Prof. Luigi Moio, non avevamo dubbii che anche oltre oceano i vini di Quintodecimo emozionassero.

  • Umberto Trevisan

    (5 luglio 2011 - 11:33)

    ….MI SAREI MERAVIGLIATO DEL CONTRARIO…..

  • Umberto Trevisan

    (5 luglio 2011 - 11:38)

    ……ma una domanda mi affligge : allora tutte le guide di ” italica ” fattura sono da buttare????? mah…..

  • Valerio Rosati

    (5 luglio 2011 - 11:54)

    Io inizierei a preoccuparmi.. :-P

  • Paride

    (5 luglio 2011 - 14:33)

    Di cosa ci si meraviglia… era abbastanza ovvio che a Parker piacessero questi vini…………….

  • Giovanni Russo

    (5 luglio 2011 - 16:57)

    Bella soddisfazione per la famiglia Moio!!
    Anche perchè non sempre giustamente ed equamente valorizzata dalle più famose guide italiane.
    Grazie Professore!!

  • Luca Miraglia

    (6 luglio 2011 - 13:34)

    Concordo pienamente con chi , da un lato, non aveva dubbi circa il sicuro apprezzamento dei vini del Prof. Moio da parte di critici di scuola parkeriana, e, dall’altro, con chi ha sommessamente fatto notare che ben di rado tali vini hanno raggiunto i vertici di classifica nei confronti comparati con altri esemplari della medesima tipologia.
    Sono i due lati della stessa medaglia: il Prof. Moio, sin dall’acquisto della tenuta di Quintodecimo, ha permeato il proprio lavoro di produttore (e non solo più di cattedratico e consulente) della lunga e profonda esperienza francese, un’esperienza assolutamente non reperibile in alcun altro “nome” italiano del settore. Ecco, quindi, che sin dalla prima presentazione, alcuni anni fa, dei propri vini (io c’ero ed ho appuntato il virgolettato che segue), ha palesato un orientamento in vigna ed in cantina assolutamente personale: ” i miei vini rossi devono essere fruibili da subito, i miei bianchi vanno aspettati anche dieci anni”.
    E’, anche agli occhi dei meno esperti, una filosofia che rende tutti i vini del Professore assolutamente spiazzanti e sicuramente non “territoriali”: ad ogni sorso ti viene in mente l’accostamento con i grandi nomi della Francia vinicola, ma non certamente dell’Irpinia.
    Questo vuol dire, perciò, apprezzamento ai massimi livelli da parte degli estimatori dei giudizi di Parker, e qualche naso storto da parte di chi, nel vino, vorrebbe il territorio e non , in primo luogo, la dominante mano dell’enologo.
    Anche l’operazione di marketing sfiora l’eccellenza, a partire dall’etichetta, disegnata in prima persona dal Professore e firmata in basso, e poi la carta velina, le singole cassette di legno rigorosamente confezionate a mano …ed infine i prezzi, che comunque, a sentire amici enotecari, non scoraggiano per niente gli acquisti (“è come avere moneta contante”).
    A di là, comunque, delle ovvie riserve che si possono muovere e che io per primo sento di fare quando ho in bocca un Taurasi “troppo” morbido nonostante la giovane età oppure su una Falanghina troppo “chabliseggiante”, resta il grande apprezzamento per una nuova, grande, eccellenza campana nel mondo.

    • luciano pignataro

      (6 luglio 2011 - 13:49)

