Gragnano, Casa Scola

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Borgo Castello
Via Fornace, 1
Tel. 081 5392198 – 338.2803702 – 3385444238
Aperto sempre, chiuso lunedì e martedì
www.casascola.it

Corri il rischio di perderti d’animo lungo la strada, che si distacca dal centro di Gragnano e ti mena su verso il Castello, lasciando sulla destra il vallone degli antichi mulini. E’ un susseguirsi di tornanti e curve, che lasciano sospeso il fiato: resti immerso nel verde e nel silenzio fin quando non arrivi in cima. Proprio così, la bellezza del luogo, incantevole nel sole di una bella giornata, è tutta qua: mentre volgi lo sguardo verso il mare concluso di Stabia dal terrazzo di questo antico casolare del 1300, ristrutturato e trasformato dai proprietari Vincenzo e Alfonso Scola in locanda agrituristica raffinata. Luigi Tramontano, cuoco, insieme a Nicoletta Gargiulo, sommelier, entrambi conosciutisi e cresciuti, eccome, al Don Alfonso dominano la tavola di Casa Scola. Lui sta ai fornelli, dove è coadiuvato dal padre Antonio e dal fratello Angelo Mattia; lei sta in sala, o tra i tavoli del terrazzo luminoso, a consigliare i piatti e gli abbinamenti, reduce come è dalla recente premiazione a miglior sommelier della Campania. Sentori di mare sprigiona il gambero che dà il benvenuto adagiato sulla lieve e soffice crema di patate. Nel menu, che varia secondo la stagione e il mercato, la scelta si concentra su piatti ispirati alla tradizione, ma rinnovati con elegante semplicità. Basta guardare gli antipasti: della parmigiana di melanzane, ad esempio, viene offerta una rilettura che premia la leggerezza della frittura e non toglie nulla alla sontuosità del piatto. E’ buona e basta. Alla freschezza del gambero, invece, fa da contrappunto la sapidità, forse questa appena eccedente, delle variazioni di baccalà. I primi sono pensati per esaltare il sapore delle materie prime. Dalla zucca è difficile aspettarsi quello che trovi assaggiandola dissolta sui paccheri di Gragnano. Così pure il profumo di rosmarino così intenso non può certo giustificare esso soltanto la zuppetta di ceci, che viene portata in tavola. E’ la mano del cuoco che conta e determina la bontà dei piatti. E così sono anche i secondi. A Casa Scola le carni sono trattate con rispetto. Ecco, allora, che il coniglio o il maiale o il manzo presenti in menu lasciano il segno e ti ricordano sapori antichi, pur essendo, come nel caso dell’agnello profumato di lavanda, pensati per sorprendere il gusto e l’olfatto. Ben fatti i dolci ispirati anche dai frutti coltivati nel giardino, che degrada verso la collina. Gli ultimi fichi di settembre sono raccolti proprio là e diventano una confettura esplosiva adagiata su una crostatina di pasta frolla, che definire eterea è poco. Servizio cortese e attento. Carta dei vini ricca di presenze regionali eccellenti, così come ha deciso la sommelier. Conto sui 40 euro per gustare una più che buona cucina in un ambiente bello, sereno e rilassato.


Tommaso Esposito