      Caro Miraglia
      la sostanza del tuo commento risparmia ai lettori una cosa che stavo preparando perché centra la questione.
      Qui la notizia è che l’inventore mondiale dei punteggi al vino ha portato alle stelle i vini del professore Moio. E questo dato, a noi meridionali, fa piacere a prescindere. Mai un bianco del Sud è volato così alto come il Giallo d’Arles.
      Questo non vuol dire che si deve essere d’accordo per forza con lo stile o sostenere che i suoi vini sono i migliori in Irpinia. Ma, per esempio, evitare di criticare a livello personale senza neanche aver visto la vigna e parlato almeno una volta con lui non sarebbe tanto una forma di coerenza intelettuale, ma di semplice educazione.
      I suoi vini vanno, nonostante il prezzo, la critica anglosassone lo applaude: i fatti al momento gli danno ragione. Dietro c’è un progetto coerente e scrupoloso.
      Basta avere con i suoi vini lo stesso atteggiamento rispettoso del lavoro in vigna che si deve avere per tutti.
      Mi rendo conto però che in Italia smarcarsi criticando a prescindere chi è al top è un ottimo modo per guadagnarsi un po’ di visibilità che il lavoro quotidiano privo di risultati altrimenti negherebbe. Ma questo è un altro discorso, vale per il vino, ma anche per tanti altri campi.
      La cosa che mi fa ridere è quando leggo: finalmente qualcuno ha il coraggio di…Scusate: ma quale coraggio ci vuole in Italia a criticare un vino o un vignaiolo? Penso lo stesso necessario a uccidere una formica mentre trasporta cibo al formicaio. E’ un impulso infantile, appunto.
      La ubris degli dei in realtà è invidia umana e basta.

  • gaspare

    (6 luglio 2011 - 15:20)

    in genere non piacciono a nessuno i vini sopraffatti dal legno, anche se li facesse il miglior tecnico di cantina del mondo. non piacciono nemmeno a parker, ne sono sicuro.
    perciò molti “critici” hanno immediatamente fatto a pezzi i vini di moio: prima di portarli al naso già si predisponevano male, quindi sentivano solo la vaniglia o il caffè, e poi sentenziavano sul prezzo eccessivo, concludendo che erano una sòla.
    quanti ne ho sentiti, anche bravi e simpatici.
    io personalmente, ho provato l’intera produzione nelle diverse annate, con calma, anche con amici a casa mia e a tavola. quindi ho iniziato a descriverli percependo da subito in essi un lavoro tanto impostato bene quanto originale.
    si sente molto il legno? benissimo, domandiamoci che ci vuol dire il professore.
    perciò, toglietevi dalla testa i pregiudizi, stappate e cercate i pregi, amate per due minuti ciò che c’è nel calice, qualcosa di bello troverete. di questo fatene perno per la lettura del liquido. infine elencate pure ciò che non v’è piaciuto.
    ma chiavatevi in capa che i vini di moio nascono da un conflitto esistenziale, si sente, è così, c’è un andare e venire, c’è la distruzione e l’incertezza, più che la convinzione. c’è ed è eccessivo, ok, ma chi l’ha detto che i vini debbano piacere per forza? i vini nascono spesso per l’esigenza di comunicare agli altri la propria visione della verità.

  • gerardo vernazzaro

    (7 luglio 2011 - 08:43)

    mi associo agli ultimi 3 commenti (luca,luciano e gaspare) ed aggiungo un detto napoletano : quand’ a jatt ‘ nu po’ arriva’ o’ lard rice’ che fet’ tradotto: quando la gatta non arriva al lardo dice che puzza …… a buon inteditori poche parole ;-)
    vorrei vedere quale produttore tradizionalista ed integralista non vorrebbe avere i punteggi del professore da RB o WS , cosi’ svuoterebbero le cantine in un batter d’ occhi , altro che chiacciere .
    gv

  • Umberto Trevisan

    (8 luglio 2011 - 10:14)

    Se bevo falanghina devo sentire falanghina, se bevo aglianico, devo sentire aglianico. Se poi il fine giustifica i mezzi, viva il grande fratello, fa il 30% di share…è un grande programma!!!…….A ciascuno il suo vino

  • Arturo Erbaggio

    (8 luglio 2011 - 11:36)

    Egr. sig Trevisan, beato lei che ha queste certezze su falanghina, aglianico ed altro…. Ne è sicuro? Ha mai degustato alla cieca una cinquantina di campioni monovarietali prodotti dalle differenti uve campane? Io e miei amici appassionati, lo abbiamo fatto più volte e Le assicuro che il risultato è molto inquietante. Inquietante a tal punto da indurmi ad assumere, col tempo, un atteggiamento sempre più umile e rispettoso nei confronti di chi faticosamente lavora in agricoltura e produce vino. Effettivamente è necessario una maggiore onestà intellettuale ed il giusto rispetto per il lavoro degli altri . Conosco il professore Moio e la sua straordinaria disponibilità verso tutti i suoi studenti, tutti consapevoli di quanto i suoi vini sono pura espressione sensoriale di ciascuna delle uve dalle quali sono stati ottenuti. Probabilmene tale espressione è ancora a molti sconosciuta e soprattutto è ancora a molti sconosciuto Luigi Moio col quale, invece, bisognerebbe discutere, riflettere, confrontarsi prima di trarre banali ed affrettate conclusioni.

  • Luciano Pignataro

    (8 luglio 2011 - 12:19)

    Rispetto l’opinione di Trevisan, riflette uno dei luoghi comuni più diffusi nati come reazione all’ampollosa e muscolosa produzione degli anni ’90 in cui ha prevalso il modello della morbidezza alla Toscana.
    Detto questo, però, il punto è che sono troppo poche (appena una ventina) le vendemmie per definire esattamente i varietali delle diverse uve, a parte che la moda del vino monovarietale si è affermata da pocchisimo. Mancano studi di zonazione, non esistono verticali complete o comparazioni orizzontali sufficienti prima del 2000.
    Al momento possiamo definire cosa non deve essere un vino avendo come parametro solo i vitigni più studiati in tutto il mondo. Un rosso di territorio NON deve somigliare a un cabernet o a un merlot, un bianco NON ricordare chardonnay e sauvignon.
    Detto questo la situazione è molto open e da studiare in profondità. Non è affatto detto che l’Exultet sia meno varietale di Marsella, tanto per dirne uno.
    Dunque a ognuno il suo vino, certo, evviva. Ma senza paraocchi altrimenti si scade nel ridicolo.
    L’aggressione ideologica, preconcetta, neopauperista a Moio mi ricorda molto gli studenti universitari di An che si batterono contro la laurea ad honorem di Battiato a Catania, nella sua città.
    Prima visitate le vigne, la cantina, aspettate i vini e poi giudicate. Francamento non capisco perché per bere un bicchiere di vino bisogna per forza avere un nemico:-)))

    • gaspare

      (8 luglio 2011 - 21:13)

      oh!
      : )
      appunto.

    • Umberto Trevisan

      (13 luglio 2011 - 01:04)

      Che dire….io non ho nessuna visione preconcetta, ma se devo pagare un greco 30 euro, piuttosto che una falanghina, e 100 euro un taurasi, dovrei trovarci un a spiegazione nel bicchiere che nessuno ancora mi ha dato, palato mio compreso. Che ci sia piacere nel vedere un nostro conterraneo che vince nel mondo è un piacere innegabile, ma dovremmo avere un pò più di coerenza…. Se poi non si riconosce ancora un varietale di falanghina o di un greco, e nemmeno di taurasi, beh…….. a ciascuno il suo vino!!!!
      P.s. Marsella sarà spinto, surmaturato, ma nun pazziamm…..

      • luciano pignataro

        (13 luglio 2011 - 07:03)

        Il discorso sul prezzo è sempre molto pericoloso e a doppio taglio. Vale per esempio nei ristoranti: per oltre dieci anni ho sentito dire ma perché devo pagare un pacchero da Don Alfonso 30 euro mentre la trattoria di via Medina me lo fa a 4 ed è quello autentico e soprattutto bello abbondante? Ecco, chiediamoci allora perché a Sant’Agata ci va la Bbc e a via Medina Tele Caivano.
        Allora: perché una bottiglia di alta agricoltura, in cui ogni pianta è curata come un vaso di fiori, dovrebbe costare meno di un cellulare o di un abbonamento a sky?
        E a proposito di coerenza produttiva sull’azienda da lei citata, il buon Guido che spara da un anno all’altro Falanghina e Greco da uve comprate, non si è mai visto a una riunione o a un covegno, sarebbe un esempio da seguire per la viticoltura irpina e non il professore Moio che ha fatto gli unici studi scientifici su falanghina e aglianico, ha un coerente progetto terra-cantina? Ecco, appunto. Nun pazziamm…
        Vedo che lei cita tanti vini francesi…Cerchiamo di capire anche come si arriva a quei livelli commerciali di sistema, altrimenti dovremo dare ragione ad un famoso rappresentante di vini napoletano che a domanda rispose: non vendo vini campani perché noi sapimm’ fa solo ‘e pummarole.
        Una cosa è produrre un buon vino, ben altra è avere un coerente progetto enologico. Condivisibile o meno nei risultati è un altro discorso e qui subentra l’inevitabile parametro soggettivo che ha valore assoluto.

        E altra cosa ancora è criticare ad alzo zero sul piano personale. Purtroppo in Campania c’è un torrente carsico di acqua avvelenata da piccoli interessi che lega le critiche attuali a Moio a quelle fatte ai Feudi e prima ancora a Terra di Lavoro e Montevetrano. In pratica ai vini che più di altri hanno fatto la storia negli ultimi vent’anni. Una cosa, ovviamente legittima, è sostenere che il risultato non piace, altra è riempire di fango i protagonisti della viticoltura solo per acquistare un po’ di visibilità secondo una tecnica elementare: mi smarco così mi notano.
        Purtroppo questo atteggiamento non ha altro sbocco se non la flebile notorietà passeggera di chi lo persegue perché anche la critica e il giornalismo sono un progetto e non uno stato d’animo, sono lavoro duro fatto giorno dopo giorno, ogni giorno, per anni e anni.
        Il resto è discorso da bar sull’allenatore che ha sbagliato la sostituzione. Il professionista vero non fa il tifoso.

        • Umberto Trevisan

          (13 luglio 2011 - 10:44)

          Egregio signor Pignataro, io non sono giornalista, men che meno tifoso di nessuno, giro, bevo, e semplicemente tiro le mie valutazioni, sicuramente personali, ma altrettanto oneste perchè non schierate. In merito a Marsella, il mio giudizio era sul vino, e non sulla capacità del produttore di fare impresa, gruppo, e promuovere il territorio. Allo stesso, per intendersi, preferisco Ciro Picariello, che è uno dei pochissimi che beve vino di altri produttori….. Il suo blog è un posto di libera espressione, credo, e con tale spirito ho espresso un giudizio personale su dei vini, senza alcun preconcetto, e mi spiace mi abbia accomunato a chi stupidamente va contro semplicemente perchè non sa far meglio….. Mi permetta di dire che il paragone con Don Alfonso lo trovo ardito, perchè se è vero che il grano ha uno stesso prezzo per tutti, il cucinato fa la differenza,e Don Alfonso la fa… Io invece non riesco ancora a capire perchè la falanghina di Moio costa 30 euro, ed il taurasi oltre 100. Io una spiegazione ce l’ho, e la trovo prorpio sul discorso dei vini francesi, e su quello che lei ha scritto in merito alla capacità di noi meridionali di fare gruppo, discorso che io condivido in pieno. Però per essere coerenti, sigonr Pignataro, ed onesti, e non TIFOSI, se vogliamo dire che punteggi come 92 o 94 sono giusti, allora avanti Italia che merita, bel segnale…. I francesi signor Pignataro, sanno vendersi meglio, sanno fare gruppo, sistema, mettendo al centro il territorio, e gli interessi comuni, piuttosto che quelli personali, e tolte le grandi maison, hanno la cultura ( che noi non abbiamo ) di dare prezzi in base alle annate. Io in una bottiglia di falanghina da 30 euro, o di un aglianico , sto discorso non lo trovo, e credo che non aiuti il consumatore a capire. Mi domando: ma la falanghina di moccia o di peppino fortunato, perchè costano tanto meno???? Ripeto, a ciascuno il suo vino, e viva la coerenza….

          • luciano pignataro

            (13 luglio 2011 - 11:23)

            So bene che lei non è un giornalista, ho solo profittato del suo intervento per estendere il discorso su alcune cose che sto pensando da qualche mese.
            Per chiudere, io mi chiederei non perché i vini Quintodecimo costano tanto, ma perché gli altri costano così poco. Se avrà letto qualcosa che ho scritto proprio sul Mattino di Agnanum e Fortunato, troverà appunto la mia riflessione: costano troppo poco per essere così straordinari.
            il punto è che il costo di una bottiglia è dato da quello della materia prima, dalle ore necessarie che non sono le stesse per tutti. Il concetto marxiano di Tempo di lavoro socialmente necessario a produrre una merce si applica anche al vino. Pesa il contesto, la capacità di posizionarlo e tante altre cose. Deve considerare però che non si tratta di operazione finanziaria, il cui reddito è nella capacità speculativa, ma produttiva e commerciale che ha come base il nostro settore primario.

  • gerardo vernazzaro

    (8 luglio 2011 - 13:19)

    Arturo se rivedi il film del grande Luciano De Crescenzo IL SEGRETO DI BELLAVISTA , in una scena tratta la differenza tra gli uomini che secondo lui si dividono in EPICUREI e STOICI , nella stessa scena parla degli uomini con “le certezze” consigliandone vivamente di starne alla larga , perche’ vivono nello loro certezze , non si interrogano mai e non si mettono mai in discussione ,Arturo quindi diffida degli uomini pieni di certezze ( rivediti la scenna su youtube e’ bellissima ,anche quella sull’ arte con benedetto casillo ……pillole di saggezza non ti certezza.
    se qualcuno fosse venuto al convegno di enologia organizzato il 13 febbraio ad Avellino ed avesse ascoltato la prima relazione quella del Professore oggi avrebbe meno certezze ;-)
    ciao Arturo ti aspetto presto
    evviva il dubbio sempre !!!!!!!!!! il dubbio muove la ricerca e quindi la conoscenza.
    gv

    • Maxim Posa

      (8 luglio 2011 - 15:16)

      concetto interessante e pienamente condivisibile i poeti della Neoavanguardia (leggi E. Sanguineti e soci) dicevano DUBITO ERGO SUM riprendendo la massima di Cartesio…… però questo ragionamento ci porta lontano dal senso dell’articolo che mi sembra parli della “definitiva consacrazione” del lavoro in vigna del prof. Luigi Moio grazie alla di lui menzione fatta dal sig. ROBERT PARKER……… un “vignaiolo” che con i suoi “precisi” punteggi dispensa certezze nel mondo del vino………

  • gaspare

    (8 luglio 2011 - 21:14)

    ubi dubium ibi libertas

  • Umberto Trevisan

    (13 luglio 2011 - 00:50)

    @ il signor Arturo Erbaggio: mi inchino difronte alla sua sapienza….. Sono un astemio ed annuso solo, come stasera: sancerre edmond vatan ,” clos la neore ” thomas labaille ” les aristides”, PAscal Cotat ” la gran cote” Vincent Pinard ” chene marchand etc… Non le dico i prezzi perchè lei li conoscerà….. Non mi permetto di giudicare l’onestà di nessuno, ma con il suo permesso annuso da un pò….compreso qualche falanghina e greco assai accattivanti, le chiedo scusa per la lesa maestà, e mi inchino difronte alla sua enorme sapienza…….

  • Laura Di Marzio

    (13 luglio 2011 - 11:37)

    Buongiorno a tutti i lettori di Luciano, forse qualcuno conoscerà il mio nome legato a Quintodecimo e a Luigi Moio. Lavoro dietro le quinte ma sono parte integrante della realizzazione di un progetto di vita che condivido con mio marito ed i nostri figli e che oramai ha compiuto i primi dieci anni. Dieci ,che per intensità, impegno e sacrifici, sulla nostra pelle ne percepiamo il doppio.
    Oltre a seguire gli aspetti meno piacevoli della gestione di un’azienda, quello che mi gratifica di più è curare la corrispondenza con i nostri ammiratori, sostenitori, clienti; ed è per questo che ho l’abitudine di archiviare le lettere che più di tutte mi colpiscono. Non me ne voglia il Sig. Umberto Trevisan se, tra le tante, ho il piacere di farvi partecipi proprio un paio delle sue:

    “Buonasera Laura e buonasera a Lei Professore….venerdi scorso abbiamo avuto la fortuna io e la mia fidanzata ( Elsa ) di sedere allo stesso tavolo vostro e di condividere all’enoteca mercadante di un momento magico, qual’e’ quello in cui si racconta di un sogno.. Magico perche aldila’ della sua sapienza professore, la leggerezza del suo esprimersi, la passione con cui parlava del suo, anzi, del vostro sogno, l’amore e la devozione con cui parlava della terra, e l’umilta’ con cui si e’ presentato a tutti noi, beh siceramente ci ha toccato e credo che abbia fermato il tempo. Credo che il vino sia il mezzo concessole per arrivare al cuore delle persone, e ascoltarla parlare della suo sogno con tale trasporto, mi e ci ha riportato indietro di qualche anno, a quando mamma mi raccontava una favola e cosi come da piccolo, avrei voluto anche venerdi, che lei nn si fermasse piu. Io, come piu volte ho detto alla sua compagna di vita, Laura, mi auguro che la magia che lei possiede possa essere raccolta dai suoi figli, perche’ mi creda, dietro le sue parole, c’e’ un mondo ormai sempre piu’ lontano, al quale mi sento di appartenere, fatto di semplicita’, di sacrificio, di condivisione di un sogno. Io lo chiamo amore, ed e’ l’ingrediente che che fa realizzare a semplici uomini grandi imprese.
    Speriamo di poter presto venire a visitare la vostra vigna a Mirabella( magari se ci poteste far sapere quando..)
    Con sincera ammirazione
    Umberto Trevisan 3 febbraio 2009

    “Buonasera Laura e ..buonasera professore, tempo fa la neve ha bloccato la nostra visita alla vostra struttura, sono Umberto Trevisan,( credo Laura si ricordi di me e della mia compagna)
    Colgo l’occasione per salutarVi, dopo aver letto stasera sul sito di Luciano Pignataro una recensione sul Vs. Taurasi. In verita’ m’e’ sembrata piu’ una dichiarazione d’amore che una descrizione tecnica di un vino.. Ma tant’e’, e credo che gratificazione piu bella nn ci sia, in fondo il vino e’ amore, passione e quando chi beve un bicchiere, riesce a leggere cosa c’e’ dietro, beh il vignaiolo puoì dirsi orgoglioso.Ci farebbe piacere venirvi a trovare quanto prima, sono stato con un mio cliente dalle Vs. parti,sta acquistando una tenuta con relativo vigneto( ma ahime’ nn ci capisce niente)…. Un saluto affettuoso e a presto
    Umberto ed Elsa 5 aprile 2009

    A meno che non si tratti di un caso di omonimia, sono sorpresa e sconcertata dal leggete i tuoi interventi su questo blog.

    Umberto, ma sei proprio tu??? Cosa è accaduto? Spero tu non subisca forte l’influenza di qualcuno che decisamente non ci ama….
    In ogni caso, ti rinnovo l’invito a Quintodecimo dove forse potrai ritrovare quella “spiegazione nel bicchiere” che all’epoca ti conquistò, oltre che la coerenza delle nostre scelte prezzi inclusi!
    Permettimi un’ultima cosa: noto negli ultimi tempi una tua inclinazione verso i vini francesi; se ci onorerai della tua presenza, potremmo stappare insieme alcuni dei nostri magnifici vini della Cote d’Or, dell’Alsazia, della valle della Loire, della valle del Rhone, dello Champagne, del bordolese, del Jura, del Languedoc e tanti altri ancora della nostra collezione privata che sono stati acquistati nel tempo da Luigi durante i suoi cinque anni di vita trascorsi in Borgogna lavorando in uno dei più prestigiosi laboratori di ricerca sull’aroma e l’analisi sensoriale degli alimenti.
    Un saluto ed un arrivederci a Quintodecimo a tutti coloro che ne avranno piacere.
    Laura Di Marzio

  • Arturo Erbaggio

    (13 luglio 2011 - 12:03)

    il discorso si sposta troppo facilmente e banalmente su piani diversi, lontani dagli inviti del buon Gerardo a frequentare convegni e del sig. Pignataro alla coerenza e al rispetto per l’oggettività di studi scientifici (quella è la “LESA MAESTA’ “!). Credo di non aver sfoggiato nessuna sapienza, anzi! Mi dispiace anche per le aziende menzionate a discapito…ognuno agisce come meglio può e, credetemi per tutti è difficile. Le critiche devono essere ascoltate, certo! ma bisogna sforzarsi di ascoltare le risposte: le aziende in questione sono là e tutte sempre oltremodo trasparenti a comunicare la loro filosofia (chiedete ai fortunati studenti!), io… sono ogni giorno nelle vigne… ho avuto la fortuna di visitarne anche di celeberrime, in borgogna, in alsazia e nello champagne…. ma questo non vuol dire nulla! non è che si diventa bravi o cattivi professionisti solo in funzione di ciò che si è visitato o bevuto, purtroppo non basta. E’ un po’ come per le bottiglie importanti che noi tutti abbiamo avuto la fortuna di degustare: esse ci svelano, ad ogni degustazione, nuovi aspetti sempre più apprezzabili in funzione della nostra maturità. Credo sia normale!

  • Marina

    (13 luglio 2011 - 12:20)

    Solo ora mi sono accorta dell’accesa discussione sui vini del professor Moio. Purtroppo anche solo mettere la testa fuori dal sacco o avere semplicemente una spiccata personalità accende un’invidia forsennata, figuriamoci poi il collezionare una serie di successi come sta capitando al lavoro di Luigi e Laura. Io non prediligo alcun stile di lavoro in fatto di vino, giudico, con umiltà indispensabile, ciò che questo mi racconta nel bicchiere. Ho constatato con piacere durante recenti degustazioni alla cieca che Giallo d’Arles è uno splendido Greco di Tufo. Dico con piacere perchè ne sono una ferma sostenitrice da tempo e non mi dispiace affatto che Parker la pensi allo stesso modo, anzi…

  • Umberto Trevisan

    (13 luglio 2011 - 12:31)

    Cara Laura, certo che sono io…. e confermo che ascoltare il professore parlare di vino mi ha scaldato il cuore… e come leggerai sopra, ho espresso piacere per un risultato che porta lustro a tutta la regione. Facciamo una premessa, io non parlo in nome di nessuno e non mi faccio condizionare da nessuno, ma poi perche?????? Sono un semplice appassionato, giro, bevo, e cerco di capire, e ribadisco che non faccio nè il giornalista ne ho interessi di parte. Mi faccio delle domande, e come espresso in precedenza, non mi permetto di attaccare nessuno…. Se leggerai i miei interventi, noterai che nei miei primi 2 ho chiesto agli addetti ai lavori, del perchè in nessuna guida “italica ” ( slow food, duemilavini etc ) ed alle degustazioni alla cieca ( che io seguo attraverso anche il sito del sigor Pignataro ), i vini di quintodecimo hanno preso simili punteggi…Nessuno mi ha risposto, ed anzi mi hanno letteralemente “aggredito”. Dov’è la verità?? Se spendo 30 euro o 100 oer una bottiglia di taurasi, posso sapere da chi è del settore perchè c’è questa forbice??? Fossi stato più sveglio e malizioso, come ahimè tu pensi, avrei capito il senso delle risposte, invece ho chiesto ancora spiegazioni sul perchè i vostri vini siano su una fascia di prezzo così alta.La mia era una critica rivolta a chi dovrebbe spiegarti il vino attraverso le guide, perchè tali divergenze non posso esserci, non credi???? nessuno ancora mi ha risposto, così come sulle guide….Il mio rispetto nel lavoro che voi fate , resta immutato, mi rammarico della lettura dietrologica che a quanto pare, tutti fate, in relazione ai miei commenti. Sono così pivello da non aver capito in che pantano mi sono cacciato. Da semplice appassionato da oggi in poi mi limiterò a leggere e basta, perchè mi rendo conto che è difficile in questo paese avere un’idea propria, o sedi di una parte o dell’altra. Io sono solo dalla mia!
    Cordialmente

  • luciano pignataro

    (13 luglio 2011 - 12:43)

    1-….MI SAREI MERAVIGLIATO DEL CONTRARIO…..
    2-Se bevo falanghina devo sentire falanghina, se bevo aglianico, devo sentire aglianico. Se poi il fine giustifica i mezzi, viva il grande fratello, fa il 30% di share…è un grande programma!!!…….A ciascuno il suo vino

    Per la verità, gentile Trevisan, questi sono stati i suoi primi interventi a gamba tesa di commento
    Non mi sembrano osservazioni di un appassionato neutrale o di un pivello. Ma di una persona che ha respirato a pieno polmoni certi discorsi e certe idee.
    Io non contesto, lo ripeto per n.volta, il dubbio sullo stile o la critica al risultato. Io contesto proprio quello che lei sottolinea nel suo intervento finale: i vini, le persone, non si pre-giudicano. E soprattutto non possiamo accettare l’idea che chi non fa un vino che piace a noi, o che per qualche motivo non ci è affine per altri interessi, sia uno che ha sbagliato tutto o, peggio, un disonesto.
    Questa metodologia è inaccettabile sul piano del confronto civile e professionale.
    Nessuno insinua che lei parli in nome o per conto di qualcuno, ma che riporti idee estranee all’ambiente professionale è molto evidente.
    I suoi interventi sono sempre ben accetti, anche questi un po’ scomposti, perché ci consentono di definire quali debbano essere i termini di un confronto che rispetti il lavoro e la scelta di vita delle persone.
    Il resto, lo ripeto, è bar dello sport.

  • Umberto Trevisan

    (13 luglio 2011 - 13:46)

    beh per la precisione, il mio secondo commento era una domanda: avevo chiesto se le guide italiane erano da buttare….ma nessuno mi ha risposto!! Mi hanno tacciato di essere di parte, in malafede, etc, etc., ed ho reagito! Si si prende una frase, un concetto, lo si estrapola da un contesto e la si presenta come la si vuole… Se sono stato sopra le righe me ne scuso, ma non era mia intenzione. Avrei voluto avere risposta ad una domanda….In ogni caso la ringrazio per l’attenzione mostrata nel rispondermi, preferisco da ora seguirla come da un pò ma senza commentare, preferisco evitare malintesi, cattivi pensieri ed offese … Cordialmente

    • Er mejo paraculo de Trastevere

      (13 luglio 2011 - 14:05)

      A Trevisà, che figura de mer…!!!

      • Umberto Trevisan

        (13 luglio 2011 - 14:56)

        beh certo, sono d’accordo, è na figura de mer…chi manco ha gli attributi di firmarsi col proprio nome…

  • Er mejo paraculo de Trastevere

    (13 luglio 2011 - 15:37)

    L’attributo indica, nell’analisi sintattica, la funzione attributiva di un aggettivo o di un sostantivo che non possiede una funzione autonoma ma dipende da un costituente nominale al quale aggiunge qualificazioni o determinazioni. (cit. Wikipedia).

    In quanto agli Attributi – quegli altri a cui forse lei fa riferimento -, da quel che leggo nei suoi miserrimi interventi, in questo post come del resto in molti altri ove lei pare infervorarsi sino allo sfinimento per spararle grosse (ma cosa avrà poi da rinfacciare ai Sig. Moio, sono cari? Passi pure la mano!), non ne vedo, pardon, non ne leggo l’ombra, e nemmeno dinanzi ad una tal figuraccia.

    Magari, se preferisce, le posso mandare il mio indirizzo; che dice, scrive due righe anche a me?

    Mi stia bene Trevisan. E si rilassi, che alla fine, se lo tenga sempre bene in mente, è solo vino.

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